24 gennaio 2026

L’arte può sopravvivere al suo creatore? Il caso Van Gogh “non” insegna.

Il desiderio malcelato di molti artisti, scrittori, musicisti... è di essere ricordati dopo la morte. In altre parole che le opere sopravvivano nel tempo ai loro creatori. D’altra parte chi realizza qualcosa che abbia dignità artistica intende lasciare un segno che, per non essere effimero, dovrebbe resistere alle mode così come alle ingiurie del tempo.

Tra i pittori soprattutto si cita spesso il caso di Vincent Van Gogh, come appiglio alla possibilità che le proprie opere ricevano post mortem la considerazione che non hanno avuto in vita. Come a coltivare una speranza, per quanto remota, che il successo alla fine arriverà con soddisfazione degli eredi.
Quantomeno è opinione abbastanza diffusa che le opere siano destinate a rivalutarsi dopo la morte dell’artista. Ma è davvero così?

Il pubblico iniziò a scoprire le opere di Vincent Van Gogh con una mostra che si tenne nel 1889, l’anno prima della sua morte. Erano esposte l'Iris e la Notte stellata sul Rodano. Ma fu una seconda mostra nel 1890 ad attirare l’attenzione di parecchi estimatori. Non bastarono tuttavia a decretare il successo dell’artista. Il fratello Théo, mercante d’arte, che avrebbe potuto promuovere la sua produzione, morì nel gennaio 1891.
Per vedere riconosciuto il valore di questo genio si dovrà attendere ancora qualche anno. E ciò fu grazie a Henk Bremmer, critico d'arte che nelle sue lezioni e conferenze si fece divulgatore di Van Gogh. Poi fu la volta di Helene Kröller-Müller che divenne collezionista di molte sue opere nel museo da lei fondato, il Kröller-Müller Museum. Da qui in poi la fama di questo genio non ebbe limiti arrivando fino a noi, icona assoluta del genio tra follia e visionarietà.

Altri grandi artisti riscoperti post mortem ce ne sono stati. Per esempio Amedeo Modigliani, troppo “avanti” per i suoi tempi, tanto da essere osteggiato sia da critici di allora oltre che dal pubblico che non comprendeva la sua arte.

A questo punto la domanda che viene spontanea è: sono ancora possibili casi del genere? Ha qualche fondamento l’idea che le opere possano rivalutarsi dopo la morte del suo autore?

C’è un dato sostanziale che rende improbabile tale prospettiva. Rispetto al periodo in cui viveva Van Gogh, l’accesso ai social, internet, giusto per citare alcuni dei mezzi di comunicazione più diffusi, hanno amplificato a livello mondiale la diffusione delle informazioni. Oggigiorno non c’è artista che non abbia pubblicato sul web le proprie opere. Se non possiede un sito web specifico, può avvalersi di piattaforme che rendono disponibili le immagini delle proprie opere a livello planetario. Pertanto se un nuovo Van Gogh davvero esistesse, difficile non accorgersene. Oggi tutti sanno tutto di tutti, e in tempo reale, giusto per semplificare. 

Fino a un secolo fa poteva succedere che una mostra potesse essere confinata tra pochi estimatori. Per quanto il caso di Antonio Ligabue ci fa comunque capire come già negli anni ‘50 una mostra in un paese della bassa padana poteva essere sufficiente per mettere in luce le capacità di un artista dotato.

Tutto ciò ci fa pensare come l’idea che un artista al giorno d’oggi possa essere riscoperto come un Van Gogh o un Modigliani è estremamente improbabile, se non presupponendo che questi per tutta la vita abbia realizzato capolavori tenuti gelosamente chiusi in soffitta.

C’è un secondo punto da considerare. Oggi più che un tempo non è solo la dimensione estetica, la bellezza intrinseca, a decretare il valore dell’opera d’arte. Esiste una dimensione chiamiamola “finanziaria” che fa sì che opere esteticamente grette entrino nei musei a discapito di opere realizzate da artisti di talento che non hanno avuto la fortuna di far parte di circuiti commerciali importanti. Oggi il mercato dell’arte è in mano a stakeholder che puntano sul tale artista facendogli fare mostre importanti, aggiudicazioni in asta con prezzi da capogiro, in base a scelte speculative da far inorridire i cultori dell’arte pura.
In base a questa logica un artista di talento come Modigliani oggi forse faticherebbe anche di più ad emergere se non fosse supportato da importanti galleristi o mercanti che, guarda caso, operano in mercati che non sono più quelli dell’Italia di provincia.

A rendere ancora più pessimistica la prospettiva di una riscoperta postuma sta pure il fatto che rispetto ad un secolo fa il rapporto fra domanda (di collezionisti) e offerta (di opere d’arte) si è drammaticamente ribaltato a svantaggio di queste ultime. Oggi, rispetto al passato, assistiamo ad una pletora di opere d’arte immessi sul mercato, da un lato, e dall’altro ad una contrazione del numero dei potenziali acquirenti che rende estremamente alta la concorrenza tra gli artisti. Quelli che si “salvano” sono per lo più gli artisti storici morti da parecchio tempo. 

Concludiamo con un’ultima considerazione. Se non ci ha pensato l’artista in vita a promuoversi attraverso, mostre, cataloghi, presentazioni ecc. difficile pensare che, una volta morto, questa promozione si generi da sola. A meno che non ci pensino gli eredi: il che significa però investire in un mercato sempre più difficile e turbolento.

Paolo Avanzi

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