La scelta di erigere un monumento è un elemento importante per una città. Un busto, una statua o appunto un monumento, oltre a celebrare un evento o una persona illustre imprimono un fattore culturale di grande portata se saputo costruire e collocare. Pertanto quando la scelta del monumento, sotto il profilo artistico e urbanistico è azzeccata, determina un immediato fattore di identificazione per la cittadinanza che lo elegge a simbolo. Un esempio che sovviene subito è quello del monumento a Giordano Bruno a Campo de’ fiori, a Roma ossia nel luogo in cui venne arso dal Sant’Uffizio nel 1600. La forza espressiva della statua, la posizione e il punto esatto di collocazione, ne fanno un potente simbolo che caratterizza la piazza e la personalità storica rappresentata.
La città di
Siracusa ha deciso di dedicare un monumento alla memoria dell’apneista
Enzo Maiorca, più volte detentore del record mondiale di immersione. Una scelta condivisibile, quella dell’Amministrazione locale, che per l’occasione ha predisposto un bando pubblico per stabilire a chi affidare l’opera. Nel dicembre 2025 è stato reso noto il vincitore, ossia l’artista veneto
Tiziano Favaretto. Ma l’opera vincitrice, per le caratteristiche formali, estetiche e contenutistiche desta diversi dubbi in merito alla qualità dell’opera stessa e al criterio di selezione. Dubbi che raccontano molto di come oggi viene interpretata dalle collettività locali e non, questo importante aspetto culturale.
L’opera vincitrice intitolata
La risalita rappresenta l’apneista nell’atto della risalita dopo aver raggiunto il punto di massima profondità. La scultura lo rappresenta con il braccio destro aggrappato al cavo di guida e con il costato dilatato, caratteristica tipica di Maiorca. Nella relazione dell’artista si fa riferimento alla scelta della tecnica e dei materiali come il bronzo che stilisticamente dovrebbe ricondurre alla statuaria classica, essendo Siracusa una città dalla lunga storia greca. Tuttavia è necessario dire che
il richiamo alla statuaria classica appare blando, essendo la posa e il soggetto certamente non appartenenti al sentire classico. Si aggiunga anche un aspetto tecnico sicuramente sottovalutato, ossia la presenza della doratura. Il monumento infatti verrà installato in Ortigia e posto a pochi metri dal mare, il che determinerà certamente il rapido deterioramento del trattamento di superficie, salvo una manutenzione molto attenta e costante.

Ma quali altre opere ha prodotto Tiziano Favaretto? L’unica fonte a cui si può attingere è
Instagram dove egli ha pubblicato bozzetti e opere finite. I temi sono prevalentemente legati al mondo dei fumetti: statue di guerrieri greci e un
Lord Byron che imita la scultura di
Oscar Wilde a Dublino. Ciò ci fa capire che egli è alla prima opera importante della sua vita.
A fronte dell’annuncio del sindaco di Siracusa su Instagram e Facebook sono sorti diversi commenti da parte della cittadinanza. Molti i commenti positivi, legati più che altro al fatto che sia giusto ricordare la figura di Maiorca che ha valorizzato la città nel mondo (alcuni record furono battuti a Fontane Bianche, a pochi chilometri da Siracusa). Tuttavia non sfuggono alcuni commenti piuttosto pertinenti in merito all’opera. Qualcuno istintivamente associa la statua a un ballerino di lap dance, essendo il cavo di guida ben più simile a un palo da discoteca. Anche la stessa base su cui poggia dal render non sembra proporzionata alla scultura, apparendo troppo ampia. Personalmente mi chiedo se la statua potrà resistere a futuri eventi estremi come il ciclone Harry di alcune settimane fa, essendo la statua ancorata alle pinne che sono sottili rispetto al corpo della statua e dall’asta, che dovrà essere cava al suo interno onde alloggiare un impianto di illuminazione.
Molto incisivo il commento di un’utente che ha fatto notare come la statua non rappresenti il campione nella sua interezza. Maiorca infatti oltre alle gesta sportive era un uomo che viveva il mare come passione. Nel tempo ci ha tramandato diverse storie, leggende e vicende personali. Ma era anche un forte difensore dell’ambiente marino e delle coste. Aspetto che non emerge nella rappresentazione. Il commento era così incisivo da indurre lo stesso artista vincitore a replicare confermando, di fatto, l’intento di rappresentarlo esclusivamente come sportivo.
Se osserviamo la graduatoria di giudizio al primo classificato viene dato il punteggio di 86,6, mentre il secondo di 85 e il terzo 81,2. Volendo a questo punto confrontare l’opera del secondo classificato scopriamo che si tratta di
Pietro Marchese con
L’uomo blu. Elapsus ha già intervistato Marchese in merito all’incendio della
Venere degli stracci a Napoli.

Egli ha rappresentato lo sportivo in una posa totalmente differente. Ha preferito una posa accovacciata, intento a osservare il mare antistante Ortigia e posto su una grande M. La lettera M richiama simbolicamente il mare, il suo cognome, Maria la moglie e Mayol il suo storico rivale. La scultura ha un evidente richiamo alla classicità perché è chiaramente ispirata all’Ares Ludovisi. Inoltre sono presenti dei bassorilievi che raccontano delle storie di mare narrate da Maiorca e nei lati corti due rappresentazioni del primo e dell’ultimo record di immersione del campione. La scultura è di un blu ottenuto tramite un processo di ossidazione che, oltre a evocare suggestione la preserva nel tempo.
Ma chi è Pietro Marchese? Marchese è uno scultore ben noto a Siracusa perché ha già realizzato due statue che nel tempo sono diventate piuttosto famose. La prima è la Sirena, una scultura dedicata a Rossana Maiorca e collocata in fondo alle acque di Siracusa. La seconda è il monumento a Archimede, divenuto un simbolo dello scienziato e posto all’ingresso di Ortigia. Ma nel suo curriculum si possono enumerare anche altre opere tra cui una scultura dedicata a Sandro Pertini presso il Comune di Stella. Pertanto stiamo parlando di un artista navigato.

Non essendo stati diffusi gli altri progetti perdenti presso i giornali locali e di settore, è stato preso per buono il verdetto. Per questa ragione non è neanche partito un dibattito culturale in merito. Nella pagina Facebook di Marchese sono arrivati attestati di stima da amici e artisti. Ad esempio Vincenzo Denti artista e docente alle Belle Arti di Brescia entra nel merito qualitativo della scultura aggiungendo elementi di contenuto interessanti. Oppure quello di Davide Bramante artista fotografo di Siracusa che torna sulla rappresentazione di Maiorca non solo come sportivo.
A fronte di questi elementi, se confrontiamo le due opere, appare evidente il valore simbolico e contenutistico della seconda rispetto alla prima. E immaginando un’ipotetica guida turistica che si fermi davanti alla futura statua di Maiorca, indubbiamente spenderà più tempo davanti alla seconda piuttosto che alla prima, proprio a causa della maggiore evocazione simbolica rispetto al semplice racconto della risalita dopo il record. Questo elemento identitario in diminutio che oggi non viene adeguatamente preso in considerazione porterà indubbiamente a un minore riconoscimento da parte della cittadinanza.
A questo punto viene da interrogarsi: sulla base di quali elementi la commissione ha scelto un’opera piuttosto che un’altra? Solitamente per le opere artistiche, oltre al punteggio, viene rilasciato un commento della commissione che ne giustifichi la scelta e che rafforzi nell’opinione pubblica il criterio che ha portato a quel giudizio. Curiosamente non è uscito alcun commento sulle ragioni del giudizio, il che fa sospettare quantomeno un qualche vizio procedurale.
Pertanto la domanda che sorge spontanea è: come mai si sceglie l’opera di un esordiente che racconta il campione seguendo un aspetto parziale rispetto a un artista affermato che contenutisticamente esprime di più?
Come per qualsiasi opera pubblica, anche questo monumento è stato scelto da una commissione in seno al Comune composta da cinque persone. Seguendo gli articoli della legge, il presidente era un dirigente del Comune (ma era un avvocato), c’era poi la figlia di Maiorca, un ingegnere del Comune e due architetti: uno dell’Università di Catania e l’altro della Sovrintendenza di Siracusa. Se sotto il profilo giuridico non è possibile mettere in discussione la composizione, emerge come nota stonata l’assenza di un artista o di uno storico dell’arte, certamente più sensibile alle questioni della scultura. Tutto ciò accade perché la legislazione italiana in materia di appalti per le opere pubbliche, tra cui le opere d’arte (articolo 93 del Codice dei contratti pubblici D.Lgs. 36/2023), se da un lato richiede il criterio di una commissione competente con esperti del settore (la cui definizione resta purtroppo aperta a interpretazioni come in questo caso), dall’altro suggerisce (per evitare costi di consulenze esterne) di sfruttare al massimo le risorse interne al Comune.
La riflessione che se ne trae è che gli eccessi del passato, in termini di costi per consulenze esterne, abbia determinato la nascita di norme atte a frenare il ricorso a personalità illustri, ma a pagamento, che potrebbero fornire giudizi di valore all’interno di una commissione. Essendo ormai la ratio delle leggi italiane fortemente legate ai principi del risparmio economico, si determina anche un abbassamento qualitativo nel caso di opere d’arte e monumenti pubblici. Aggiungo inoltre come tali norme favoriscano anche il rischio concreto di nominare soggetti vicini al sindaco o all’assessore al ramo, onde favorire potenzialmente un candidato piuttosto che un altro, essendo i membri scelti in seno al Comune e non tramite liste ufficiali o per sorteggio, come previsto dalla precedente legge (art. 77 D.Lgs. 50/2016) che prevedeva la scelta tramite liste dell’Autorità Anticorruzione e, appunto, con sorteggio.
L’esempio di questa decisione sostenuta dal paradigma legislativo e culturale odierno ci mostra come la produzione artistica pubblica nel nostro paese non venga adeguatamente valorizzata per ciò che dovrebbe. Un’opera d’arte deve, con la sua apposizione, incidere sulla comunità sotto il profilo culturale. Il declino culturale del nostro paese passa da piccoli e grandi vizi procedurali, da criteri di valutazione superficiali, dal disinteresse verso la competenza e l’esperienza. Ma passa anche da un’opinione pubblica poco attenta a tutto, specie nel Mezzogiorno, infine passa anche dall’assenza di personalità della cultura che non siano più che altro interessati alla bassa polemica politica. L’esempio di questa realizzazione riguarda una realtà locale, ma è pienamente integrato nello spirito del tempo.
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Vi ricordate il
Monumento a Giovanni Paolo II di
Oliviero Rainaldi? Venne inaugurato nel 2011 ed è oggi in piazza dei Cinquecento a Roma. Un monumento oggetto di infinite polemiche perché poco somigliante al papa ma anche perché oggettivamente insignificante sotto il profilo artistico. Tanto da non essere amato dai romani ed essere stato vandalizzato più volte.
Ecco, il paradigma in cui siamo immersi è proprio questo salvo, ovviamente, delle eccezioni che non smentiscono la regola generale del declino culturale del nostro paese.
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