Edimburgo, fine 2012, sulla città incombe un uragano che gli scozzesi hanno battezzato Du'Palle. Terry «Gas» Lawson ha ben altro a cui pensare: fa il tassista, è sessualmente superdotato e nel tempo libero recita nei film porno del produttore Sick Boy (sì, proprio il Simon Williamson spacciatore di eroina e sfruttatore di giovani ragazze di Trainspotting). Lo scrittore è Irvine Welsh, e il romanzo è Godetevi la corsa, uscito in Italia per Guanda nel 2015. Sulla carta è satira. Fuori dalla pagina, è una domanda sulla sopravvivenza della satira quando il bersaglio diventa un'adorabile canaglia.
Inutile nasconderlo, la trama è una processione di personaggi bizzarri, affari e cazzeggio confuso. Terry passa le giornate con donne di ogni età e provenienza, convinto che l'unica cosa che conti sia godersi la corsa. Tra un cliente e l'altro, consegna droga a domicilio, supervisiona per conto di un gangster una sauna che è in realtà un bordello e fa da autista part-time a Ronnie Checker, miliardario di Atlanta e star dei reality televisivi, venuto a Edimburgo per accaparrarsi tre bottiglie di whisky costosissimo. Poi i medici gli diagnosticano un cuore debole e gli vietano il sesso: Terry ripiega sul golf, si mette a leggere romanzi classici, si riavvicina a figli e nipoti.
Terry incarna una filosofia sola: consumare l'esperienza senza preoccuparsi della destinazione. Nel romanzo questa filosofia viene spinta fino al grottesco.
L'autore che gli vuole bene
Nel 1993 Welsh esordiva con Trainspotting; Terry Lawson nasce otto anni dopo, nel 2001, in Colla (Glue). Welsh è chiaramente affezionato a Terry: lo aveva già messo accanto a Sick Boy in Porno e in qualche racconto, e stavolta gli regala addirittura il romanzo intero. E non deve condannarlo perché il libro funzioni da satira: la satira può essere ambigua. La satira non ha bisogno di indicarti da che parte stare; ha bisogno, però, di rendere percepibile che una distanza esiste.
Ora, io capisco tutto. Ho capito la critica sociale, l'ironia, il ghigno. Quello che mi lascia perplessa è il fascino di una vita costruita quasi interamente sull'esperienza immediata: sesso, soldi, corse, affari, almeno fino al divieto dei medici.
E Terry può piacere. Perché offre al lettore una fantasia di libertà dalla responsabilità: non deve rendere conto a nessuno, non deve costruire niente, non deve arrivare da nessuna parte. Per questo non è soltanto un coglione: è seducente.
Quando la satira perde la distanza
Il problema non è che Terry non venga punito ma che, a tratti, il romanzo non renda più distinguibile la distanza tra ciò che mette in scena e ciò che finisce per celebrare.
Prendi Sara-Ann: una drammaturga decisa a togliersi la vita, che Terry carica sul proprio taxi, diretta a un ponte, e di cui finisce per diventare l'amante, senza impegno. Al telefono, in uno dei momenti più bui, si lascia sfuggire:
È un periodo di merda!
Verso la fine del romanzo, Terry cede alla passione con lei pur sapendo che un rapporto sessuale lo esporrebbe a un serio problema di salute, e il romanzo tratta questa conseguenza con leggerezza. Non è tanto la scelta di Terry a interessarmi, quanto il modo in cui il romanzo la assorbe: il rischio concreto viene rapidamente ricondotto alla logica grottesca e sessuale del personaggio.
Poi c'è anche un tenero momento tra Terry e suo figlio Jason. Terry gli dice:
Sei sempre stato un omino troppo in gamba, da essere fieri di te.
E poco dopo è Jason a confessargli:
Son propio fiero di te, lo sai?
Lì il personaggio acquista una dimensione affettiva che complica ulteriormente la satira, perché mostra che il libro sa metterlo a fuoco e rende ancora più difficile dire dove finisca la presa in giro e dove cominci l'affettività.
Terry esce dal romanzo
Terry non abita più solo a Edimburgo. Lo incontri al pranzo di Natale perché è tuo cugino, nello specchio della palestra di quartiere intento a rimorchiare l'ennesima conquista di turno, nella bio di Facebook che cita audacemente Bukowski.
Il punto non è che Terry sia diventato realistico ma che alcuni comportamenti che la satira rappresenta come caricaturali possono essere riutilizzati fuori dalla satira come segni di autenticità. La satira aveva un bersaglio e ora quel bersaglio ha imparato a costruirsi la propria nicchia di pubblico. Dei fan. Il cinico diventa modello di autenticità, il nichilista diventa estetista. La domanda non è più se Welsh prenda in giro Terry, ma cosa succede quando il pubblico non percepisce più la presa in giro?
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| Edimburgo |
Ci si vede quando capita
La filosofia di Terry, portata fuori dal romanzo, non riguarda soltanto il sesso o il denaro: riguarda l'idea che ogni esperienza valga finché ci soddisfa, senza che debba necessariamente trasformarsi in qualcosa. Ed è soprattutto nelle relazioni che questa filosofia diventa riconoscibile. Perché la corsa da godersi non è più solo quella di un tassista di Edimburgo: è il modo in cui ci trattiamo a vicenda. E non parlo solo dei legami sentimentali, parlo di tutte le relazioni. Se si vuole condividere qualcosa, però, sembra quasi necessario che resti in superficie: leggero, senza peso.
La logica è semplice: si decide sul sentire del momento. Sentire troppo può far male, e il rischio emotivo può sembrare un prezzo che non vale la pena pagare. Della fragilità dei legami affettivi scriveva già Zygmunt Bauman in Amore liquido (Laterza, 2003).
Attenzione: la leggerezza non è il problema. Un rapporto leggero e consensuale è perfettamente legittimo, e chi lo sceglie non svaluta nessuno. Il problema nasce quando non si parla delle aspettative, o quando quella di uno viene fatta passare per l'unica forma possibile di relazione: così va il mondo.
E intanto può perfino sembrare più desiderabile raccontare di frequentare qualcuno, anche se quel qualcuno, a parte un paio di interessi comuni e un letto, non sa davvero chi sei, piuttosto che ammettere di non essere disposti a vivere solo nei ritagli di tempo di qualcun altro. La prima può diventare una storia da esibire. La seconda costa, perché significa dire ad alta voce che vuoi di più, e accettare il rischio che l'altro non lo voglia.
In entrambi i casi, il principio è lo stesso: tenersi il piacere dell'esperienza e lasciare fuori tutto ciò che potrebbe trasformarla in responsabilità. È la stessa fantasia di Terry: la libertà dalla responsabilità.
La corsa
Godetevi la corsa è un titolo che suona come un consiglio. Ma a leggerlo oggi sembra un'accusa: goditela, la corsa, tanto non c'è una destinazione. Godersi la corsa va benissimo. Il problema è quando la corsa è l'unica cosa che siamo disposti a offrire, o l'unica cosa che lasciamo credere di poter offrire.
Perché prima o poi il tassametro gira per tutti.
Ilaria Salvatori


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