29 marzo 2010

Luca Prodan, l’italiano che ha cambiato il rock argentino


In Argentina ci si rende subito conto come la cultura italiana degli immigrati abbia lasciato un segno evidente, quasi un “marchio di fabbrica” nei costumi della gente. Si mangia pizza e pasta, si beve Fernet Branca e si produce ottimo vino rosso. Girando per le strade di Buenos Aires, in un contesto architettonico decisamente europeo, i ristoranti hanno il sapore delle nostre vecchie trattorie e non è difficile trovare un buon caffè espresso. Tutto questo si sapeva già, ma forse non è a tutti noto che il gruppo che ha cambiato il volto del rock argentino è nato dalla mente di un italiano: Luca Prodan. Forse l’ultimo vero e folle rocker che la nostra perbenista penisola abbia prodotto.

Luca è nato a Roma nel 1953 da una famiglia benestante, da padre italiano e madre scozzese. Partito alla volta della Gran Bretagna per studiare in un college esclusivo conosce l’eroina e il punk made in U.K. Un tipo ribelle Luca, problemi a scuola, problemi con l’alcol, problemi di droga, problemi ad accettare una condizione alta-borghese che gli sta sempre più stretta. Torna spesso in Italia, i suoi amici spacciano e hanno spesso e volentieri problemi con la polizia. Quando giunge la chiamata alla leva militare si nega e viene arrestato. Torna in Inghilterra ma ha già voglia di cambiare, di scappare da una realtà che è sempre più complessa, invivibile per un tipo come lui.



Un po’ per spirito avventuriero ma principalmente per cambiare vita arriva in Argentina nella tranquilla provincia di Cordoba. Non insegue il sogno del “nuovo mondo” come la maggior parte dei suoi connazionali. In Argentina c’è la dittatura militare, i desaparecidos e i primi sintomi di una guerra con l’Inghilterra per il controllo delle isole Malvine (o Falkland che dir si voglia). Non resiste molto tra i pascoli e la tranquillità di una vita di provincia, e ben presto si trasferisce a Buenos Aires attratto dalla grande metropoli. Nella capitale fonda la sua band, i Sumo, che attira presto l’attenzione dell’underground musicale locale. Luca introduce lo ska e le influenze del vecchio mondo nelle sue composizioni, rock e punk si mescolano per dare vita ad un ibrido musicale innovativo. I testi sono scritti in inglese e castigliano, una scelta difficile, di controtendenza in un momento storico dove la dittatura militare, per via della guerra per le Malvine, proibiva l’ascolto di musica anglofona. Critica senza mezzi termini i gruppi argentini commentando«Qui c’è troppa serietà. Tutti vogliono essere professionali e si dimenticano che il rock è una pazzia e chi fa rock è pazzo». I Sumo continuano a crescere, sempre più gente segue i concerti e i live show sono un pugno dritto nello stomaco, Luca arriva quasi sempre ubriaco o drogato (o tutti e due) sul palco. Presto diventano il gruppo di riferimento del nuovo rock argentino, una spaccatura netta e solida tra ciò che era prima e ciò che è adesso, o meglio spiegandolo alla maniera degli argentini “della musica prima dei Sumo e dopo”. Dal 1985 al 1987 sfornano anno dopo anno tre album definiti storici e la band viene consacrata nell’olimpo della musica nazionale.

Ma Luca non è mai stabile, i problemi connessi all’eroina e all’alcol e il risentimento nei confronti della sua famiglia troppo borghese per accettare un figlio “difficile”, lo portano a viaggiare sporadicamente a Londra, a cercare un equilibrio tra il vecchio e il nuovo mondo che non raggiungerà mai. In quegli anni sua sorella minore muore per overdose e questo dramma lo colpirà profondamente. Suo fratello maggiore ricorda:«Luca era distrutto perché è come se avesse presentato un amico intimo a sua sorella (l’eroina) e questo amico la uccide. Si è sentito responsabile per la sua morte». Il 20 dicembre 1987 si svolgerà l’ultimo concerto dei Sumo nella zona sud di Buenos Aires. Poca gente, Luca canta con la stessa energia e il carisma di sempre. La bottiglia in mano come unica vera compagna di vita. I suoi amici si preoccupavano per tutto quell’alcol che ingeriva, la sua ex ragazza piangeva perché lo vedeva sempre nelle stesse disperate condizioni. Era la sua vita, ed è stata anche la sua morte, cosciente, lenta e irreversibile. Il giorno dopo Luca Prodan viene trovato morto nella sua casa a pochi isolati da Plaza de Mayo. I medici diagnosticano cirrosi epatica, ma si suppone anche un possibile attacco cardiaco. Muore col sorriso, come l’avevano conosciuto i suoi amici e il pubblico ai suoi concerti. Con lui muoiono i Sumo e muore anche un pilastro della musica rock argentina. L’Italia non ha mai conosciuto questo straordinario personaggio, un poeta della disperazione e del rifiuto delle regole della società. L’Italia non saprà mai che un suo connazionale ha cambiato la storia della musica dall’altra parte dell’oceano. Per ricordarlo o per conoscerlo basta ascoltare le sue canzoni, leggere i suoi testi o guardare un bellissimo documentario/biografia (rigorosamente in spagnolo) intitolato semplicemente Luca.

Discografia ufficiale dei Sumo:
Divididos por la felicidad 1985
Llegando los monos 1986
After chabón 1987
Fiebre 1989
The Collection 1991
Grandes éxitos 1991
Corpiños en la madrugada 1992

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