26 aprile 2010

Il versi-ficare tagliente di Ungaretti



Avete mai udito e veduto Ungaretti declamare qualche sua poesia?

In virtù d’una mia ri-lettura delle poesie di Giuseppe Ungaretti, mi è sovvenuto il ricordo di un filmato che ebbi modo di vedere casualmente molti anni fa in tv, restandone entusiasta per forza e incisività. Il poeta declama Inno alla morte, ponendo avanti con forza tumultuante l’espressione di umanità e verità che i suoi versi testimoniano, evocando la sensazione del viaggio verso un luogo di agrezze e spigolosità.
Un filmato breve ma intenso, che di tanto in tanto amo ripassare a mente, come a voler sentire il calore d’un fiammeggiare emozioni, tramite la forza del verso, in cui la voce e l’espressione del volto del poeta, seguono la musica delle sue stesse parole che incidono l’anima, come un punteruolo morbidi carni, dando tangibilità al segreto d’una dimensione ricordando che: hic situs luce finita.
La notte, quindi, alla fine della luce, che elimina lo spazio, restituendo spazio al silenzio. Ricordandoci di quel Segreto che il nostro essere è responsabile della comunicazione dello stesso, nonostante per Ungaretti la poesia fosse un atto, forse il più alto, della vita.


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