15 ottobre 2016

Senzatomica - trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari

 
La mostra, promossa dall'istituto buddista Soka Gakkai, ha aperto le sue porte in tantissime città di tutta Italia con l'obiettivo di far riflettere grandi e piccoli sull'importanza della sacralità della vita, la sicurezza personale, la salvaguardia ambientale e il disarmo nucleare ma sopratutto interiore, perché è da lì che è possibile cominciare a lavorare per trasformare la società.

Si pone in primis come strumento educativo, facendo conoscere ai suoi ospiti le verità che si celano dietro ai fatti storici.
Senzatomica è un viaggio alla scoperta dei fattori che hanno spinto il presidente Truman a sganciare le bombe su Nagasaki e Hiroshima, degli effetti immediati e postumi che si sono manifestati nel corso degli anni e della battaglia di "trattati e accordi" che tutt'oggi è ancora in atto opponendo due fazioni: un armamento più massiccio e un disarmo totale.

Il progetto Manhattan

Il progetto Manhattan nasce nel 1942 quando Albert Einsten grazie ad una comunicazione del fisico ungherese Leo Slizard annunciò nel 1939 al presidente americano Franklin Delano Roosvelt, la possibilità di progetti atomici da parte della nemica forza tedesca. Roosvelt sentendo in qualche modo perdere la propria immagine centrale di potere, decise di costituire un corpo di scienziati che operasse al più presto allo studio e alla realizzazione di un ordigno in grado di distruggere un intero paese. All'interno dei laboratori segreti dislocati nel nuovo Messico, gli studi prendevano corpo su un duplice binario, implicando la realizzazione di due bombe.

«La seconda guerra mondiale portò la fisica delle radiazione alla ribalta grazie al famoso progetto Manhattan al quale i maggiori Fisici dell'epoca furono chiamati per adoperarsi nello studio dell'applicazione delle radiazioni a scopi militari. Tali studi giunsero al culmine con la costruzione della prima bomba atomica utilizzata successivamente per colpire le cittadine giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nell'agosto del 1945. L'enorme mole di energia rilasciata durante l'esplosione e le radiazioni che colpirono la popolazione e l'ambiente circostante furono devastanti e permisero di capire quali potenzialità potesse avere la capacità di manipolare gli atomi rendendoli instabili e producendo quindi radioattività».*

La minaccia tedesca risultò infondata; un gruppo di scienziati sotto indicazione di Leo Szilard tentò di dissuadere l'azione del presidente americano ma il progetto continuò anche grazie al contributo dei suoi maggior protagonisti (Fermi, Oppenheimer, Comptone Lawrence).
La prova nel deserto del Messico ebbe un successo grandioso. La bomba al plutonio fu fatta esplodere il 16 luglio del 1945. A livello ambientale si ebbe un impatto fortissimo che diede prova fin da subito degli effetti che l'esplosivo avrebbe comportato.
Il presidente americano, una volta venuto a conoscenza dell'esito positivo del suo esperimento, dette "il via libera" al lancio su Hiroshima e Nagasaki.

Una guerra che parte da dentro


Chiunque arrivi al punto di distruggere una città intera vive una guerra interiore. Trovandosi in un perenne stato di avidità è avvolto dal desiderio incontrollabile di possedere fama, denaro e beni materiali. L'ambizione sfrenata lo porta a compiere azioni prive di senso calpestando il rispetto e la coscienza.
L'avidità è un riflesso interiore di un'anima povera, priva di principi, debole, che sente il bisogno di dimostrare alle persone (probabilmente nel caso di Truman al mondo intero) di avere un certo peso nella società.

Questa fame diventa una forma di dipendenza sempre alla ricerca di una nuova conquista. La fame non si ferma, non le basta una casa, una famiglia, un buon lavoro, vuole arrivare sempre più in alto fino a possedere completamente la mente che ne diventa schiava.
Ma questa fame porterà mai ad uno stato di realizzazione personale?

«...Bisogna soprattutto capire, convincersi, credere che l'unica via d'uscita possibile dall'odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza (...). Il mondo è cambiato. Dobbiamo cambiare noi. Fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza, facciamo ognuno qualcosa. Nessun altro può farlo per noi...»**

Perché colpire Hiroshima e Nagasaki

L'attacco di Pearl Harbour fu un'operazione aeronavale guidata dal Giappone contro il nemico americano datata 7 dicembre 1941. L'attacco improvviso da parte delle forze armate giapponesi, innescò l'entrata in guerra della potenza statunitense.
Non fu l'unica causa.

Con la conferenza di Postdam (17 luglio - 2 agosto 1945) si definivano le sfere di influenza Americana e Russa, la Germania vinta e sottomessa alle grandi potenze fu divisa e il Giappone ormai in ginocchio si trovò di fronte all'ultimatum di resa lanciatagli da parte del presidente Truman.
Il 20 Giugno del 1945 il Giappone tentò di trattare la resa con le forze russe inviando il principe Konoye a Mosca. Truman intercettando l'accordo russo-giapponese, interpretò le due potenze come un doppio ( ho sostituito duplice con doppio in quanto prima ho usato il termine duplice) nemico da abbattere. Lo sgancio degli ordigni avrebbe dimostrato alla Russia di aver pienamente il controllo sia in campo militare che di produzione di armi.
Per riceve il massimo effetto dalla "Little Boy" c'era la necessità di mirare ad una città ancora integra e per questo venne scelta Hiroshima ed in particolare il ponte sul fiume Ota, che si trovava
al suo centro garantendo così una distruzione totale.
La "Fat Man" era destinata a Kokura sede di un'importante cantiere navale, ma a causa delle pessime condizioni meteorologiche il bersaglio finì per essere Nagasaki.

Difesa

La paura di un nuovo conflitto smuove ancora gli animi delle grandi autorità, che spesso invece di creare una convivenza pacifica con le altre nazioni si armano maggiormente. Nonostante nel corso degli anni siano stati emanati una serie di trattati volti ad una pace mondiale, gli stati non abbassano la guardia e restano sulla difensiva.
Nella cartina vengono illustrati i paesi in possesso di arsenali atomici nel mondo.


L'immagine di difesa è vissuta spesso come un espediente per attaccare. Sentendo minacciati i propri interessi, i "leader" si sentono in dovere di produrre armi alimentando così le industrie militari.
Col passare degli anni, il processo evolutivo ha richiesto maggiori risorse per poter finanziare le nuove tecnologie. Questi soldi sono finiti nelle casse dei fabbricanti di armi, quando invece potrebbero esser stati spesi per finanziare progetti a scopo benefico nei confronti di popolazioni meno agiate.
Questa tipologia di produzione non è una realtà lontana da noi, anzi il nostro paese è uno dei maggiori complici. In questa tabella vengono riportati i principali paesi a cui sono destinate armi e munizioni realizzate all'interno dei nostri cantieri.


La guerra ad oggi non viene più vista come una conquista di territorio ma come una macchina di soldi. La vendita di armamenti fa girare l'economia e molti paesi invece di cercare soluzioni pacifiche preferisce dare origine a guerre.

Creazione di valore


«I fenomeni di mondializzazione dell'economia in corso in questi ultimi anni sono un elemento col quale- nel bene o nel male- si è obbligati a convivere (e probabilmente per lungo tempo). La necessità è quindi quella di anticipare, per quanto possibile, i processi di cambiamento per produrre una più elevata qualità di vita in termini di sviluppo sostenibile e di equità sociale. Gestire l'evoluzione, che è tecnologica, di business, di mercato, no è cosa facile, ma rappresenta la chiave di successo delle imprese, come degli individui. [...]
Gli individui a fronte del cambiamento, sperimentano sensazioni di preoccupazione ed inquietudine.
Spesso non realizzano che sono loro a giocare un ruolo decisivo nel determinare il successo del cambiamento stesso rendendo possibile l'innovazione e generando trasformazioni significative (Hiatt, 1999)
Ma per essere in grado di cambiare e di innovare bisogna avere appreso, sperimentato e adottato nuove capacità di agire, in altri termini avere imparato. [...]»***

Impariamo ad essere i protagonisti della nostra vita. Impariamo a conoscere le dinamiche che ci circondano per provare a volgere le nostre azioni a favore del nostro essere, del nostro ambiente e delle persone che ci circondano. Non lasciamo che siano il denaro e l'avidità a guidarci ma la nostra coscienza. Riflettiamo profondamente su quali fattori possono creare valore nelle nostre vite. Disarmiamoci.


Fonti di esposizione, effetti, applicazioni e legislatura delle radiazioni ionizzanti - Ernesto Giuseppe Ammerata
** Lettere contro la guerra – Tiziano Terzani
*** Gestire conoscenza è creare valore. Percorsi di innovazione per la crescita di persone e imprese. - Massimo Plescia, Monica Mandalà

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...