Nel 1970 uno studioso dei Rotoli del Mar Morto pubblicò una teoria destinata a travolgere la sua reputazione: il cristianesimo avrebbe nascosto la memoria di un antichissimo culto psichedelico. Una tesi respinta dagli studiosi. Ma che, più di mezzo secolo dopo, continua stranamente a interrogarci.
Nel 1970 John Marco Allegro aveva quasi tutto ciò che occorre per essere ascoltato: una solida formazione filologica, una conoscenza rara delle lingue semitiche, un posto nella squadra internazionale che studiava i Rotoli del Mar Morto e una reputazione costruita intorno ad alcuni dei documenti più affascinanti del Novecento. Poi pubblicò un libro. E, in larga misura, perse tutto.
Quel libro si intitolava The Sacred Mushroom and the Cross. Il fungo sacro e la croce. Una tesi tanto semplice da sembrare scandalosa e tanto complessa da richiedere centinaia di pagine: all’origine del cristianesimo, secondo Allegro, non ci sarebbe stato soltanto un insieme di credenze, ma il ricordo di antichissimi culti della fertilità legati all’uso rituale di un fungo psicoattivo, l’Amanita muscaria. Parole, miti, formule religiose e persino alcune figure evangeliche sarebbero state, nella sua lettura, il rivestimento simbolico di un sapere iniziatico più antico.
Non era un dilettante alla ricerca di notorietà. Ed è proprio questo a rendere la storia interessante. Allegro parte dalle parole. Le smonta, le rincorre attraverso l’aramaico, l’ebraico, il greco e soprattutto attraverso ipotetiche radici sumeriche. Cerca corrispondenze tra pioggia e fertilità, tra sessualità e divino, tra il ciclo della natura e la nascita delle religioni. Finché compie il salto: da una possibile parentela simbolica costruisce una spiegazione complessiva delle origini cristiane.
È lì che il fascino diventa problema. Perché un conto è riconoscere che le religioni non nascono nel vuoto e che simboli, riti e linguaggi migrano da una cultura all’altra; altro è sostenere che dietro il cristianesimo si nasconda un culto del fungo e che il linguaggio dei testi sia stato costruito per occultarlo.
La reazione fu durissima. Specialisti delle lingue antiche contestarono le basi di molte derivazioni proposte; ciò che Allegro presentava come una genealogia nascosta delle parole apparve ai suoi critici come una catena di analogie troppo libere. Le sue etimologie furono giudicate forzate, molte connessioni indimostrate, il metodo eccessivamente incline a trovare ciò che cercava. La polemica finì per travolgere anche l’uomo: da studioso dei Rotoli del Mar Morto divenne, nell’immaginario accademico, l’autore del “Cristo-fungo”.
Eppure il libro non è scomparso. Cinquantacinque anni dopo la sua pubblicazione, nel 2025, la rivista accademica «Religions» è tornata diffusamente su Allegro e sulla sua eredità. Non per proclamare che avesse ragione, ma per interrogarsi sullo straordinario potere di sopravvivenza della sua idea. Ed è forse questa la domanda più interessante: perché alcune teorie, anche quando vengono respinte sul piano scientifico, continuano ad abitare l’immaginario? Forse perché Allegro tocca qualcosa che viene prima del cristianesimo e persino prima della religione organizzata: da dove nasce l’esperienza del sacro?
L’uomo ha sempre cercato di oltrepassare i limiti ordinari della coscienza. Con il digiuno, il ritmo, la danza, l’isolamento, il dolore, il sogno. E, in alcune culture, attraverso sostanze capaci di modificare la percezione. Che queste esperienze possano aver avuto un ruolo in determinati culti è una questione legittima per l’antropologia e per la storia delle religioni. Trasformarle nella chiave unica per spiegare il cristianesimo è, invece, tutt’altra cosa.
Ma è proprio qui che Allegro continua a interrogarci. Non tanto sul fungo, quanto sul nostro rapporto con le prove. Quanto possiamo spingerci indietro nella storia delle parole prima che l’interpretazione cominci a produrre essa stessa ciò che vorrebbe scoprire? Quando una somiglianza diventa indizio? Quando un indizio diventa prova? E quando una teoria elegante diventa così seducente da non avere più bisogno di essere vera?
Forse il vero segreto di The Sacred Mushroom and the Cross non è nascosto nei Vangeli. È nascosto nel nostro desiderio di credere che dietro ogni racconto ce ne sia un altro, più antico e più proibito. Una parola dietro la parola. Un rito dietro il simbolo. Una verità che qualcuno, da qualche parte, avrebbe voluto cancellare. John Allegro cercò quella verità così a fondo da finire, probabilmente, per costruirne una propria. Ed è proprio per questo che vale ancora la pena leggerlo, non per sapere se Cristo fosse un fungo, ma per capire quanto sottile sia il confine tra ciò che il passato ci consegna e ciò che noi, ostinatamente, desideriamo trovarvi.

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