20 aprile 2010

Pensieri sulla cometa - Pierre Bayle (Saggio - 1682)



Ma appena ci si accorge che per credere nel Vangelo come si deve, è necessario mortificarsi, sopportare con gioia il disprezzo e l'ingiuria, amare i propri nemici, andare, in una parola, contro le proprie inclinazioni naturali, allora ragione e natura, concordi, si rivoltano e non si vuol sentire parlare di religione cristiana.
Alla fine del 1680, in Europa, fu visibile una cometa nei cieli freddi dell'inverno. Per molti era un segno, un presagio che rivelava disastri e sventure sulla terra e per gli uomini. Si animarono le discussioni sulle minacce che simili, spettacolari, fenomeni garantiscono per volontà divina, e i presentimenti sui certi nefasti eventi futuri riapparvero celestialmente. Fu allora che, stanco di superstizioni e irragionevolezze, un filosofo francese non ancora in auge, decise di dedicarsi al problema da un punto di vista puramente razionale e critico. Scrisse un saggio, e decise di dividerlo in paragrafi brevi, scegliendo la forma epistolare. Due accorgimenti, questi, che aiutano il lettore ad avere attenzione sui temi più spinosi e sulle non facili connessioni logiche tra un argomento e un altro.

Partendo da primitive considerazioni sulla natura fisica delle comete (non mancano, è ovvio, gli attacchi contro le superstizioni sulle eclissi) Bayle spiega, con piglio da filosofo e la sicumera di chi è certo di ciò che sostiene, l'impossibilità per le comete di influenzare gli eventi sulla terra. E' vero, le spiegazioni astronomiche, oggi, appaiono grossolane e ingenue. Da questo punto di vista è un libro che non sorprende.

La novità, l'originalità del libro sta invece nella critica che è fatta contro le superstizioni, di natura astrologica, partorite per ignoranza dai pagani e che poi furono adottate, sempre per ignoranza, dal cristianesimo. Dall'attacco contro i costumi superstiziosi che il cristianesimo ha coltivato e fomentato, si giunge all'assoluzione risoluta degl'atei, genericamente accusati delle turpitudini che gli stessi cristiani commisero e commettono. Si arriva perciò a una lunga disamina rivolta al raffronto tra l'idolatria e l'ateismo, nella quale quest'ultimo appare di grado superiore alla prima. La lotta contro le superstizioni diventa pertanto un pretesto per discutere pure i limiti dell'insegnamento evangelico, il quale induce furbescamente gli uomini ad andare contro le proprie naturali inclinazioni. In tutto questo, un accenno positivo all'epicureismo è fatto, rendendo giustizia a una scuola filosofica tanto incompresa quanto denigrata.

Poi, nell'analisi storica e razionale che segue, il filosofo francese dibatte sulla politica e sulla religione che, in quel secolo perseguitato da guerre religiose, stavano devastando l'Europa. Perviene a una conclusione davvero rivoluzionaria: per la prima volta dopo l’avvento del cristianesimo, si afferma pubblicamente la legittimità dell’ateismo. E non solo: secondo Bayle è possibile che un governo ateo sia giusto e comunque non più malvagio di uno formato da sentimenti religiosi. Solo per questa tesi il libro resta un classico del libero pensiero, diventa un libro capitale!

A tratti emerge un filosofo un po' pedante e serioso che nelle quasi 500 pagine affatica e lascia sonnecchiare il lettore. Le continue citazioni classiche (alcune, in verità, davvero curiose), le tesi più volte ripetute, sembrano alla lunga, aldilà dell'evidente autocompiacimento erudito, eccessive.


Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/

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