Quando si parla di Giorgio De Chirico vengono subito alla mente le piazze italiane vuote, i manichini che si abbracciano oppure i paesaggi arcadici con vestigia greche. In fondo De Chirico è soprattutto questo, ma è anche molto altro; ci sono opere con un vezzo barocco, quelle che rappresentano cavalli, ma ci sono altre opere poco note dove De Chirico mostra da un lato l’influenza degli impressionisti, dall’altro quella della Sicilia, essendo il padre originario di Palermo. Ed è proprio il suo rapporto con la Sicilia a essere indagato nella mostra Giorgio De Chirico. Il sole della Metafisica. Una mostra che espone opere che potremmo considerare inedite, dato che provengono da collezioni private, quindi normalmente non visionabili al pubblico.
Il rapporto con la Sicilia viene esplorato grazie al dialogo con gli scatti di fotografi che hanno reso celebri i paesaggi e i volti dell’isola come il compianto
Giuseppe Leone, ma anche Giovanni Chiaramonte, Pino Ninfa e Armando Rotoletti. Ma per lo scrivente è interessante notare soprattutto certi aspetti inusuali in De Chirico.
Nell’opera Cavallo e cavaliere con frusta del 1960 il pittore rappresenta le figure secondo un’iconografia molto simile a quella dei carretti siciliani, con colori accesi e un tratto pastoso.
Ma c’è anche un De Chirico che mostra influenze impressioniste, se non un tratto impreciso simile a quello di Cézanne in questo Cavallo con drappo del 1955.
Oppure questa Bagnante databile alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso. Una figura a metà strada tra il volto della Scapigliata di Leonardo e una donna al bagno di Degas.
Mostro infine un quadro che mi ha particolarmente colpito, questa veduta di
Venezia del 1950. Qui De Chirico è irriconoscibile. Dipinge Venezia con lo sguardo che richiama il
Canaletto o il
Guardi, ma va oltre. Il campanile e gli edifici sono rappresentati con dovizia di particolari, mentre il cielo e il mare hanno un tocco decisamente impressionista. Nel complesso l’opera sembra richiamare persino Monet, ma ovviamente è altro da
Monet, è un De Chirico che applica una sua idea artistica. Ad esempio è interessante il dettaglio delle persone, rappresentate come una macchia nera e senza alcuna definizione, a contrasto con gli edifici: un effetto che potrebbe richiamare alla mente un video riprodotto in velocità.
Infine un dettaglio tecnico che emerge in questo quadro, riscontrabile solo a un attento esame. Laddove sono presenti gli edifici, il colore assume un motivo ricorrente che sembra causato dalla reazione del colore a un foglio sottostante poco ricettivo al contatto col colore. Segno forse di una sovrapposizione fotografica di riferimento su cui poi il pittore ha inserito il colore. Anche in questo caso una caratteristica indubbiamente poco nota di De Chirico.
Questa mostra si colloca nella città che fino a pochi anni fa vedeva protagonista il pittore Piero Guccione che col suo “Gruppo di Scicli” ha vitalizzato artisticamente questa parte d’Italia affacciata al Canale di Sicilia.
Giorgio De Chirico. Il sole della Metafisica
dal 18 maggio al 1 novembre 2026
MACc, Museo di Arte Contemporanea Carmine
Scicli
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