Le parole architettura e architetto costituiscono un’eredità del termine greco archiĕktōn, composto da archi- “archi” e tĕktōn “costruttore”. Se attualmente in architettura sono proposte teorie effimere lo si deve alla dimenticanza dell’articolato simbolismo riguardante il cerchio.
Non essendo più usi a soffermarci sull’origine o etimologia delle parole, dimentichiamo che esse non sono il risultato dell’occasionalità o dell’alterazione di procedenti fonemi. Piuttosto esse sono da intendere quali prodotto di complessi rapporti e interazioni concettuali a più livelli non facili ormai da comprendere.
Ciò che definirebbe la realtà profonda dell’architettura sarebbe quindi legato a diversi aspetti della circonferenza. In ambito metafisico essa è considerata un punto espanso, mentre in quello matematico-geometrico è vista come distanza da un centro. È una descrizione ingegneristica che riduce tutto allo strutturalismo meccanico e questo, a uno sguardo attento, appare privo di idealità e finalità al di là del funzionalismo utilitaristico.
È significativo quanto dichiarato da William Rubin, direttore del MoMA, secondo il quale tutto ormai è arte. È una situazione per cui ogni tesi e antitesi non trovando confronto e misura nell’altra priva di significato l’interpretazione e lo stesso lavoro artistico.
Nell’ambito dell’architettura di cui si discute, vale il proliferare delle mega strutture, e la critica, ormai impotente a formulare criteri incisivi, giustifica la sua perdita di capacità propositiva con lo spostamento del confronto intellettuale su internet. In esso, a causa dell’apparente democraticità di dialogo aperto a tutti, pur nella distinzione fra esperti addetti ai lavori è diffusa, come rimarcato solo la banalità.
Ben diverse erano le possibilità espressive, alle origini del pensiero architettonico, offerte da un vasto sistema di simboli fra i quali, appunto, il cerchio allegoria della totalità. Un simbolismo che si estendeva a ogni elemento costruttivo, persino agli strumenti di lavoro, come si può leggere in ogni trattato che illustra il significato dei simboli. Era parte di una visione che connetteva tutto attraverso il sistema delle analogie. Esso può ora sembrare ingenuo, ma trovava sostegno e motivazione nella genesi del cosmo a partire da uno stato essenziale unitario, simboleggiato dal punto in geometria e dallo zero e l’uno in matematica.
La riflessione metafisica legata a ciò, si collegava al “mondo delle idee” platoniche come indicato dalla frase: "Non entri qui nessuno che non conosca la geometria", che sarebbe stata incisa all'ingresso dell'Accademia di Platone ad Atene. Non era un divieto ma un invito ad approfondire i significati portati dal simbolismo matematico e e geometrico quale espressione del cosmo, sia in senso materiale sia superiore.
Attraverso il vasto sistema dei rapporti fra il centro e il cerchio, che ne costituiva la “periferia” o aspetto esteriore, era presentata l’origine metafisica del cosmo fino alla sua attuazione materiale. Questo aspetto, appartenente al “mondo delle idee”, era trasfuso o meglio trovava applicazione nelle costruzioni che così costituivano una replica del cosmo, nella quale costruttori e fruitori si identificavano idealmente e interiormente. Quanto detto vale solo quale sintetica presentazione di un argomento che richiederebbe una articolata spiegazione di aspetti della storia dell’architettura poco noti. La dimenticanza del simbolismo metafisico, che l’animava un tempo, si deve alle dinamiche dell’entropia, delle quali abbiamo trattato in un precedente articolo: La spirale dell’arte nel quale sono presi in considerazione alcuni aspetti connessi con gli sviluppi delle arti figurative in connessione ai gruppi sociali predominanti in vari periodi storici.
| Schema delle parti che compongono un’arcata |
Il ritrovamento e la comprensione di tali concetti originali richiede una forma di rivoluzione, termine il cui vero significato etimologico è quello di un ritorno sul punto di partenza. Si tratterebbe di un diverso indirizzo concettuale per l’architettura, ma anche per le altre arti, secondo il quale, come avviene nel caso delle problematiche psicologiche, dove prima è necessario riconoscere che ci sono delle disfunzionalità. Questo vale anche nei confronti dei fattori di crisi della società globalizzata convergenti verso una crisi di grande portata.
Possiamo partire dal Movimento moderno, sviluppatosi tra le due guerre mondiali. Esso è stato formalizzato concettualmente, non a caso, mentre iniziava a diffondersi il massiccio uso di nuovi materiali quali il calcestruzzo e l’acciaio. L’architettura “delle pietre”, dalle sue origini, è stata condizionata dalla forza di compressione; grazie alle possibilità offerte da tali materiali si iniziavano ad avere forme mai viste.
Ciò si accompagna a un funzionalismo razionalistico del quale è parte il passaggio dalla realizzazione artigiana individualistica a quella industriale di massa e la semplicità formale (Scuola di Chicago, Bauhaus) è eletta a estetica.
Alcuni decenni dopo, come il Barocco era stato lo sviluppo esasperato dello stile del Rinascimento (del quale negava la razionalità classicista), il Brutalismo si è presentato, nei confronti del Movimento Moderno, quale esaltazione dell’oggettività dei materiali. In particolare in relazione al calcestruzzo, vetro e metallo lasciati a vista senza il purismo essenziale delle forme e delle geometrie, che costituivano il live motive del Movimento moderno, percepite come una deriva estetizzante.
Nel proseguo delle contrapposizioni speculari fra movimenti, ne è seguito il Post Moderno, caratterizzato dalle citazioni colte in opposizione al “naturalismo” del Brutalismo.
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| Esempio di costruzione appartenente al Decostruttivismo. Lou Ruvo Center for Brain Health, a Las Vegas, di Gehry. |
Il successivo Decostruttivismo, strutturalmente casuale o arbitrario, può essere ritenuto lo sviluppo finale delle concezioni architettoniche attuali. Comprende, infatti, elementi arbitrariamente inclinati, visivamente instabili, parti sporgenti in modo caotico e un complessivo rifiuto dell’armonia.
Questa, pur con cambiamenti attraverso i secoli, è rimasta uno dei principi sui quali l’architettura si è basata e ha sempre cercato di esprimere. Non a caso era definita “armonia celeste pietrificata”, in quanto applicazione di principi e rapporti armonici fra le parti quale riflesso dei ritmi superiori, dei quali era vista l’applicazione in terra.
L’esaltazione della caoticità e dell’accidentalità, propria del Decostruttivismo, quali sinonimi di libertà, possono apparire teoricamente interessanti, ma il caos e la deregolamentazione sono dissolutivi in ogni ambito. Questo è dimostrato dalla brevità temporale riguardo la quale i vari movimenti moderni hanno ricevuto attenzione prima di essere sostituiti da altri.
Le “stravaganze” del Decostruttivismo lo indicano quale fase finale del percorso concettuale che ha caratterizzato il periodo storico attuale. Dobbiamo, tenere conto che lo sviluppo umano indefinito è un concetto che poggiava sull’ottimismo legato agli sviluppi industriali e tecnologici ottocenteschi. Negli ultimi cinquanta anni è stato contradetto da varie situazioni, a partire da una visione più ecologica dell’esistenza.
Il superamento delle tendenze dissolutive e caotiche del decostruttivismo e quelle non dissimili nelle altre arti figurative richiedono un ampio ripensamento riguardo al valore e quindi il recupero di aspetti di un pensiero che può sembrare sorpassato, ma solo perché la sua riscoperta richiede un’ampia spiegazione propedeutica. Non si tratterebbe di un ritorno al Primitivismo, il cui antesignano già a metà del diciottesimo secolo fu il filosofo franco-svizzero Jean-Jacques Rousseau.
Essa fu artificiosa e inefficace, benché abbia costituito una proposta paleo ecologista nei confronti dello sviluppo industriale.
Il recupero del simbolismo metafisico della matematica e della geometria, in ambito architettonico, a partire dal cerchio, non costituisce un artificioso gioco intellettuale. Permetterebbe di ritrovare un sistema
cosmologico nel quale natura ed essere umano si completano quali parti di un tutto superiore omnicomprensivo. Rimanendo in ambito costruttivo, a tale totalità seguiva, ad esempio, quello della proporzionalità e dell’armonia fra le parti di un edificio e del territorio. Come possiamo osservare in qualsiasi “periferia, anche gli sviluppi urbani sono pervasi o meglio il prodotto di una metastasi frutto delle dinamiche economiche.
Giovanni Golfetto


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