8 agosto 2012

La vita di Rosalba Carriera in un romanzo storico, intervista all'autrice


Autoritratto di Rosalba Carriera (1715)

Tra i tanti artisti che la storia dimentica c'è da annoverare sicuramente Rosalba Carriera pittrice vissuta tra il 1673 e il 1757 e profondamente legata alla città di Venezia. Amica del famoso pittore Antoine Watteau e apprezzata ritrattista, la sua vita ha attratto l'interesse della scrittrice Valentina Casarotto che ha pubblicato il romanzo Il segreto nello sguardo - Memorie di Rosalba Carriera prima pittrice d'Europa. Di seguito la nostra intervista.


Perché ha scelto di scrivere un romanzo proprio su una pittrice come Rosalba Carriera?
Direi che è stata piuttosto una scelta obbligata, certamente guidata dal destino. Nel 2003 lavoravo alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e in una fredda domenica di novembre, quando il museo era deserto, mi sono concessa un po’ di tempo per osservare i pastelli di Rosalba Carriera che allora erano esposti in una saletta molto raccolta. Davanti al suo autoritratto intitolato La tragedia - dipinto dalla pittrice ultra settantenne a ridosso dei suoi ultimi dieci anni di vita, afflitti da altalenante cecità - mi sono profondamente commossa al pensiero del dolore provato da un pittore nel perdere il senso più necessario all’esercizio della sua arte. E così ho scritto di getto un foglio, che poi sarebbe divenuto il prologo del romanzo. Con una pagina così coinvolgente tra le mani non ho avuto altra scelta che impegnarmi a scrivere il romanzo biografico su questa grande artista.

Autoritratto (1745) 

Qual'è secondo lei la peculiarità di questa pittrice?
Rosalba Carriera certamente è stata una virtuosa nella tecnica del pastello, che ottiene effetti di leggerezza e ariosità non comuni. La sua cifra distintiva però, secondo il mio parere, è la sua capacità di ritrarre, oltre alla somiglianza fisiognomica del soggetto – associata a una moderata accentuazione della grazia e delle qualità estetiche del personaggio - anche il carattere, il piglio, quel timbro personale che rende inconfondibili le espressioni degli occhi degli effigiati.
In quasi tutti i ritratti, se è nota l’identità del soggetto e le sue vicende biografiche, si potranno ritrovare stringenti somiglianze. Non solo un ritratto realistico nelle fattezze, ma un ritratto dell’anima e dello spirito.
Nell'ambito della ricostruzione storica delle vicende di vita quanto c'è di vero e quanto frutto della sua fantasia?
La pittrice gode della rara condizione di una grande tradizione di studi critici esaustivi e fondamentali. Sono pubblicate le sue lettere, i diari, e il catalogo ragionato della sua intera produzione, ad opera di Bernardina Sani. Essendo uno storico dell’arte e con una tale precisione di dati, mi era impossibile anche solo pensare di inventare il contesto storico, i personaggi, gli incontri e le relazioni epistolari. Infatti l’unico personaggio inventato è la servetta Marieta! Il mio intervento narrativo ha rivestito tutti questi dati storici di emozioni e sentimenti, di profumi e colori verosimili, di occasionalità e di evenienze. Le mie licenze nascono comunque sempre da domande reali: non essendo figlia d’artisti, com’è avvenuto l’incontro tra Rosalba e il suo maestro Diamantini? O perché nel ritratto, il re Federico IV di Danimarca ha gli occhi tristi? A queste e a tutte le altre domande, che partono dall’osservazione delle opere intrecciate ai dati storici, ho dato delle risposte plausibili.

Portrait of Maria Josepha of Austria (1720)

Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate durante la scrittura del romanzo?
Paradossalmente, è stata la ricerca bibliografica. Il catalogo dell’opera completa del 1988 era un libro esaurito e di difficile consultazione o con un costo per me insostenibile. Finalmente la ristampa del 2007 ha dato una svolta al mio studio preparatorio. Per scrivere ho intrecciato fatti della storia d’Europa e della Repubblica di Venezia con la vita della pittrice e di tutta la sua cerchia di conoscenti e committenti, facendo rivivere una specie di partita a scacchi, di cui sapevo già le mosse, e di cui pian piano scoprivo con uno sguardo d’insieme relazioni e interazioni talora anche inedite. Per mia natura sono una persona immaginifica, e quindi mi sono immersa nella visione dei dipinti e incisioni dell’epoca - Canaletto, Bellotto, Guardi, Longhi, Pellegrini e i francesi Watteau e Rigaud - opere che mi offrivano una scenografia perfetta dove rappresentare lo sviluppo narrativo.
I dipinti con scene di genere – il ridotto, il carnevale, i teatri, ecc. - mi offrivano spunti per i ritmi e i riti della società settecentesca, come si può pensare ben diversi dai nostri.
Con il sottofondo musicale appropriato – Marcello, Albinoni, Corelli, Vivaldi e i clavicembalisti francesi Marchand e Forqueray– è stato divertente far prender vita ai personaggi, farli interagire e farli rivivere davanti ai miei occhi come in un’opera teatrale. Per i più curiosi o i più interessati, in calce al romanzo, oltre a una scelta di ritratti, vi è una bibliografia, magari diventerà uno spunto per eventuali approfondimenti. 

Ritratto di Antoine Watteau (1721) 

Perché ha scelto la prima persona per la narrazione?

Come ho detto, il prologo è stato scritto sotto l’influsso di una profonda suggestione, ed è stato steso in prima persona. Mi sembra quindi di non aver scelto consapevolmente. Lo studio dei carteggi è stato determinante per la conoscenza direi intima della pittrice, cosa che ha facilitato una forte identificazione. Mi è stato naturale con il tempo immedesimarmi nel personaggio, farmi coinvolgere dall’Io narrante, e proseguire in questa finzione.

C'è un episodio nella biografia di Rosalba Carriera particolarmente curioso?
Un episodio certamente curioso è la sua fuga da Parigi. Nel marzo 1721 Rosalba era nella capitale francese ormai da quasi un anno, osannata dalla corte, subissata di impegni, contesa dalla nobiltà, e annessa all’Accademia di Francia con una votazione all’unanimità. Un trionfo assoluto. Il suo diario – peraltro da lei tenuto sempre in modo telegrafico e non discorsivo – non riporta i motivi di questa partenza improvvisa. L’ultima annotazione cita l’effrazione nel suo appartamento da parte di ignoti e lo sfregio del ritratto di Mademoiselle de Clermont, e poi si interrompe bruscamente. Il viaggio in quel preciso momento storico era sconsigliabile, per la peste che infuriava a Marsiglia. Nonostante questo, la ritroviamo un mese dopo a Venezia. Un mistero effettivo, a cui nel romanzo ho dato una risposta plausibile.

Ritratto del Cardinale Melchior de Polignac (1732) 

Secondo lei che ruolo ha la pittura della Carriera nella storia dell'arte?
Le rispondo con una citazione di Roberto Longhi, che vede nei ritratti di Rosalba Carriera l’immagine della “svaporata delicatezza dell’epoca”. Ed è vero che i suoi ritratti incarnano gli ideali di grazia, levità, dolcezza zuccherosa e languore del Rococò. I riconoscimenti che ha avuto in vita -Accademica di San Luca a Roma e Accademica di Francia - non sono stati attribuiti a nessun altro pittore maschio a lei contemporaneo, nemmeno al grande pittore di storia Gianbattista Tiepolo. 
Si è quindi guadagnata sul campo un ruolo di primo piano nella storia dell’arte, che però è contraddetto nei fatti, poiché oggi il nome di Rosalba Carriera è conosciuto solo dagli specialisti e dai veri appassionati. Mi rammarico inoltre che non sia nota al grande pubblico al pari di Artemisia Gentileschi, come esempio assolutamente unico di affermazione femminile in una società fondamentalmente gerarchizzata e padronale.

Dove si trovano i suoi dipinti?
I ritratti di Rosalba Carriera sono conservati in molti musei italiani – a Venezia alle Gallerie dell’Accademia, a Ca’ Rezzonico, alla Fondazione Cini – ma poi a Milano, Firenze, Roma. L’elenco sarebbe lunghissimo. Difficilmente sono visibili, per la fragilità del materiale o per le scelte museali dell’esposizione delle raccolte. Sono presenti in quasi tutti i musei delle grandi capitali europee, come Parigi e Vienna. Alcune decine sono conservati nelle collezioni reali inglesi, poiché erano parte delle collezioni del console Smith, amico della pittrice.
Molti ritratti sono ancora in collezione privata – italiana, francese, inglese- custoditi orgogliosamente dai discendenti dei personaggi che li commissionarono direttamente a Rosalba.
Ma il tempio che consacra Rosalba Carriera alla Storia è il Kabinett di Rosalba, una sala così chiamata perché interamente tappezzata da più di 100 ritratti a pastello, originali e repliche, che nel 1753 il suo più grande ammiratore, Augusto III di Sassonia, fece allestire nel palazzo reale di Dresda e che ancor oggi è visibile agli occhi incantati dei visitatori.

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