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Il corpo e lo scandalo
Tra il 1971 e il 1974 il regista Pasolini realizzò un trittico di film tratti da celeberrime opere letterarie medievali: il Decameron, i Racconti di Canterbury, il Fiore delle Mille e una notte. Fil rouge è la gioiosità del sesso e la fragile bellezza del nudo. Seni, natiche, addirittura un pene eretto, erano motivo di scandalo per l’intorpidito pubblico borghese. Come ebbe a dire l’intellettuale Alberto Moravia:
[Pasolini scandalizzava quella] borghesia italiana che in quattro secoli ha creato due più importanti movimenti conservatori d'Europa, cioè la controriforma e il fascismo.
Ogni opera di Pasolini, sia letteraria che cinematografica, era attraversata da un’inquietudine tesa a scioccare lo spettatore vinto dalla mentalità limitata e ipocrita della borghesia. La missione del cineasta bolognese fu mettere alla berlina il bigotto perbenismo dell’italiano medio che si indignava per i nudi e la sessualità quando non c’era nulla di più naturale per l’essere umano.
Ma il mio odio per la borghesia è in realtà una specie di ripugnanza fisica verso la volgarità piccolo-borghese, la volgarità delle “buone maniere” ipocrite, e così via. Forse soprattutto perché trovo insopportabile la grettezza intellettuale di questa gente.
Occhi cavati dalle orbite, pugnali che attraversano scatole craniche, trapani che forano le cervella, corpi squartati e fatti a pezzi: ecco gli ingredienti che resero unici i film di Lucio Fulci che, tra il 1980 e il 1981, realizzò pellicole considerate capisaldi dell’horror e che fecero scuola perfino in America: Paura nella città dei morti viventi, l’Aldilà, Quella villa accanto al cimitero.
Io nei miei film lavoro sempre intorno al peccato, perché questa è una chiave che mi piace molto.
Anche in Fulci si muoveva un sadico piacere nel mettere a disagio lo spettatore attraverso immagini tra le più truculente. Dello shock il “terrorista dei generi” ne aveva fatto fin dai primi film il suo marchio di fabbrica: si pensi ai mediocri All’onorevole piacciono le donne (amara satira della DC) e la Pretora (a suo modo un graffiante ritratto della magistratura). Lucio Fulci si scagliava contro una sonnacchiosa classe dirigente che preferiva messaggi rassicuranti ad altri scomodi per la loro sincerità.
Gli uomini veramente di profondo senso religioso non si scandalizzano mai. Insomma, non credo che Cristo si scandalizzasse mai... [...] Anzi non si è mai scandalizzato. Si scandalizzavano i farisei.
Il corpo scandalizzava l’italiano medio che si cullava nella putrida calma dei suoi orizzonti limitati.
Il corpo e la libertà
Mostrare immagini forti faceva parte di un preciso messaggio: l’artista è libero di esprimere se stesso e il proprio pensiero con qualsiasi mezzo e in qualsiasi modo.
Fin dagli esordi al cinema Pasolini ebbe problemi con la censura: si pensi, tra i tanti esempi, l’episodio la Ricotta del film Ro.Go.Pa.G. che gli valse l’accusa di vilipendio della religione.
Pier Paolo Pasolini per l'episodio de La ricotta venne condannato per vilipendio della religione e poi amnistiato; la pellicola tornò così sugli schermi con un nuovo titolo imposto.
Da Accattone fino all’ultimo lavoro, Salò, Pasolini ebbe una vera e propria persecuzione giudiziaria a causa delle sue opere considerate poco convenzionali per l’epoca.
Lo sa che su molti giornali è vietato fare il mio nome a meno che non si tratti di cronaca nera e di casi giudiziari? […], non so proprio spiegarmi la ragione di questo accanimento, di questo continuo linciaggio.
Per non parlare di tutti i lavori di Lucio Fulci che furono bistrattati dalla critica e stuprati dalla censura! In una sua ultima intervista, ormai debole e malato, dichiarò con estrema lucidità che il cinema, per lui, era «un atto di libertà». L’arte è libera così anche l’artista, ciò ricorda la frase, attribuita a Oscar Wilde, che afferma: «non esistono libri morali o immorali, esistono libri scritti bene o scritti male».
Tramite le immagini estreme del corpo umano Pasolini e Fulci esprimevano il bisogno di libertà dell’artista e la condanna contro la censura che non era altro la più bieca manifestazione della piccolezza della morale borghese.
Il corpo rivendicava quella libertà che i potenti volevano togliergli.
Il corpo e la politica
Il sesso si esprime il vitalismo che il borghese tentava in tutti i modi di reprimere. Se, ad esempio, in Teorema o Porcile i personaggi sono appiattiti e annoiati – metafora della classe dirigente – nella Trilogia della vita sono esuberanti, effervescenti, vitali – allegoria dei ragazzi di vita e degli indigeni del Terzo mondo che ancora conservavano l’afflato divino.
Al raffinato e al sottoproletariato spetta/la stessa ordinazione gerarchica/dei sentimenti: entrambi fuori dalla/storia,/in un mondo che non ha altri varchi/che verso il sesso e il cuore,/altra profondità che nei sensi./In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
Inoltre la carne custodiva l’identità che resisteva all’avanzare della società di massa dell’Italia del boom economico. Un’altra accusa che muoveva Pasolini alla borghesia italiana era quella di conformismo: il consumismo aveva appiattito gli ideali e le passioni, trasformando l’Italia in un’orrenda macchia uniforme. I corpi nudi, invece, rappresentavano l’ultimo baluardo di naturalezza.
La carne violentata, per Fulci, era specchio dei tempi che la penisola stava attraversando. Gli anni di piombo, tra sequestri di persona e omicidi, avevano fatto sprofondare l’Italia in un vortice di morte e paranoia. Inevitabilmente il cinema raccoglieva tali umori per metterli su pellicola. Ecco perché i film si facevano via via più cinici e crudeli perché riflettevano la contemporaneità. L’inferno, per Fulci, irrompeva nel reale facilmente e all’improvviso e gli individui, simili a manichini senza personalità, erano costretti a muoversi disorientati in un vero e proprio incubo.
Mi terrorizzano i telegiornali, con le loro notizie e l'evidente compiacimento che hanno nel fare il resoconto delle disgrazie umane.
Evocative le immagini finali dell’Aldilà: i protagonisti, accecati dall’orrore e privati di raziocinio, soccombono al male che li imprigiona in una landa desolata e piena di cadaveri ammucchiati gli uni sugli altri.
In Fulci e Pasolini era presente una sorta di anti-Umanesimo: del movimento culturale del Quattrocento ripresero la figura del corpo come unica misura della realtà, ma depotenziandolo della fiducia verso il genere umano, per loro sempre più perverso e insalvabile.




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