7 marzo 2011

Benedetti – Non ti salvare (audiolettura)



Quasi sconosciuto da noi, nonostante la sua famiglia sia di origini italiane, Mario Benedetti è stato poeta, romanziere, saggista e, nella più tipica delle tradizioni latinoamericane – purtroppo – un rifugiato politico – nel suo caso dalla dittatura instaurata nel suo amato Uruguay. Per tutti, e anche per Saramago che era suo amico, Benedetti è soprattutto un poeta; così, infatti, il 4 maggio del 2009, pochi giorni prima della sua morte, quando lo scrittore portoghese seppe del suo ricovero in ospedale scrisse sul suo Caderno:

[…] strappiamo le sue poesie all’immobilità della pagina e facciamone una nuvola di parole, di suoni, di musica, che attraversi l’oceano atlantico (le parole, i suoni, la musica di Benedetti) e si fermi, come un’orchestra protettrice, davanti alla finestra che è proibito aprire, avvolgendogli il sonno e facendolo sorridere al suo risveglio. Ai medici bisogna riconoscere qualcosa, ammettiamolo, ma anche noi, tutti quelli che da ogni parte del mondo hanno dato il proprio contributo personale, unendo poesie di Benedetti con poesie di Benedetti, abbiamo fatto la nostra parte. Mario Benedetti sta meglio. Leggiamoci quindi una sua poesia.


Dalla raccolta Inventario la poesia Non ti salvare, in italiano e spagnolo.



Non ti salvare

Non rimanere immobile
sull’orlo della strada
non freddare la gioia
non amare indolente
non ti salvare ora

né mai
non ti salvare
non riempirti di calma
non tenerti del mondo
solo un angolo quieto

non chiudere le palpebre
pese come sentenze
non restare senza labbra
non dormire senza sonno
non pensare senza sangue
non giudicare senza tempo

ma se
malgrado tutto
non lo puoi evitare
e raffreddi la gioia
e ami con indolenza
e ancora ti salvi
e ti riempi di calma
e ti tieni del mondo
solo un angolo quieto
e lasci cadere le palpebre
pese come sentenze
e ti asciughi senza labbra
e dormi senza sonno
e pensi senza sangue
e giudichi senza tempo
e immobile ti fermi
sull’orlo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me.





No te salves
No te quedes inmóvil
al borde del camino
no congeles el júbilo
no quieras con desgana
no te salves ahora
ni nunca
no te salves
no te llenes de calma
no reserves del mundo
sólo un rincón tranquilo
no dejes caer los párpados
pesados como juicios
no te quedes sin labios
no te duermas sin sueño
no te pienses sin sangre
no te juzgues sin tiempo

pero si
pese a todo
no puedes evitarlo
y congelas el júbilo
y quieres con desgana
y te salvas ahora
y te llenas de calma
y reservas del mundo
sólo un rincón tranquilo
y dejas caer los párpados
pesados como juicios
y te secas sin labios
y te duermes sin sueño
y te piensas sin sangre
y te juzgas sin tiempo
y te quedas inmóvil
al borde del camino
y te salvas
entonces
no te quedes conmigo.



Tratto da: M. Canfield (a cura di), Poesia straniera. Spagnola e Ispanoamericana, Gruppo editoriale L’Espresso S.p.A., Roma, 2004, (supplemento al quotidiano «La Repubblica»), traduzione M. L. Canfield.


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