12 gennaio 2012

Memoriale del convento - José Saramago (Romanzo - 1982)


Oltre alla conversazione delle donne, sono i sogni che trattengono il mondo nella sua orbita. Ma sono ancora i sogni che gli fanno una corona di lune, per questo il cielo è lo splendore che c'è dentro la testa degli uomini, a meno che non sia la testa degli uomini il vero e unico cielo.
Siamo in Portogallo, tra Lisbona e Mafra, ai primi del Settecento. Ci troviamo durante il regno di Giovanni V, il sovrano che, circonvenuto da un frate, ottiene dal Signore una figlia in cambio di un convento francescano. Ma i regnanti e la costruzione del convento sono sullo sfondo per tutto il romanzo, come simbolo di vanità, di ecclesiastico monito. I veri protagonisti sono invece Baltasar Mateus, il Sette-Soli, ex soldato che perse la mano sinistra in battaglia; Blimunda, poi chiamata la Sette-Lune, dotata di oscuri poteri che le permettono di vedere attraverso la materia; e padre Bartolomeu Lourenço de Gusmão, il Volatore, un prete che si abbandona al dubbio più che alla fede, uno pseudo scienziato che ha un unico scopo nella vita: vedere l'uomo volare.

In breve la trama: Baltasar conosce Blimunda e s'innamorano durante un triste auto da fé (descritto meravigliosamente). Poco dopo Baltasar, insieme a Blimunda, si lascerà convincere da Bartolomeu ad aiutarlo nel suo progetto di costruzione di un uccello meccanico in grado di volare. S'intrecciano storia e finzione, forza di desiderio e vanità tra viaggi alla ricerca di conoscenze alchemiche, volontà di condannati a morte da imprigionare in vasi di vetro, visite e musiche di Domenico Scarlatti, odori di eresia fiutati dall'Inquisizione, un breve viaggio volante su un uccello meccanico che porterà i tre a dividersi, un tragico incidente che separerà i due innamorati per nove anni, per poi ritrovarsi in un emozionante finale mentre Baltasar muore sul rogo.

Non lo scritto migliore di Saramago. Storia a tratti sonnecchiante, forse perché un po' lunga. Spiccano l'ironia sin dalle primissime battute e le fulminanti frasi a marcare l'ignoranza e la creduloneria di un tempo, spesso partorita dalla religione. Lo stile del portoghese lo conosciamo: periodi lunghissimi sempre ben orchestrati - spesso non si vede un punto in una pagina -, prosa alta e popolare insieme, ma in questo romanzo ho fatto più fatica ad addentrarmici. Curiosità: il tempo verbale è il presente, anche se non manca l'imperfetto.

Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/

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