22 ottobre 2026

Godetevi la corsa: quando la satira smette di essere finzione

Edimburgo, fine 2012, sulla città incombe un uragano che gli scozzesi hanno battezzato Du'Palle. Terry «Gas» Lawson ha ben altro a cui pensare: fa il tassista, è sessualmente superdotato e nel tempo libero recita nei film porno del produttore Sick Boy (sì, proprio il Simon Williamson spacciatore di eroina e sfruttatore di giovani ragazze di Trainspotting). Lo scrittore è Irvine Welsh, e il romanzo è Godetevi la corsa, uscito in Italia per Guanda nel 2015. Sulla carta è satira. Fuori dalla pagina, è una domanda sulla sopravvivenza della satira quando il bersaglio diventa un'adorabile canaglia.

Inutile nasconderlo, la trama è una processione di personaggi bizzarri, affari e cazzeggio confuso. Terry passa le giornate con donne di ogni età e provenienza, convinto che l'unica cosa che conti sia godersi la corsa. Tra un cliente e l'altro, consegna droga a domicilio, supervisiona per conto di un gangster una sauna che è in realtà un bordello e fa da autista part-time a Ronnie Checker, miliardario di Atlanta e star dei reality televisivi, venuto a Edimburgo per accaparrarsi tre bottiglie di whisky costosissimo. Poi i medici gli diagnosticano un cuore debole e gli vietano il sesso: Terry ripiega sul golf, si mette a leggere romanzi classici, si riavvicina a figli e nipoti.

Terry incarna una filosofia sola: consumare l'esperienza senza preoccuparsi della destinazione. Nel romanzo questa filosofia viene spinta fino al grottesco.

L'autore che gli vuole bene

Nel 1993 Welsh esordiva con Trainspotting; Terry Lawson nasce otto anni dopo, nel 2001, in Colla (Glue). Welsh è chiaramente affezionato a Terry: lo aveva già messo accanto a Sick Boy in Porno e in qualche racconto, e stavolta gli regala addirittura il romanzo intero. E non deve condannarlo perché il libro funzioni da satira: la satira può essere ambigua. La satira non ha bisogno di indicarti da che parte stare; ha bisogno, però, di rendere percepibile che una distanza esiste.

Ora, io capisco tutto. Ho capito la critica sociale, l'ironia, il ghigno. Quello che mi lascia perplessa è il fascino di una vita costruita quasi interamente sull'esperienza immediata: sesso, soldi, corse, affari, almeno fino al divieto dei medici.

E Terry può piacere. Perché offre al lettore una fantasia di libertà dalla responsabilità: non deve rendere conto a nessuno, non deve costruire niente, non deve arrivare da nessuna parte. Per questo non è soltanto un coglione: è seducente.

Quando la satira perde la distanza

Il problema non è che Terry non venga punito ma che, a tratti, il romanzo non renda più distinguibile la distanza tra ciò che mette in scena e ciò che finisce per celebrare.

Prendi Sara-Ann: una drammaturga decisa a togliersi la vita, che Terry carica sul proprio taxi, diretta a un ponte, e di cui finisce per diventare l'amante, senza impegno. Al telefono, in uno dei momenti più bui, si lascia sfuggire:

È un periodo di merda!

Verso la fine del romanzo, Terry cede alla passione con lei pur sapendo che un rapporto sessuale lo esporrebbe a un serio problema di salute, e il romanzo tratta questa conseguenza con leggerezza. Non è tanto la scelta di Terry a interessarmi, quanto il modo in cui il romanzo la assorbe: il rischio concreto viene rapidamente ricondotto alla logica grottesca e sessuale del personaggio.

Poi c'è anche un tenero momento tra Terry e suo figlio Jason. Terry gli dice:

Sei sempre stato un omino troppo in gamba, da essere fieri di te.

E poco dopo è Jason a confessargli:

Son propio fiero di te, lo sai?

Lì il personaggio acquista una dimensione affettiva che complica ulteriormente la satira, perché mostra che il libro sa metterlo a fuoco e rende ancora più difficile dire dove finisca la presa in giro e dove cominci l'affettività.

Terry esce dal romanzo

Terry non abita più solo a Edimburgo. Lo incontri al pranzo di Natale perché è tuo cugino, nello specchio della palestra di quartiere intento a rimorchiare l'ennesima conquista di turno, nella bio di Facebook che cita audacemente Bukowski.

Il punto non è che Terry sia diventato realistico ma che alcuni comportamenti che la satira rappresenta come caricaturali possono essere riutilizzati fuori dalla satira come segni di autenticità. La satira aveva un bersaglio e ora quel bersaglio ha imparato a costruirsi la propria nicchia di pubblico. Dei fan. Il cinico diventa modello di autenticità, il nichilista diventa estetista. La domanda non è più se Welsh prenda in giro Terry, ma cosa succede quando il pubblico non percepisce più la presa in giro?

Edimburgo

Ci si vede quando capita

La filosofia di Terry, portata fuori dal romanzo, non riguarda soltanto il sesso o il denaro: riguarda l'idea che ogni esperienza valga finché ci soddisfa, senza che debba necessariamente trasformarsi in qualcosa. Ed è soprattutto nelle relazioni che questa filosofia diventa riconoscibile. Perché la corsa da godersi non è più solo quella di un tassista di Edimburgo: è il modo in cui ci trattiamo a vicenda. E non parlo solo dei legami sentimentali, parlo di tutte le relazioni. Se si vuole condividere qualcosa, però, sembra quasi necessario che resti in superficie: leggero, senza peso.

La logica è semplice: si decide sul sentire del momento. Sentire troppo può far male, e il rischio emotivo può sembrare un prezzo che non vale la pena pagare. Della fragilità dei legami affettivi scriveva già Zygmunt Bauman in Amore liquido (Laterza, 2003).

Attenzione: la leggerezza non è il problema. Un rapporto leggero e consensuale è perfettamente legittimo, e chi lo sceglie non svaluta nessuno. Il problema nasce quando non si parla delle aspettative, o quando quella di uno viene fatta passare per l'unica forma possibile di relazione: così va il mondo.

E intanto può perfino sembrare più desiderabile raccontare di frequentare qualcuno, anche se quel qualcuno, a parte un paio di interessi comuni e un letto, non sa davvero chi sei, piuttosto che ammettere di non essere disposti a vivere solo nei ritagli di tempo di qualcun altro. La prima può diventare una storia da esibire. La seconda costa, perché significa dire ad alta voce che vuoi di più, e accettare il rischio che l'altro non lo voglia.

In entrambi i casi, il principio è lo stesso: tenersi il piacere dell'esperienza e lasciare fuori tutto ciò che potrebbe trasformarla in responsabilità. È la stessa fantasia di Terry: la libertà dalla responsabilità.

La corsa

Godetevi la corsa è un titolo che suona come un consiglio. Ma a leggerlo oggi sembra un'accusa: goditela, la corsa, tanto non c'è una destinazione. Godersi la corsa va benissimo. Il problema è quando la corsa è l'unica cosa che siamo disposti a offrire, o l'unica cosa che lasciamo credere di poter offrire.

Perché prima o poi il tassametro gira per tutti.

Ilaria Salvatori

Nessun commento: