17 novembre 2012

Un romanzetto scorrevole e un po’ scialbo


Ho appena terminato la lettura de Il nuovo inquilino, il primo romanzo di Javier Cercas, pubblicato per la prima volta nel 1989. Oggi Cercas è l’autore spagnolo forse più celebrato all’estero; in Italia ha vinto il Grinzane Cavour con Soldati di Salamina nel 2003, e nel 2011 il Premio del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ero incuriosito da un autore che ha ricevuto parole di stima da Mario Vargas Llosa, J. M. Coetzee, Doris Lessing e Susan Sontag.
Il nuovo inquilino è pubblicato, come gli altri, da Guanda, e reca in copertina l’elogio di un mito della letteratura ispanica come Roberto Bolaño: «Un romanzo splendido, uno scrittore di straordinario talento». Con queste premesse e una trama che sembrava intrigante ho acquistato e divorato l’esiguo romanzo (136 pagine).

È la storia d’un ricercatore italiano, Mario Rota, – un omaggio al musicista? – che insegna da precario presso l’Università statunitense del Midwest. Una domenica mattina, durante il jogging, si sloga una caviglia e rientra dolorante a casa dove incontra la signora Workman, la portinaia dello stabile dove Mario ha in affitto un appartamento, che gli presenta il suo nuovo vicino: Daniel Berkowickz.


Il professor Berkowickz lavora allo stesso dipartimento (di linguistica) di Mario, ma a differenza del protagonista è brillante e magnetico. In breve Mario perderà il suo ufficio, parte dei corsi (e il conseguente stipendio) e la sua ragazza che finirà, ovviamente, tra le braccia del suo odiato antagonista.

È un romanzetto scorrevole e un po’ scialbo, Il nuovo inquilino, in cui la storia sembra cedere a facili soluzioni a effetto che mi ricordano film come Ricomincio da capo, (quello dove Bill Murray ogni mattina si svegliava sempre lo stesso giorno) o Ritorno al futuro. Questi e altri film, dalla seconda metà degli anni Ottanta ai primi anni Novanta, sperimentavano molto introducendo componenti surreali alle storie o spunti paradossali. Che Cercas si sia ispirato alle commediole dimenticabili di quegli anni (tranne Ritorno al futuro, che dimenticabile a mio avviso non è), non depone certo a suo favore, ma per un giudizio più completo aspetterò di leggere i suoi capolavori: Soldati di Salamina o Anatomia di un istante.

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