12 novembre 2011

Il mio Temazcal

Rito di purificazione prima del Temazcal (da Flickr foto di Calos Adampol)

Da quando avevo iniziato a lavorare a Quito in Ecuador, già da un po’ di tempo sentivo parlare tra i miei amici del posto di un rituale ancestrale che si svolgeva in tutto il centroamerica: il Temazcal.
Mi avevano assicurato inoltre che quel rituale era così diffuso che avrei sicuramente incontrato prima o poi qualcuno che lo praticava.
Io, incuriosito come al solito, decido di informarmi tramite un amico che conosce molto bene questo tipo di pratiche, riuscendo a carpirne qualche informazione aggiuntiva.
In primo luogo è un rituale/terapia molto simile nella forma ad un bagno turco, ossia vapore a volontà e sudorazione assicurata con relativa espulsione di tossine.
Il senso generale dovrebbe essere quello di ricongiungimento con la Pachamama, la Madreterra, attraverso lo scambio dei quattro elementi: terra, fuoco, acqua e aria. La terra è quella a cui ti aggrappi quando il vapore è troppo alto per rinfrescarti, il fuoco è appunto dato dal vapore in questione che ti avvolge incandescente, l’acqua è il sudore che ti purifica e l’aria è quella satura che ti penetra nelle narici.
In secondo luogo è una sorta di rituale di buon auspicio in caso di malattia o di qualche evento importante che si deve affrontare.

Passa del tempo dalla spiegazione del mio amico e io avevo quasi dimenticato l’esistenza di questo rituale quando la madre di un mio collega ecuadoriano mi dice quasi per caso che lei conosce una Bruja (una stregona, tradotto letteralmente) da cui periodicamente si rivolge per fare alcuni rituali, tra cui proprio il famigerato Temazcal. Ovviamente  mi propongo immediatamente per partecipare spinto da una curiosità folle, e lei mi assicura che mi avrebbe fatto sapere poiche’ doveva parlarne prima con la Bruja.
Passano ancora alcune settimane e finalmente arriva una telefonata, potevo partecipare al rituale con un massimo di altre due persone, e mi dà un appuntamento per la settimana successiva.
Il primo passo era compiuto, faccio un giro di telefonate e raccatto altri due amici che decidono di accompagnarmi in questo misterioso rituale.
Lunedì pomeriggio, Quito è distratta sotto un cielo limpido e pulito.
Alle sei del pomeriggio mi ritrovo con i due amici a casa della Bruja per partecipare alla cerimonia del Temazcal.
Il paesaggio è incredibilmente surrealista, nel cuore della città la casa della Bruja, piccola e fatta di mattoni con un giardinetto annesso, è circondata da grattacieli.
Gli aerei provocano un frastuono assordante e le luci della metropoli ci circondano totalmente.
Sembriamo una specie di tribù sopravvissuta all’avanzata della civiltà, rinchiusi in quel piccolo fazzoletto di terra brullo tra le colate di cemento ed acciaio.
Ci spogliamo rimanendo in costume da bagno e ci riuniamo al resto dei partecipanti che intanto si sono posizionati attorno ad un fuoco brillante e caldo.
Sotto la legna che arde ci sono delle grosse pietre incandescenti che serviranno in seguito per il rituale.
Si accendono incensi e si bruciano sul fuoco foglie aromatiche e il Gran Espiritu o Pachamama o Madreterra che dir si voglia, si risveglia al suono delle parole pronunciate dalla bruja. 

La preparazione del fuoco (da Flickr foto di V.H.S)

É il momento di entrare nella grande carpa, una tenda nera e grande a forma di igloo montata in un angolo del giardino.
Facciamo dei gesti rituali ed entriamo a turno nella grande tenda.
Totalmente buia si intravede solo un fosso scavato al centro del terreno.
Tutti i partecipanti si presentano e dicono il motivo per cui sono andati.
Io spiego che vengo da molto lontano, sto intraprendendo un lungo viaggio e voglio ritrovare un contatto spirituale con la Pachamama.
Con una pala un aiutante della bruja inizia a posizionare le grosse pietre incandescenti nel fosso al centro della tenda.
Viene versata dell’acqua e il vapore ci avvolge col suo calore confortevole.
Il tamburo viene suonato con un ritmo ossessivo e le antiche melodie risuonano nel buio pesto.
Ogni dieci minuti vengono aggiunte pietre in modo tale che il calore salga, e con esso l’euforia del canto.
Dopo un’ora e mezza  le pietre sono circa quindici, il Gran Espiritu ci chiede di inalare il fuoco del vapore, e l’acqua che esce dai nostri pori è in comunione con la terra.
Il caldo è insopportabile, respirare significa bruciarsi le narici, la gente inizia ad avere spasmi, mi sento bruciare dentro e fuori.
L’ultimo quarto d’ora è il più duro, sono state posizionate tutte le pietre ed il vapore ha una temperatura elevatissima ma non si può uscire.
Il fuoco ti penetra nelle narici, boccheggio, sto per svenire, sono sicuro che sono vicino all’ustione.
Ma si continua a cantare sotto una specie di trance dovuta alla mancanza d’aria ed al calore insopportabile.
Dopo mezz’ora ai limiti della sopravvivenza il rituale finisce ed usciamo dalla tenda pian piano baciando la terra e ringraziando il Gran Espiritu.

Tornare vicino al fuoco sembra irreale, tornare a vedere le luci della metropoli è un’allucinazione permanente.
Ci disponiamo tutti in circolo e ci abbracciamo come fratelli nella notte stellata.
Il rituale ci ha unito, ci ha congiunto con la Madreterra.
Abbiamo il tempo di rivestirci e sederci in circolo nella sala delle cerimonie in casa della bruja.
Mettiamo al centro il cibo che ognuno di  noi aveva offerto al gruppo e si distribuisce l’acqua in una conchiglia sacra.
Condividiamo il cibo e l’esperienza.
Siamo tutti amici sinceri in quel momento, le nostre vite hanno trovato un punto di unione in quella notte.
È arrivato il momento di tornare a casa.
Lungo il percorso, spossato ancora per il caldo insopportabile medito su ciò che ho fatto.
Mi sento tranquillo e sereno per la partenza, Pachamama mi proteggerà ed io farò altrettanto con lei ma è strano vivere dall’altra parte della civilissima Europa e trovare un rispetto per lo spirito della terra che noi abbiamo già perso da tempo.


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