22 ottobre 2012

Dostoevskij e l'uccisione del padre - Sigmund Freud (Saggio - 1928)



Ora tu sei il padre, ma il padre morto; il meccanismo abituale dei sintomi isterici. E dunque: ora il padre ti uccide. Per l'Io il sintomo di morte è un soddisfacimento della fantasia del desiderio maschile e, al tempo stesso, un soddisfacimento masochistico; per il Super-io un soddisfacimento punitivo, ovvero un soddisfacimento sadico. Entrambi, Io e Super-io, continuano a recitare la parte del padre.
In questo breve saggio Freud non discute sul Dostoevskij artista; lo paragona a Shakespeare ed è lampante che sia un autore che ama. L'analisi invece inizia quando Freud si concentra sul non apprezzato Dostoevskij moralista, l'uomo che aspira alla santità, che si sente vicino a Cristo e a un'idea di liberazione dell'uomo inumana. Lo scrittore peccherebbe, infatti, della mancata rinuncia del peccato in modo da non pentirsi un attimo dopo. Un moralista dunque che vive imbevuto di sensi di colpa; che è sadico e masochista al contempo. Ambivalenza quest'ultima che farebbe di Dostoevskij un nevrotico. E l'epilessia, manifestata violentemente quando morì il padre, ne sarebbe solo il sintomo. Freud vede, inoltre, una disposizione inaccettabilmente bisessuale che rafforzerebbe ancora di più la nevrosi. Ecco quindi spiegate le manie dello scrittore russo, le sue difficoltà relazionali, il vizio ossessivo e punitivo per il gioco.
 
Un saggio in cui Freud, con la solita onestà intellettuale, il solito brillante spirito pacato ma deciso, la solita raggiante analisi, avendo di base solo pochi riferimenti biografici (vera pecca, ma esteticamente ininfluente), riesce a definire un carattere, una personalità, un quadro psicanalitico preciso.

Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/ 


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