28 maggio 2013

Se le donne conquistano il parlamento


Ieri pomeriggio mentre infuriava l'attesa per i risultati elettorali ho fatto una scelta di rottura: sono andato al teatro! Proprio ieri al teatro greco di Siracusa si teneva la commedia di Aristofane Donne al parlamento. La commedia è vecchia di due millenni ed è ambientata ad Atene dove un gruppo di donne guidate da Prassagora conquistano il parlamento travestendosi da uomini. Li deliberano leggi che mettono in comune tutto: dal denaro sino alle donne, che potranno andare a letto con tutti gli uomini e fare figli con chi vorranno.

Una commedia di per se è divertente, e la messa in scena del regista Perrotta non si è sottratta a dei divertissement. Non si trattava solo delle esilaranti contese sessuali tra giovani e vecchie megere, a causa della legge (voluta dalle donne) che obbliga gli uomini belli ad andare a letto prima con le brutte e poi con le belle e viceversa per le donne. Ma sopratutto c'era il messaggio del ruolo delle donne nella società e ovviamente quello della politica. Una politica sbeffeggiata in maniera intelligente, con cenni all'attualità ove si citavano le gesta di Mariomontide, di Berlusconide e si urlavano persino gli slogan "Se non ora quando?".


Il mio post non vuole essere una recensione ad una opera teatrale, ma una riflessione che mi è sovvenuta assistendo a questa opera così attuale. In quelle battute c'era tutta la rabbia e la pena di un popolo contro la sua classe dirigente, ma anche quello delle donne maltrattate e spesso prive di una reale possibilità di cambiare in meglio la società attraverso la loro sensibilità.
E poi una chiosa necessaria, un biglietto di 32€ per un posto non numerato, bell'incentivo alla cultura! E pensare che i greci su questo punto erano molto più civili di noi, perché le classi meno agiate non pagavano il biglietto. Il teatro infatti era al centro della vita culturale (e politica) delle antiche polis. Era lì che il cittadino formava il proprio pensiero e la propria identità... 

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