27 dicembre 2023

L’amore nel dopoguerra: Un viaggio nella resilienza


Storie come tante, di ciò che troppo spesso viene confuso per amore, ma non è altro che manipolazione psicologica. Storie come tante che non hanno più ragion d’essere.
Il periodo del dopoguerra ha segnato un'epoca di profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali. Tra le molte sfide affrontate in questo periodo, il ruolo delle donne emerge come una narrazione cruciale di resilienza e cambiamento. Attraverso il film C'è ancora domani di Paola Cortellesi, esploriamo il panorama postbellico attraverso la lente delle donne, arricchendo il nostro viaggio con le voci della letteratura che hanno immortalato questa straordinaria epoca.
Dal punto di vista storico, il dopoguerra ha portato con sé una serie di cambiamenti radicali, e le donne hanno giocato un ruolo centrale nella ricostruzione sociale e familiare. Il ruolo tradizionale della donna come custode della casa ha iniziato a evolversi, aprendo la strada a nuove opportunità e sfide.

C'è Ancora Domani ci regala uno sguardo intimo nella vita di una donna alle prese con le conseguenze della guerra. La protagonista, interpretata magistralmente dalla Cortellesi, incarna la resilienza in ogni aspetto della sua esistenza. Affrontando la perdita, la povertà e le aspettative sociali, il suo personaggio si fa strada attraverso il caos, simboleggiando la forza e la determinazione delle donne che non hanno mai avuto una voce negli anni del dopoguerra. Racconta di anni e anni di manipolazione sociale e psicologica.
Quella che ancora oggi caratterizza numerose, fin troppe, storie che vengono definite d’amore.
La manipolazione psicologica è stata definita come tentativo ripetuto di distorcere e modificare la realtà con l’intento di ottenere la gratificazione dei propri bisogni personali, spesso a scapito della persona manipolata.
Nella maggior parte dei casi sono le donne a essere vittime di tali atteggiamenti, e sappiamo bene che c’è poco di casuale: le donne subiscono più facilmente questo genere di meccanismi perché spesso li considerano normali, perché non hanno mai conosciuto altro, perché le loro madri hanno fatto lo stesso, perché la cultura, la società, la storia hanno fatto pensare alle donne di dover accettare una sorta di sottomissione a priori.

«A volte ce la stiamo mettendo tutta, e non veniamo visti. È doloroso», scrive la psicologa Ameya Gabriella Canovi, ed è così perché è questo che fa la manipolazione: ti fa pensare di essere tutto per l’altro, ti fa credere di doverti sentire onorata nel ricevere attenzioni, ti porta a sé con parole spesso alte, elevate, parole che nessuno ti aveva mai detto, parole perfette ma vuote e false. Perché dal piedistallo prima o poi bisogna pur scendere e accorgersi che non si può e non si deve essere tutto per l’altro. 

La manipolazione non nasce dalla follia o da situazione estreme, come spesso si tende a pensare; anzi, è qualcosa di molto vicino a noi, è un insieme di atteggiamenti così sottili e subdoli che un folle non riuscirebbe a riprodurre, ma che sono la specialità di una persona intelligente e con una grande ferita narcisistica. Manca qualcosa in me e lo ricerco dentro di te, mi sento piccolo e misero e voglio (il mio inconscio vuole) che tu mi faccia sentire il migliore, a costo di calpestarti e di far sentire misera anche te.

La letteratura è intrisa di narrazioni che ritraggono le donne come figure centrali di adattamento e sopravvivenza. Il romanzo La Casa in Collina di Cesare Pavese, ad esempio, esplora il percorso di una donna rurale alle prese con la solitudine e la necessità di reinventarsi in un mondo cambiato. Un'altra opera significativa è "La Ragazza di Bube" di Carlo Cassola, tra il 1958 e il 1959 in cui vengono tra l'altro illustrati, attraverso la storia di ragazzi innamorati, i problemi politici e sociali del dopoguerra.
"Nelle colline, ho imparato che la forza delle donne non conosce limiti, neanche di fronte alle macerie della guerra" scriveva Pavese, rivelando la resilienza che pulsava nelle donne di quel periodo.

Il film della Cortellesi non solo ci riporta al passato, ma solleva anche questioni che continuano a essere rilevanti oggi. L'equilibrio tra tradizione e progresso, la lotta per l'uguaglianza e la ricerca di un'identità propria sono temi intrecciati nel tessuto narrativo della narrazione.

Oggi più che mai siamo stanche, oggi più che mai è diventato fondamentale saper riconoscere questi atteggiamenti estremamente dannosi per la nostra salute psichica e purtroppo, in molti casi, anche per quella fisica. E per farlo bisogna prendere una profonda coscienza del nostro valore, della nostra forza, e bisogna comprendere che nessuno vale il prezzo della nostra libertà. Nessuno ci vuole bene davvero se, in qualsiasi modo, ha tentato di tarparci le ali.

Alessia Presterà 

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