C’è un filo rosso che unisce una grande quantità di opere; il leitmotiv. Il termine è di origine tedesca è composto da leiten che significa guidare o condurre e motiv ovvero "motivo" o "tema" e vuol dire letteralmente “filo conduttore” o “motivo conduttore”, un elemento che guida, orienta, che attraversa. Non si tratta solo di una ricorrenza, ma di una direzione, una trama invisibile che accompagna il corso dell’opera tenendo insieme le parti, come dei fili che cuciono un tessuto complesso e vivo. Trova la sua genesi nella musica romantica di fine ottocento, specialmente nelle opere di Richard Wagner, dove diventa una tecnica narrativa musicale: una breve melodia o frase musicale associata ad un personaggio, a un’emozione un concetto che ritorna nel tempo, modificandosi e trasformandosi con l’evolversi delle emozioni e dei sentimenti. Celebre è la Cavalcata delle valchirie, un motivo potente, riconoscibile che si innesta come firma sonora carica di significato.
Nel campo della letteratura il leitmotiv si presenta come un gesto, una parola, una descrizione o un pensiero che si ripete e si trasforma con lo scorrere del tempo. Non si tratta di una semplice ripetizione, bensì di una strategia narrativa che crea profondità psicologica, costruisce coesione e invita il lettore a cogliere connessioni nascoste.
Pensiamo a Marcel Proust e alla celebre madeleine in Alla ricerca del tempo perduto: un dolce immergersi nel tè diventa un portale per la memoria, un motivo ricorrente che struttura l’intero romanzo come flusso di coscienza e recupero del passato.
La madeleine non è solo un oggetto ma un simbolo, un accesso poetico a una realtà interiore che si svela lentamente.
Il leitmotiv come linguaggio del simbolo
Nell’arte visiva, specialmente nella pittura simbolista e surrealista, il leitmotiv assume la forma di un elemento visivo che appare in più opere o più volte nella stessa. E’ il caso per esempio delle figure enigmatiche di René Magritte la mela, il cappello a bombetta, la finestra, che diventano indizi di una poetica fondata sul mistero e sull’ambiguità della percezione.
Allo stesso modo nelle opere di Gustav Klimt ricorrono motivi ornamentali e dorature che non sono meri abbellimenti, ma segnali di un mondo interiore, esoterico e sensuale. Il leitmotiv visivo si trasforma così in un simbolo archetipico, in memoria stratificata che lo spettatore è chiamato a decifrare.
Il leitmotiv nel cinema
Nel linguaggio cinematografico il leitmotiv si manifesta in modo ancora più dinamico e multisensoriale. Qui, immagini, suoni, inquadrature, melodie si fondono per creare una rete di significati che lega l’inizio e la fine, il visibile e l’invisibile. Pensiamo allo Squalo di Spielberg, quelle due note ricorrenti bastano a creare l’immagine dello squalo bianco che dalle profondità del mare è pronto ad attaccare l’imbarcazione: questo è un esempio, ma anche Star Wars e il suo tema musicale che accompagna Darth Vader è capace di evocare presenza, potere e minaccia.
Ma il leitmotiv non è solo sonoro: in un film come Vertigo di Hitchcock, lo schema a spirale si ripete visivamente e narrativamente, alludendo ad un’ossessione ciclica, ad un amore malato e al destino che si avvolge su se stesso. Il motivo conduttore qua è l’eterno ritorno, una visione tragica e ipnotica del tempo.
Anche nel cinema d’autore come Tarkovskij o Fellini il leitmotiv ha una funzione poetica; l’apparizione ricorrente di un oggetto (una candela, un sogno, una figura femminile) scandisce il ritmo interiore dell’opera più che la sua linearità narrativa.
Ma il leitmotiv cinematografico può essere anche visivo e narrativo; in Inception di Nolan il suono rallentato della canzone. Mentre Non, je ne regrette rien di Edith Piaf diventa il segnale del ritorno alla realtà, un ponte tra i livelli onirici. Nel Settimo sigillo di Bergman, la figura della morte che gioca a scacchi si ripresenta in più momenti, diventando un’icona di una riflessione sull’esistenza.
Il cinema di Terrence Malick, fatto di immagini liriche e voci fuori campo, utilizza motivi visivi, il vento, gli alberi, la luce filtrata come elementi ricorrenti di una meditazione spirituale e ontologica. In un altro registro il cinema di Pedro Almodovar è popolato da colori, oggetti e riferimenti che ricorrono da un film all’altro, costruendo un universo stilistico personale e riconoscibile.
In molti casi, il ritorno di un motivo nel cinema non ha solo una funzione narrativa ma anche emozionale; risveglia nel pubblico un senso di deja vu, di connessione profonda, trasformando lo spettatore in interprete attivo.
Leitmotiv e memoria culturale
Il leitmotiv più che un semplice ornamento stilistico si configura come un dispositivo mnemonico, uno strumento di costruzione della memoria culturale. La sua forza sta nella capacità di evocare senza spiegare, di legare elementi disparati attraverso un filo invisibile.
In termini antropologici il Leitmotiv si avvicina alla struttura del mito: elementi che si ripetono attraverso i secoli, mutando forma ma non sostanza. Basti pensare al motivo del viaggio, della caduta, della rinascita: archetipi narrativi che tornano costantemente in tutti i generi dai romanzi ai videogiochi, nelle tragedie greche come nelle serie tv.
Il ritornello dell'esistenza
Il leitmotiv è in fondo, il ritmo segreto dell’opera d’arte; è ciò che permette al frammentario di farsi unito, al particolare di acquisire universalità. Non è solo un elemento formale, ma un’istanza profonda dell’umano: il bisogno di trovare, nel caos dell’esperienza un segno, un ritorno, una costanza. Come nella musica dove una melodia ritorna e ci consola, così nel mondo dell’arte, della letteratura, del cinema, il leitmotiv è un atto di fedeltà alla memoria, al senso, alla bellezza.
Federico Valenti
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