28 giugno 2018

Banalizzare a tutti i costi

Annunciazione Antonello

Pochi giorni fa nella pagina Facebook della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo è uscito un post con questa immagine. In pratica si voleva avvertire l'utenza del fatto che il museo sarebbe rimasto chiuso per disinfestazione, e per enfatizzare simpaticamente la notizia si è pensato bene di rendere "moderna" la comunicazione su internet con questa trovata. 
Personalmente ho espresso il mio disappunto per la decisione di inserire proprio questa immagine, essendo a mio avviso inopportuna nonché espressione di una grande ignoranza da parte dei proponenti. Ovviamente le reazioni degli utenti vertevano ad un'opinione opposta, tacciando il mio commento di bigottismo e mera seriosità...

So bene che negli ultimi tempi è in atto uno svecchiamento d'immagine dei musei e dell'arte in generale. Rispetto al passato la tendenza a rendere "pop" l'arte e la cultura avvicinandola alla gente, ha sdoganato delle iniziative discutibili che hanno comunque avuto il loro effetto. Sulla stessa scia qualche anno fa si era ricorso a uno spot con i bronzi di Riace piuttosto discusso:


Per non parlare delle innumerevoli trovate pubblicitarie in cui le stesse opere d'arte prendono vita o vengono immaginate in pose irrituali attualizzando i gesti e il messaggio: ma fin lì...
Non sono un estremista dell'arte e per questa ragione ritengo che in un modo o nell'altro sia opportuno che esse giungano al pubblico colpendolo, ma c'è un limite alla decenza. I musei hanno smesso da anni la veste che li vorrebbe come mere istituzioni atte a preservare le opere e l'idea stessa della loro collocazione. In questo filone critico ci sono le posizioni di Tomaso Montanari da molti considerato un critico d'arte estremista, ma che pone con arguzia le sue legittime ragioni.

In questo scivolamento verso il basso troviamo un'iniziativa per me folle del Museo egizio di Torino, quando alcuni mesi fa si è organizzata una manifestazione di zumba tra le sale museali. Un cattivo gusto che qualcuno farebbe rientrare nel calderone di questo svecchiamento delle istituzioni.

E' evidente il fatto che le istituzioni, come persino la Chiesa ormai fa da qualche anno, pur di attrarre un pubblico sempre più distratto e superficiale, siano costrette a cercare idee atte a desacralizzare la vecchia idea stantia che si aveva di essi. Tuttavia l'iniziativa del Museo Abatellis scende ancora più in basso, per quanto nessuno sembri essersene accorto...

La Madonna con la mascherina e gli occhi resi storti dalla nausea vanno oltre questa idea di svecchiamento dell'arte. La differenza la fa il soggetto stesso che, non essendo laico, come in quasi tutte le trovate fin qui citate, sposta la banalizzazione dall'opera al contenuto. In questa tavola di Antonello da Messina ossia L'Annunciata, Maria riceve dall'angelo il messaggio della sua futura gravidanza e come smarrita dal fardello divino pone la mano in avanti: aspetta, ci dice, un attimo! 
L'opera è a tutti gli effetti una rappresentazione religiosa che poteva essere destinata ad una chiesa e come tale inserita in un contesto adeguato. La vulgata contemporanea non solo non riesce a distinguere la differenza tra un'opera religiosa e una laica, ma va oltre minimizzando anche tutti gli altri aspetti del sacro essendo stati già da tempo scardinati. Così qualsiasi richiesta di ponderazione e rispetto viene subito tacciata di estremismo e seriosità, essendo il metro e la sensibilità delle cose profondamente mutato.

Se oggi si banalizza ciò su cui ieri non si sarebbe mai ironizzato, domani potremmo immaginare una serata dance alla Cappella Palatina, o perché no persino presso il Duomo di Monreale, magari imbellettando il tutto con una giusta causa. In fondo perché prendersi così tanto sul serio? 

Davide Mauro

Nessun commento: