9 agosto 2015

Parole di tango: La Vieja Guardia


Il tango è indubbiamente conosciuto come el baile dell'abbraccio, una danza che emoziona e appassiona sulle note di una musica in grado di evocare mondi e sentimenti dal sapore assolutamente universale. Spesso si disconosce il grande patrimonio letterario costituito dalle letras, cioè dai "testi", di tango; autori dallo scrivere assai poetico, dall'acuta sensibilità e dalle metafore ardite, hanno costellato quest'interessante produzione "lirico-canora" che, ancora oggi, è stata ben poco studiata ed analizzata.


L'universo tanguero presenta, difatti, una complessa periodizzazione interna ed ogni epoca possiede, a sua volta, delle interessanti e differenti peculiarità che coinvolgono soprattutto i cosiddetti topoi narrativi nonché lo scrivere in senso lato. Il tango, musica-danza-cultura, ci descrive un universo profondamente ancorato alla dimensione del recuerdo (ricordo) e dell'olvido (dimenticanza); sono tematiche che attraversano pienamente e costantemente l'intera produzione delle letras argentine. I testi dei cantores sono assolutamente numerosi e, il più delle volte, contengono quantomeno un cenno inerente all'assai evocativo universo della nostalgias. Ciò che adesso andremo brevemente ad affrontare è la testualità appartenente al periodo della cosiddetta Vieja Guardia (la "Vecchia Guardia"), periodo tanguero che si sviluppò durante le decadi comprese tra il 1900 ed il 1920. Questo lasso di tempo vide l'affermarsi di affascinanti figure di artisti e musicisti, tra i quali spiccarono Vicente Greco, Roberto Firpo ed Angel Villoldo. Furono anni in cui la testualità del tango presentava ancora delle istanze legate ad un modo piuttosto libero di concepire la sessualità; Villoldo e Enrique Santos Discépolo, ad esempio, composero El choclo, uno tra i brani maggiormente discussi di sempre poiché presentava una fin troppo palese metafora sessuale ("la pannocchia") indicante l'organo genitale maschile.



I tangos della Vieja Guardia non si limitavano a trattare solamente argomenti più o meno velatamente erotici; assai spesso possiamo difatti rintracciare nelle letras di tali decadi degli affascinanti e pittoreschi affreschi della vita rioplatense e porteña, con interessanti ritratti degli abitanti dei barrios (quartieri) maggiormente malfamati della capitale argentina. Mi pare opportuno citare, a tal proposito, La morocha (Saborido-Villoldo) e El Cachafaz (Aróztegui-Villoldo); il primo testo è caratterizzato da una figura femminile, la morocha per l'appunto, sensuale e focosa amante del gaucho porteño. Una donna ammaliatrice, «la más agraciada, la más renombrada de esta población», che ama trascorrere in leggerezza ed allegria la propria esistenza, senza tormentarsi con domande e dubbi esistenziali. La morocha è dunque un personaggio vicino alle minas, giovani donne spesso aduse alla prostituzione; fanciulla dal mirar ardiente, sente el fuego de amor ed è amata intensamente dal più nobile e valoroso criollito. Interessante come Saborido, mediante pennellate assai leggere, abbia realizzato un piccolo affresco della vita relazionale di un barrio qualsiasi di Buenos Aires; ecco spuntare persino il famoso mate, bevanda tipica argentina la cui preparazione rispondeva, e risponde tuttora, ad una vera e propria ritualità guidata dal cosiddetto cebador.


El Cachafaz, invece, è il soprannome del più grande ballerino appartenente alla cosiddetta "mitologia tanguera": Ovídio José Bianquet. Insolente ed affascinante seduttore, lavorò lungamente con la danzatrice Carmencita Calderón e si spense dopo una performance del suo amato tango a Mar del Plata nel 1942. Furbacchione e rubacuori, viene descritto nel testo come il vero e proprio terrore di tutti i mariti poiché irresistibile tentazione per qualsivoglia donna, impegnata o nubile che fosse.


Queste tematiche così "descrittive", presenti durante la Vieja Guardia ed in grado di mostrarci un interessante affresco dell'epoca, non implicano però un'assenza assoluta della nostalgias, del recuerdo e dell'olvido, topoi profondamente radicati alle origini stesse del tango. Il massiccio flusso migratorio che caratterizzò la Buenos Aires di inizio secolo si riflesse inevitabilmente nelle parole dei cantores de tango, rendendo protagonisti assoluti i marineros, le minas, i compadres ed i compadritos. Con loro, passo dopo passo, diverrà centrale quella nostalgia che ci ha consegnato parole, musiche ed abbracci assolutamente indimenticabili. Poeticamente, e sempre, "tango".

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...