29 agosto 2017

La decorazione islamica come simbolo di penetrazione del messaggio divino

Moschea dello Scià, Isfahan
Muqarnas e decorazioni della Moschea dello Scià a Isfahan

Da quando ho avuto il privilegio di visitare Isfahan (Iran) e Samarcanda (Uzbekistan) si è suggellata l’immagine vivida delle decorazioni a piastrella dai colori sgargianti, degli arabeschi floreali nei pishtak delle moschee (le decorazioni attorno ai portali) e nei richiami all’armonia geometrica dell’intera arte islamica. Le moschee, nonché certi edifici islamici, possono essere considerati come la “sublimazione architettonica” della filosofia islamica, così come le cattedrali gotiche lo erano per l’Occidente cattolico. Non a caso il termine arabo hindesah indicava originariamente la misura, poi per estensione la parola è stata associata alla geometria e all'architettura, segno del legame indissolubile tra le due cose.

Per comprendere il vasto quadro che costituisce lo stile e la costruzione nelle architetture islamiche è necessario partire da un elemento di base. Prima di tutto nelle moschee è vietato rappresentare Dio e qualsiasi figura umana e animale.* Per questa ragione le pareti sono un rifiorire di decori astratti e figure geometriche. Nelle chiese protestanti o nelle sinagoghe il rispetto di questo divieto generalmente comporta edifici spogli o comunque con decorazioni essenziali. L’interpretazione islamica invece ha sviluppato forme decorative a noi note che hanno anche il pregio di trasmettere in maniera più profonda il loro messaggio religioso. Se paragoniamo infatti lo stile figurativo delle nostre chiese, dove sono le immagini dipinte a mostrarci gli episodi dei Vangeli o quelli dei Santi, è evidente che esse oltre a far parte della tradizione decorativa Occidentale sono da considerarsi come un mezzo per mostrare al popolo analfabeta ciò che non avrebbero potuto leggere nella Bibbia. 

girih, Shah-i Zinda, Samarcanda
Una decorazione a girih presso lo Shah-i Zinda a Samarcanda

Tra i vari esempi di decorazione si può considerare la piastrellatura zellige, tipica dei paesi del maghreb o quella girih ampiamente sviluppata in Iran e nei paesi di diretta influenza; oltre a costituire un mezzo decorativo tradizionale stupefacente, esprime una maestria e un sapere immenso. Le complesse reti decorative dei girih (i zellige sono simili in questo) sviluppano delle maglie geometriche costruite secondo procedimenti che iniziano, all’atto della progettazione, da un cerchio e due righe sovrapposte a croce.** È certamente molto interessante seguire la creazione delle figure decorative che si sviluppano seguendo una divisione con base 4, 5 o 6. In questo modo le figure successivamente ottenute saranno: quadrati, pentagoni o esagoni. Sui lati poi verranno applicate ulteriori figure che svilupperanno un disegno complesso. È importante dire che le porzioni di superficie in cui verranno applicate queste tassellature, come l’interspazio superiore o laterale del pishstak cioè su superfici rettangolari o curve, determina la necessità di una progettazione che tenga conto dei bordi, dato che il motivo andrà poi ad adattarsi in funzione della distanza degli angoli.


Queste tassellature sono state studiate recentemente persino dalle università americane, suggerendo delle proprietà simili a quelle dei quasicristalli secondo uno sviluppo matematico scoperto da Roger Penrose e altri. Partendo da una figura geometrica è possibile creare delle trame con sviluppo aperiodico, ciò significa che non vi è una reale ripetizione delle sequenze geometriche ma una progressione armonica regolare; basta vedere una decorazione per accorgersi che non c’è un elemento che si ripete (salvo in alcuni casi in cui vi è volontà di ripetizione del motivo).

tassellatura aperiodica
Pattern di decorazione a tassellature con sviluppo aperiodico

La geometria alla base dei decori islamici non è stata sviluppata secondo criteri puramente estetici ma contiene in sé dei principi qualitativi che oggi valutiamo con troppa superficialità solo in termini quantitativi. Ciò che voglio dire è che la figura geometrica in sé nell'esprimere un valore numerico, come nel caso del 4 espresso dal quadrato, contiene al suo interno un valore simbolico dal forte contenuto esoterico. Proprio come è sempre avvenuto in Occidente quasi tutte le figure del mondo della cultura e dell’arte erano legate alla massoneria o a scuole iniziatiche, così nell’Islam tale legame avveniva attraverso le scuole sufi. Potremmo definire il sufismo come il ramo esoterico e mistico dell'Islam, la cui dottrina attinge da un certo sapere platonico che valorizzava i numeri e la geometria come un'espressione della divinità. Un esempio lampante di questo discorso lo si ritrova nelle vasche di abluzione delle moschee e nelle abitazioni private, col termine persiano di howz. Gli howz hanno una forma ottagonale e contengono una vasca con acqua o semplicemente una fontana. L’ottagono che contiene l'acqua richiama il numero 8 che rappresenta simbolicamente l’equilibrio cosmico.

Howz, Mausoleo di Hodja Abdi Darun, Samarcanda
Howz presso il Mausoleo di Hodja Abdi Darun a Samarcanda

tomba di Hafez, Shiraz
Cupola della tomba di Hafez a Shiraz

All’interno della volta delle cupole islamiche il centro è il punto cardine onde sviluppare una rappresentazione che, partendo da un punto, si sviluppa sino ai bordi della cupola. La decorazione delle cupole interne è spesso così elaborata da lasciare senza fiato. Chiunque visiti una moschea è attratto con lo sguardo verso l’alto, cercando di abbracciare l’intera composizione. Al di là di un approccio prettamente estetico non può sfuggire il fatto che la cupola, in quanto elemento che richiama il concetto di vòlta o cielo, venga associata alla divinità. 
Nel sufismo viene espresso l’importante concetto dell’Unità nella molteplicità, per cui l’Unità divina (per cui Allah è l’unico Dio) diviene molteplicità; cioè Dio attraverso i suoi nomi Divini diffonde la molteplicità e la complessità del mondo attraverso le sue forme sensibili e non, ma soprattutto tramite gli uomini che sono parte di Dio. La conoscenza di se stessi (è famoso il detto di Maometto “Chi conosce se stesso conosce il suo Signore”) permette di comprendere il proprio nome divino (o attitudine nei confronti della propria esistenza) e da ciò trarre la direzione che consenta al fedele di assolvere alla propria “missione” in quanto strumento divino. 
È chiaro il fatto che solo avvicinandosi ai concetti della filosofia islamica è possibile accostarsi al senso decorativo di una moschea. Questo processo, a tratti inconscio, è ciò che determina il processo di interiorizzazione del messaggio che sfocia poi in una conoscenza attiva del fedele, ossia un “capire agendo”.


moschea dello sceicco Lotfollah, Isfahan
Cupola della moschea dello sceicco Lotfollah a Isfahan

mirhab della Moschea del Venerdì di Isfahan
Iscrizione cufica nel mirhab della Moschea del Venerdì di Isfahan

Un altro esempio di decoro che accosta la funzione estetica al messaggio divino sono le iscrizioni cufiche sviluppate a partire dalle iscrizioni su foglio. L’arte islamica ha sviluppato delle miniature che attraverso le iscrizioni richiamano la forma di un derviscio o di un animale che moltiplica il valore simbolico di ciò che vi è scritto. In architettura questo procedimento è espresso attraverso il banna’i. La decorazione a banna’i è fatta di mattoni di diverso colore che mantenendo una forma a base quadrata rappresentano l’iscrizione di un passo del Corano. L'occidentale che non conosce i caratteri arabi pensa possano essere semplicemente delle mattonelle bicrome disposte in un certo modo, mentre il musulmano ne coglie non solo la bellezza, ma soprattutto il messaggio. 
L'antesignano di questo decoro era l'hazarbaf in uso nel primo medioevo, una tecnica basata solo sulla disposizione dei mattoni in una facciata. L'alternanza di pieni e di vuoti costruisce il decoro che avrà anche un diverso impatto in base alla posizione del sole e dunque in base all'angolo creato dalle ombre prodotte da ogni mattonella.

banna'i, zellige, hazarbaf
Un esempio delle tre tipologie di decorazione islamica: a destra il banna'i, al centro lo zellige e a sinistra sullo sfondo l'hazarbaf


mausoleo samanide di Bukhara
Il mausoleo samanide di Bukhara in Uzbekistan, il miglior esempio di decorazione hazarbaf

L’universo delle decorazioni islamiche è vasto, in quanto la fantasia degli islamici si è spinta parecchio applicandosi nei vari materiali di diverso uso: tappeti, vetri, ceramica e legno. Ma al di là di un approfondimento storico su come le tecniche si siano diffuse e modificate nel corso dei secoli, resta saldo il principio per cui mantengono una funzione attiva a tutt’oggi. In una società come quella islamica, che resiste alle aperture della modernità, il messaggio della tradizione è ancora forte, diversamente da ciò che avviene in Occidente. Ed è su questa chiave che bisogna comprendere e rispettare la vasta cultura islamica che ammiriamo in certe meraviglie architettoniche investendoci di stupore, poiché sono soprattutto quei simboli nascosti a scuotere le sensibilità del nostro essere.
pishtak della moschea del venerdì a Yazd
Iscrizioni cufiche "quadrate" presso il pishtak della moschea del venerdì a Yazd


Dolat Abad a Yazd
Cupola del Dolat Abad a Yazd


* In Uzbekistan l’interpretazione dell’Islam storicamente ha un approccio più moderato, e forse proprio per questa ragione nella madrasa Nadir Divanbegi a Bukhara e nella Cher-Dor a Samarcanda questo divieto non è stato rispettato essendo rappresentate nella facciata delle figure: un uccello nella prima e un leopardo con un sole dal volto umano nella seconda. A tutt’oggi, pur essendo un paese islamico è possibile consumare alcolici e le donne non hanno l’obbligo di indossare il velo.

** Il cerchio oltre a rappresentare l’Unità, è anche simbolo di perfezione. I due assi incrociati sono le due direzioni opposte del verticale e dell’orizzontale (spirito e materia). Dall’Uno si sviluppa il molteplice seguendo gli archetipi numerici chiaramente visibili durante il processo di costruzione di un decoro.

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