31 gennaio 2011

Morte a 33 giri. Quando la musica si tinge di rosso


Dead e Euronymous
Il mondo della musica rock nelle sue diverse sfaccettature ha avuto sempre a che fare con la follia, con il classico stereotipo “genio e sregolatezza”, con le droghe, l’alcool e stili di vita sul filo del rasoio. Giocare con la morte sembra sia stato l’imperativo di molte rockstar, morte per overdose, per una sbornia di troppo, per essere state soffocate dal proprio stesso vomito oppure suicidatesi o uccise da un fan impazzito.

In un certo senso il rock è stato sempre etichettato come il lato oscuro della musica stessa, bandito dalle associazioni cattoliche e temuto dai genitori che vedono i loro figli adolescenti fare l’autostop per andare al concerto del proprio gruppo preferito. Il binomio rock/eccesso in certi casi è sfociato in legami con il mondo del cinema horror e della cronaca nera, prendendo spunto sia per i testi sia per l’estetica adottata. Soprattutto il mondo dell’hard rock, del metal e del punk in particolare si rifanno a queste tematiche attingendo a piene mani su tutto ciò che è “oscuro” e negativo per la “brava gente”. Fin qui non c’è niente di male, questi richiami servono a vendere di più, ad affascinare ragazzini vogliosi di trasgredire alle regole imposte dalla società e ad essere trasgressivi. Ma ci sono delle eccezioni, dei casi in cui la musica può trasformarsi in qualcosa di più pericoloso, dove il musicista non attinge dai film horror ma ne è il protagonista. Storie in cui Marilyn Manson sembra un bambino che tenta di fare il cattivo, storie in cui ciò che è successo farebbe impallidire anche il più appassionato di film splatter, cose accadute realmente dove i musicisti diventano assassini, masochisti e satanisti convinti.

La copertina di un CD di Burzum


Sono i primi anni novanta e in Norvegia inizia a muovere i primi passi un genere musicale nuovo, estremo, che nessuno prima aveva mai ascoltato: il black metal. Ben presto ci si accorge che il black metal non è solo musica ma alla base ha una forte identità anticristiana, a favore della rivendicazione culturale delle origini storiche pagane dei Paesi in cui il fenomeno nasce. I gruppi musicali che ruotano attorno a questo genere sono pochi ma convinti e senza mezzi termini iniziano letteralmente a minacciare altri gruppi musicali accusati di essere troppo “morbidi”, venduti al mercato e per niente radicali. Dalle minacce ben presto si passa ai fatti con veri e propri atti di vandalismo bruciando le prime chiese (ovviamente di legno) cristiane in Norvegia. Ma questo è solo l’inizio, difatti il cantante di un gruppo black metal, i Mayhem, detto Dead (nome scelto non casualmente) si suicida sparandosi con un fucile in testa. Il chitarrista chiamato Euronymous che condivideva con lui la casa lo trova morto e gli scatta una foto che in seguito utilizzerà per una copertina di un cd. Il cinismo del chitarrista è sintetizzabile in uno stralcio dell’intervista che rilasciò dopo la morte del suo amico «nonostante sia stato io a rinvenire il corpo senza vita e abbia dovuto fare lo slalom tra i pezzi del suo cervello sparsi per il pavimento, non credo che la morte di Dead abbia cambiato molto la mia vita. Certo, lui era un amico, ma in fondo sapevo benissimo che il suo massimo desiderio era morire!». Ma la storia non finisce qui perché anche lo stesso Euronymous trova la morte, accoltellato da un altro musicista black metal. L’assassino è Kristian Varg Vikernes in arte Burzum che durante il processo, oltre l’omicidio, viene anche accusato di possesso illegale di armi e di aver incendiato diverse chiese cristiane. Si beccherà ventuno anni.


Intanto un altro gruppo della scena black metal norvegese, gli Emperor, sono coinvolti negli atti di vandalismo e roghi insieme agli amici Mayhem e il bassista in arte Bard Faust viene arrestato dopo un anno di indagini per omicidio di un omosessuale e per altri fatti. Ecco i capi di accusa: «omicidio di primo grado, incendio di una chiesa, profanazione di tombe e altri luoghi sacri, detenzione illegale di armi, dinamite e video». Durante un’intervista gli viene chiesto (quando era già in carcere) cosa pensasse degli omosessuali e lui rispose «Fondamentalmente non mi importa nulla di loro, però cosa vuoi che ti dica, sono carini… da accoltellare». Le vicende che avvolsero di mistero e orrore uno dei periodi più estremi per la musica europea si concluse con una valanga di polemiche e di accuse da parte dell’opinione pubblica e la gente che visse quelle vicende adesso non ne vuol più sentire parlare. Intanto dall’altra parte del globo un personaggio folle, questa volta masochista e antisociale ma fortunatamente non omicida, moriva di overdose lasciando in eredità la scena punk più estrema della storia; parliamo di GG Allin. Kevin Michael Allin fu un vero pazzo, un fuori di testa, il più pericoloso musicista che la storia conosca. A dire il vero anche l’unico ad avere avuto un così largo consenso nonostante i suoi live show fossero un vero e proprio pericolo per i fan. Sul palco faceva di tutto: si sbatteva il microfono in testa fino a diventare una totale maschera di sangue, si tagliava, si denudava, defecava, cercava la rissa con tutto il pubblico, accendeva roghi, distruggeva la strumentazione e molto altro. Il concetto era semplice: distruggere ogni convenzione sociale, creare scandalo, essere detestato, odio e rifiuto vero della società senza compromessi. Fu arrestato più di cinquanta volte e recluso per un anno per sequestro di persona e violenza sessuale ai danni di una sua fan. Non fu mai oggetto di speculazione, i suoi dischi furono sempre di nicchia, è stato semplicemente sempre e solo GG Allin. Nelle interviste ha sempre dichiarato di fare uso di droghe e alcool, soprattutto di eroina che poi sarà la sua tomba. Il suo stile di vita può essere riassunto con il titolo di una sua canzone live fast, die fast. E così è stato. Ovviamente fu il nemico numero uno dei benpensanti che cercarono sempre di boicottare i suoi concerti. Quando morì il suo funerale fu trasformato in un party dove gli amici scattavano foto del cadavere mettendogli alcool e whiskey in bocca e dischi accanto.


Adesso quando guarderete un film horror della più blasonata casa di produzione cinematografica saprete che la musica ha sconfinato ben oltre, rendendo reale quello che i registi possono solamente immaginare.

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