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10 febbraio 2022

Le donne scandalose di Degas


Io sto morendo, ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno
Gustave Flaubert

Un occhio spietato, un po’ crudele ma solo quel tanto che basta per distruggere il falso mito, degradarne la presunta leggiadrìa, sopprimerne ogni inopportuna e leziosa sensualità. Un impietoso iconoclasta che non ha scrupoli nel trascinare le donne per i capelli (come un uomo primitivo), mai indulgente ma incisivo amante della verità. Un leale innamorato della vita naturale e della femminilità, questo era, in sintesi, Edgar Degas, artista geniale e senza falsi pudori.

23 gennaio 2022

Giovanni Boldini, il piccolo principe

Boldini

La vanità mi spinse verso l'amore; no, verso la voluttà; neppure, verso la carne.
(Gustave Flaubert, Memorie di un pazzo)

Si dice che la fortuna aiuti gli audaci e che la passione per le donne e il denaro li guidi verso il consenso sociale e il successo. Il che ci induce a ritenere quanto sia utile, nella vita, fare di necessità virtù, magari tradendo un poco il proprio talento, come fece Giovanni Boldini; piccolo uomo, grande ambizioso, notevole artista e instancabile amatore; innamorato della gloria (non per nulla una donna) e del denaro. Uomo camaleontico, tombeur de femmes nonostante il fisico, sfacciato adulatore del beau monde parigino, impenitente viveur tra eleganti salotti e belle donne. Fascinoso pittore di fama internazionale, spesso troppo indulgente verso l’aristocrazia del denaro, senz’altro: “nato sotto una buona stella”.          

29 ottobre 2021

Modì, il figlio delle stelle

 

Ho ben conosciuto Modigliani; l'ho conosciuto affamato, l'ho visto ubriaco e l'ho visto abbastanza ricco. Mai l'ho visto mancare di grandezza… Mai ho sorpreso in lui il minimo sentimento basso… Ora che tutto è imbellettato e azzimato, ora che si crede di potere sorpassare la vita, dove tutto è super, da supertassa a surrealismo, alcune parole perdono il loro vero senso. lo non so più usare le parole "arte", "artista". Ma supponiamo per un istante che questa parola riprenda il suo colore, il suo senso, il suo sesso… Allora Modigliani era un grande artista
Maurice de Vlaminck

21 gennaio 1906, stazione ferroviaria della Gare de Lyon, nel XII arrondissement parigino; sono le otto di una mattina grigia e fredda, che prelude a una giornata uggiosa; un bel giovane di ventidue anni, con il cuore in tumulto per l’emozione e pochi soldi in tasca, scende lentamente dal treno appena giunto da Livorno, dopo ben ventisei ore di viaggio, guardandosi intorno esitante e un po’ stordito… poi, come se fosse stato improvvisamente rianimato da un impercettibile raggio di sole, trascinandosi dietro il suo scarno bagaglio, il sorriso sornione che gli sfiora appena le labbra, attraversa la banchina con passo sicuro e baldanzoso, impaziente di farsi coinvolgere dall’esaltante avventura che lo attende. Inizia così per Amedeo Clemente Modigliani, detto Dedo, il viaggio verso l’immortalità e la leggenda. Modigliani nello studio

11 settembre 2021

Degas e il sesso


È quasi impossibile conciliare le esigenze dell’istinto sessuale con quelle della civiltà.
Sigmund Freud

Malum est mulier sed necessarium malum
(La donna è una disgrazia ma una disgrazia necessaria)                           

Edgar Degas, nel 1854, all’età di vent’anni, soggiornò a Napoli dove viveva il nonno paterno René-Hilaire de Gas con parte della famiglia, in un palazzo tardo barocco (di circa cento stanze) di sua proprietà, ubicato in salita Trinità Maggiore, a due passi da piazza del Gesù e dal Monastero di Santa Chiara, oggi chiamato palazzo Degas ma all’epoca noto come palazzo Pignatelli di Monteleone. Una targa apposta sulla facciata ne ricorda l’illustre retaggio. 

28 giugno 2021

I gatti nella storia e nell'arte

Gatto Pawel Kuczynski

"Il gatto, la più elegante, cocciuta e scaltra delle creature"
"Il gatto è l’animale tra i più amati e perseguitati dall’uomo e dalla storia"

17 febbraio 2021

Dalla prospettiva a Otto e mezzo: l'arte e l'abbraccio del caos

 

Otto e mezzo

Ordine. Forse è questo che più ci affascina in un’opera d’arte. Forse è questa la differenza tra la vita vera, quella di tutti i giorni, e un’opera d’arte: l’ordine.

9 febbraio 2021

Un'amicizia rivoluzionaria: Artemisia Gentileschi e Galileo Galilei

La fine del 500 e gli inizi del 600 vedono a Firenze il declino dei Medici; Ferdinando II morì nel 1621 lasciando il potere nelle mani della moglie Maria Maddalena d’Austria e della madre Cristina di Lorena. La cultura aveva ormai assunto un ruolo marginale, provinciale e a Firenze sembrava essere svanita la perfezione dell’architettura e la maestria del colore. Esisteva però nella città fiorentina ancora una certa vitalità espressa nella musica e nelle Accademie. 

13 novembre 2020

Perché l’arte contemporanea è divenuta incomprensibile?

arte contemporanea

Quante volte vi è capitato di visitare un museo di arte contemporanea e di rimanere interdetti di fronte a opere il cui significato sembra impenetrabile se non assurdo? Tele bianche o colorate, losanghe rettangolari o quadrate, sovrapposizioni fotografiche, istallazioni bizzarre, ready-made decontestualizzati e freddamente anonimi, ma soprattutto una ricorrente sensazione di vuoto... 
È proprio il vuoto il sentimento che spesso m’attanaglia quando mi trovo davanti a questo tipo di arte non più in grado di suscitare emozioni profonde. Perché avviene ciò? Siamo forse divenuti incapaci di comprendere un’arte divenuta troppo “elevata”, appannaggio di esperti, oppure è l’arte stessa ad aver perso la capacità di comunicare un’emozione o un messaggio?

9 novembre 2020

Raffaello Sanzio, instancabile amante della meraviglia

Raffaello

Mi concentro sul respiro, faccio un passo e sono all’interno del Pantheon a Roma. Il silenzio roccioso volteggia tra le pareti alte e spesse ma si scontra con l’eco dei secoli, della storia e con le miriadi di occhi che sono rimasti spalancati una volta conosciuta questa maestosa cupola che ha osservato sempre tutto dall’alto del suo oculo conservando e donando a tutta la costruzione, un velo di misticismo, di sacralità e divinità.

30 dicembre 2019

Maurizio Cattelan ovvero l’inconsistenza dell’arte contemporanea

comedian Cattelan

Nelle ultime settimane i media hanno molto parlato dell’ultima trovata di Maurizio Cattelan, ossia della sua ultima opera Comedian, nota a tutti come “La banana”. È assolutamente evidente il fatto che anche quest’opera, così come molte altre di diversi artisti contemporanei susciti una grande mole di domande e perplessità; la smaterializzazione delle opere tramite l’introduzione di nuovi concetti come le performance (ad esempio quella dell’artista che ha mangiato la banana di Cattelan) e in questo caso con l’utilizzo di materiale facilmente deperibile, apre da tempo un dibattito sul valore reale dell’opera d’arte contemporanea. A tutto ciò si aggiunge l’ovvia considerazione da parte del pubblico sul fatto che chiunque poteva fare quest’opera, non essendo necessarie particolari abilità, e senza dover parlare addirittura di genialità. Insomma l’occasione della presentazione a Miami di Comedian da parte di Cattelan riapre necessariamente un dibattito che da tempo agita il mondo dell’arte: stiamo parlando di arte o di farsa?

11 maggio 2019

Jisei no ku “le ultime parole prima di morire”: intervista a Silvia Montevecchi

“Let them bloom or let them die – it’s all the same:
cherry trees on mount Yoshino” (Rekisen)
Un nuovo sguardo sull'arte - Arte Laguna Prize. Arrivato alla sua 13a edizione, il concorso, allestito all’interno degli spazi dell’Arsenale di Venezia, ha visto la partecipazione di artisti nazionali ed internazionali che si sono presentati con oltre 120 progetti divisi per sezioni: pittura, arte fotografica e fotografia digitale, sculture e istallazioni/arte virtuale, video arte e performance, arte ambientale e arte urbana, design.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere la photographer e visual artist Silvia Montevecchi che con il suo progetto Jisei no ku ha ottenuto il premio assoluto nella categoria “Arte fotografica e arte digitale”.

25 febbraio 2019

Boucher, David e Fragonard: la Francia del ‘700 negli sguardi dei pittori di corte

la lettrice

Una bolla di sapone, leggera, continua a sfidare l’aria e le sue leggi avvicinandosi il più possibile al cielo, ma più questa vi si accosta più il rischio che esploda si fa concreto: chi riuscirebbe a sentire il piccolo tonfo schiumoso di una sfera quasi inconsistente e sempre più distante dalla terra? La Francia che danza sinuosamente attraverso il XVIII secolo altro non è che l’interno di questa bolla, un intero ceto, quello nobiliare e altolocato, vive in una commistione di banalità e leggerezza; ma come tutte le bolle troppo distanti dal suolo anche questa rischia di esplodere in un tonfo che, questa volta, tutto sarebbe tranne che inascoltato.

1 novembre 2018

Il Realismo di Courbet

G. Courbet, Funerale a Ornans
G. Courbet, Funerale a Ornans, 1849

«Come il classicismo è la caricatura del classico il realismo è spesso il contrario del reale».
Parole sante, queste di Marcel Gromaire, perché in cosa esattamente consista il realismo nessuno lo sa. Tanto è ambigua questa etichetta che nel tempo, per specificare meglio ed evitare confusioni, il termine realismo è stato seviziato e costretto ad accoppiamenti degni delle più acrobatiche composizioni del Kamasutra. Il realismo è stato dunque: «capitalistico», «critico», «esistenziale», «espressivo», «fenomenico», «magico», «patetico», «popolare», «proletario», «prosaico», «simbolico», «sociale» e «socialista», fin nelle più note varianti di «neo», «iper» e «infra».



6 giugno 2018

Picasso al Bateau-Lavoir

Bateau-Lavoir

Nei primi anni del novecento presso il 18° arrondissement di Parigi, al 13 di place Émile-Goudeau, si poteva affittare un appartamento con appena 15 franchi al mese; era una cifra modesta, giustificata dal fatto che l’immobile in questione era privo di servizi essenziali come gas ed elettricità. Per fortuna c’era l’acqua, anche se distribuita solo al primo piano, e le pareti divisorie erano così sottili da far soffrire caldo o freddo in base alle temperature di stagione. Si aggiunga poi la fama del quartiere, Montmartre, abitato storicamente da artisti e gente umile. L’immobile in passato era stato adibito a laboratorio di pianoforti, ma nel 1889 il proprietario incaricò un architetto di restaurarlo dividendo così l’edificio in dieci appartamenti; usando le travi di legno, l’architetto creò scale e accessi che lo resero simile ad un labirinto angusto e poco funzionale: ma il proprietario voleva farci soldi così iniziò ad affittarlo…

8 aprile 2018

L’arte delle icone bizantine e le differenze con quella occidentale

Vergine del Segno
La Vergine del Segno

Visitando un museo o una chiesa sono stato sempre colpito dall’alterità dell’arte bizantina-ortodossa, la suggestione che ne traevo è stata sempre viziata (sono consapevole di ciò) da un inevitabile retroterra culturale: l’idea cioè che quel tipo di arte non sia da considerarsi solamente superata, ma persino poco espressiva ed emotivamente poco coinvolgente. In fondo per un italiano immerso in una tradizione dove la bellezza dei volti, la naturalezza dei visi, la verosimiglianza dei paesaggi, la precisione delle prospettive e dei colori, è parte essenziale del suo patrimonio culturale, ciò che appare artisticamente più “semplice” assume un carattere di diminutio. L’iconografia bizantina infatti esprime prevalentemente un’arte statica, ieratica, senza prospettiva o con una prospettiva diversa dal consueto, con sfondi oro e la persistenza di uno stile invariato nel tempo. 
Superficialmente si potrebbe dire che l’arte sacra bizantino-ortodossa è semplicemente “rimasta indietro”, mentre quella occidentale è andata avanti. Formalmente ciò è vero perché dopo Giotto la rappresentazione sacra occidentale e orientale hanno preso due direzioni diverse. Anzi potremmo dire che quella occidentale si è discostata dai canoni classici per virare verso forme di progressivo realismo. Così viene subito da chiedersi: perché è avvenuta una tale divaricazione? Perché l’arte ortodossa non è mai mutata? La risposta risiede sostanzialmente nella differente interpretazione teologica dell’arte sacra.

20 novembre 2017

La Sicilia vista da Ferdinando Scianna e Peppino Tornatore (passando per Dolce e Gabbana)


Monica Bellucci, Ferdinando Scianna

La carriera fotografica di Ferdinando Scianna (1943) inizia nella sua Bagheria quando, appena ventenne, allestisce la prima mostra. Il tema da cui prende spunto sono le feste popolari siciliane, un argomento a cui s’ispirerà anche successivamente. Da quel momento la sua professione lo porta spesso in giro per il mondo, ma di frequente torna a lavorare nella sua terra, di cui diviene, per mezzo delle immagini, un cantore tanto da collaborare con molti noti personaggi locali e pubblicare diversi libri ad essa legati. Caso vuole che a quella prima mostra del 1963, tenuta nel circolo culturale di Bagheria, intervenga anche il già celebre scrittore Leonardo Sciascia. Quell’occasione diviene spunto per una relazione che porta l'intellettuale agrigentino di Racalmuto a scrivere i testi del primo libro del fotografo, Feste religiose in Sicilia (1965).

25 ottobre 2017

Florence Biennale: Earth

Padiglione Spadolini - Florence Biennale (Fortezza da Basso, Firenze)

Nei primi giorni di ottobre ho avuto l’opportunità di visitare il Padiglione Spadolini, spazio aperto ad esperienze artistiche, facente parte del complesso della Fortezza da Basso di Firenze. Riportato ad una condizione zero, il padiglione, ha accolto artisti provenienti da oltre 70 paesi del mondo dando loro la possibilità di confrontarsi in un ciclo artistico espositivo che le opere degli stessi hanno dato vita negli ambienti del padiglione.

14 ottobre 2017

Lucio Fontana: una nuova dimensione



La nuova concezione di spazio è stata stabilita nella seconda metà del XX secolo da Lucio Fontana. Se fino a quel momento gli artisti si erano interrogati sul proprio IO interiore, versando sulla tela sensazioni e suggestioni, con Fontana l'interrogativo passa alla materia stessa. Debitore dell'interpretazione informale e dell'astrattismo, oltrepassa il confine del tangibile, cercando risposte in spazi sconosciuti.  

2 settembre 2017

Percorsi artistici nell’opera di Flavia Alexandra Grattacaso: tra antichità e moderno

Sine Carrus
È arte tra cielo e terra, tra i simboli umani e animali di questa terra e la rappresentazione divina dei magnifici templi di Paestum, quella firmata da Flavia Alexandra Grattacaso. Giovane artista cresciuta all’ombra delle celeberrime rovine di Paestum, quello di Flavia è il caso di un’artista le cui radici, insieme alla tradizione del suo luogo natio, hanno inciso in misura decisiva e costante su tutta la sua trama artistica. La storia dei suoi quadri racconta il passato del luogo nel quale l’artista è cresciuta, ossia Paestum, con i suoi templi e un lascito artistico e storico immenso, che ha reso questo luogo meta prediletta di artisti provenienti da tutta Europa. È con il Grand Tour che Paestum diventa meta di pellegrinaggio artistico di intellettuali assettati delle bellezze e della storia italiana. A celebrare nei loro scritti ricchi di testimonianze la bellezza di Paestum parteciperanno, tra i tanti, due figure di spicco della scena artistica del passato come Goethe e il Winckelmann. Alla stregua di un moderno Grand Tour alla volta di Paestum, l’artista sembra riproporre, secondo un percorso simbolico e alternativo, le tappe attraversate dagli intellettuali del passato, aggiungendovi non pochi elementi di mistero. 

24 novembre 2016

L'emblema musivo tra Palestrina e Ravenna


La decorazione musiva fiorisce in varie realtà nel corso della storia, occupando un importante posto in tribuna tra le arti figurative. Le sue fattezze mutano a seconda del contesto in cui si colloca, ma grazie ai pregiati materiali utilizzati, molti modelli sono arrivati fino ai giorni nostri riportandoci un valido esempio di tecnica ornamentale.
La vasta gamma di cromie che compongono le superfici donano a chiese e palazzi un tocco elegante e di prestigio.