22 aprile 2011

François le Champi - George Sand (Romanzo - 1848)



E quando fu tutto solo cominciò a tremare e a soffocare come se avesse avuto la febbre. In realtà non fu ammalato che d'amore, poiché per la prima volta si sentiva ardere da una grande fiammata, avendola covata tutta la vita sotto la cenere.
Appartenente al ciclo dei "romanzi campestri" - storie che raccontano un ritorno rousseano alla genuinità, all'uomo non macchiato dal progresso e dalla società -, Francois le Champi è un romanzo mediocre, come non ne leggevo da tanto tempo.

François il trovatello, un poverissimo bambino di animo semplice e sincero, è aiutato da Madeleine Blanchet, la moglie di un mugnaio che ben presto si disamorerà della moglie. Nasce all'istante un amore profondissimo tra ‘il bambino trovato nei campi’ e Madeleine, la quale, a un tratto (e la velocità delle azioni in questo romanzo è disarmante), diventa la madre adottiva del piccolo. Cresciuto tra la fatica del lavoro e l’amore della madre, ancora adolescente, è costretto dal geloso mugnaio ad allontanarsi dalla casa che l’aveva ospitato. Dopo qualche anno, morto il marito della donna, adesso malata ed economicamente in rovina, i due si ritrovano e si amano quasi senza ostacoli. Fortunatamente per il lettore, questo amore nasconde un'ossessione che, solo alla fine purtroppo, si sfogherà in un vero e proprio incesto; i due protagonisti infatti decideranno di sposarsi.

C'è, forte, qualcosa del vissuto della straordinaria, quanto scandalosa, scrittrice francese. Eppure il romanzo, che può essere definito senza problemi di formazione, non dà pregio a una donna intelligente e trasgressiva come la Sand. Qua e là si infiltra il suo pensiero politico, religioso, sociale (derivato da, come si scriveva, da Rousseau), ma il modo di manifestarlo è così ingenuo che non mi viene nemmeno voglia di spiegarlo.

Sempliciotta è la narrazione, la forma, il dialogo spesso affettato, il sentimento dei protagonisti espresso in uno stile mieloso; allo stesso modo i pretesti che portano alle decisioni o agli eventi che sono sviluppati con banalità e superficialità. Non ci sono profondità né caratterizzazione dei personaggi, gli avvenimenti avvengono senza che se ne capiscano fino in fondo le cause; tutto è in balìa della volontà della scrittrice. Persino il gioco tra gli attori è banale. I personaggi positivi, ispirati dalla carità cristiana, sono vittoriosi su quelli negativi, su quelli che sui primi pretendono l'assoggettamento. Ma se gli eroi alla fine riusciranno attraverso il dolore a salvarsi, gli antieroi hanno un'unica fine, la morte. Schema, ovviamente, ordinario e dozzinale. Romanzo mediocre insomma.

Se proprio si deve cercare un elemento interessante del libro, si troverà di certo nel saggio introduttivo di Cinzia Bigliosi. Saggio che, tra l'altro, in modo penetrante e pertinente mette in parallelo il romanzo della Sand e il capolavoro proustiano della Recherche.


Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/
Salvatore Calafiore

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