10 gennaio 2026

Il lato erotico di Dino Buzzati

Dino Buzzati (1906 - 1972) è noto al pubblico soprattutto per il suo romanzo Il deserto dei Tartari e per le sue raccolte di racconti dove il fantastico si intreccia con il reale narrato con il piglio meticoloso del giornalista. 

Giornalista al Corriere della Sera, Dino Buzzati ha saputo ricreare piccoli mondi immaginifici partendo da fatti di cronaca. Articoli giornalistici che prendono deviazioni impreviste colorandosi di suggestioni che ci conducono ad assaporare l’altra faccia della realtà. Una dimensione onirica, spesso inquietante, dissimulata sotto una superficie di compassata normalità.

Tutto ciò ci ha trasmesso di Dino Buzzati l’immagine di uno scrittore straordinariamente creativo ma tuttavia “controllato”, con l’aplomb tipico della borghesia milanese a cui apparteneva.

In realtà le sue storie, narrate con la prospettiva apparentemente distaccata del giornalista, rivelano un sottofondo di pulsioni che lasciano trasparire una profonda carica emotiva in cui si agitano violenza e sesso per quanto sublimati.

Esiste quindi un Dino Buzzati “erotico, alle prese con queste sue passioni sviscerate, intellettualizzate ma non soffocate. E lo ritroviamo in diverse opere pittoriche, dato che lui fu anche pittore, anzi prima pittore che scrittore come si definiva lui. E’ come se sulla tela il Buzzati più vero fosse riuscito a liberarsi del proprio autocontrollo per riversare senza vincoli l’inconscio allo stato puro. 

Nei soggetti delle sue opere pittoriche troviamo giovani donne rappresentate in pose sensuali, dove non di rado l’erotismo si coniuga con la perversione. Come per esempio nell'acrilico su cartone Le cirque Melmoth dove giovani fanciulle nude sono ritratte in una sorta di esibizione sadomaso gestita da una maitresse. Non c’è traccia di volgarità o pornografia, si tratta di figure frutto dell’immaginario erotico dell’artista che lasciano trasparire un senso di mistero e di surreale, che è quello che ritroviamo nei suoi racconti. 

Altre opere pittoriche di Buzzati rappresentano giovani donne in questa dimensione erotica fuori dall’ordinario. Quasi a suggerire un inestricabile connubio tra eros e violenza, forse ammissibile nel secolo scorso, meno nella nostra epoca assoggettata al “politically correct”. Per quanto si tratti di un gioco intellettuale quello che compie Dino Buzzati utilizzando tutte le sfaccettature della sfera dell’amore senza ipocrisie né inibizioni. 

E’ un’operazione questa che ritroviamo nel suo romanzo “erotico” nel senso più letterale del termine Un amore. Il protagonista è Antonio Dorigo, cinquantenne architetto milanese convolto o potremmo dire meglio vittima di una relazione con una ragazza, Laide. Una “escort” la definiremmo oggi, con la quale ha un rapporto sessuale che tuttavia non lo appaga. Questo architetto si innamora di questa ragazza, e per quanti sforzi faccia non riesce ad essere corrisposto sul piano sentimentale. 

In questo romanzo Dino Buzzati abbandona la dimensione fantastica. Dal suo piedistallo di distaccato cronista del mistero scende nei meandri della cruda umanità, quella personale. Al punto che non è difficile intuire tra le sofferenze sentimentali di questo affermato professionista un risvolto autobiografico. I personaggi del romanzo sono tutti inventati, ma tuttavia come dichiarò lo stesso Buzzati, questa storia è la più sentita, è quella in cui egli ha voluto mettersi in gioco con le proprie comprensibili “debolezze”. Una sfida, se vogliamo definirla, tanto più impegnativa considerando che l’amore di cui parla il romanzo, non è quello leggiadro e romantico dei romanzi rosa, ma quello carnale e “sporco” della prostituzione. La figura femminile protagonista del romanzo è un personaggio ambiguo, intrigante che gioca come il gatto con il topo. Per rivalersi della sua condizione di inferiorità (in quanto prostituta) non si fa scrupolo nell’ingannare quest’uomo che (a dispetto del suo dichiarato amore) non è che uno dei tanti “clienti”.

Cos’è in definitiva l’amore per Dino Buzzati? E’ una dimensione sicuramente complessa, al punto da sfuggire allo stesso autore il quale piuttosto che darne una interpretazione rassicurante (che rischierebbe di apparire edulcorata) preferisce indagarne gli aspetti più inquietanti dove il piacere è solo un lato della medaglia. E la violenza e la sofferenza, per quanto sublimati, sono aspetti comunque imprescindibili.

Paolo Avanzi

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