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25 marzo 2021

Buon compleanno Venezia!

Venezia

Una giornalista di Elapsus omaggia la sua città.
Nata a Venezia, ho vissuto la mia città e la terraferma negli anni in cui il digitale non esisteva. Tutto era in modalità semplice e faticosa. Non c’erano i cinesi né le cineserie. Nei negozi di souvenir si vendevano solo prodotti autentici veneziani. Ricordo meravigliosi Carnevali dove era tutto vivibile, mi vestivo con due mantelli e giravo di piazza in piazza per divertirmi. Ricordo il giro degli spritz e i cicchetti veri, di cose veneziane, il primo giorno di lavoro nei palazzi veneziani, dove ho lavorato a lungo, quello che starnutiva in calle ed io che dalla finestra gli gridavo saute! (salute).
Ora vivo fuori, vicino a Treviso, che dista comunque pochi km da Venezia, e pochi minuti di treno.
Ho abitato a Vicenza, in Friuli, per lavoro mi sono spostata. Tutti posti bellissimi, ma infine, è qui vicino a lei che sono tornata, dalla mia madre senza età.

14 gennaio 2021

Il figlio mancato


A lui non importava granché, di questa idea del figlio.
Se non fosse stato per gli altri che ci tornavano sopra così spesso. E per lei, per lo sguardo che le coglieva al volo, quando inciampavano in una donna incinta, per strada: o per i sobbalzi davanti al calendario, ogni mese, al minimo ritardo della matita rossa nel cerchiare una data.
Tra loro non ne parlavano mai.
Da quando si erano sottoposti a quella serie di esami, anche un po’ umilianti, alla clinica San Fedele, e avevano accertato ciò che lui sospettava da sempre: che la sterilità era responsabilità sua, lei non c’entrava, no, perfetta. Non si erano più detti niente, non avevano più lontanamente accennato all’argomento. E tantomeno avevano cercato soluzioni d’altro tipo: terapie, interventi. La questione venne semplicemente rimossa.

22 settembre 2020

Quando si fa sera



Mi sono innamorato.
Mi sono innamorato per la prima volta, adesso. A cinquantadue anni.
Ero lontanissimo dal pensare che potesse accadermi una cosa del genere, così violenta, così improvvisa.
Mi ha squassato dentro, stravolto le giornate, ottenebrato la mente, cancellato ogni desiderio.
Perché, ovvio, il mio amore non è stato ricambiato. Mai, nemmeno per un attimo.

17 gennaio 2017

La macchina del tempo e l’equazione di Dirac

Sono nato diverso, figlio di un padre mai conosciuto, già in tenera età sperimentavo la morte, la fine e la sua dura, paradossale realtà.

Ho spesso riflettuto sull'assurdità della vita, o sarebbe meglio dire, dell'esistenza, poiché parlare di vita includendo la possibilità di una morte che ne pone fine mi è sempre apparso paradossale, quasi una dicotomia, fin da quando, all'età di otto anni circa, in bagno, davanti allo specchio, mi dissi: «Un giorno anch'io non sarò più» e ricordo che provai un terribile senso di vuoto, come se qualcuno avesse improvvisamente staccato la spina del mio cervello.

O come quando, a nove o dieci anni, nel tornare da scuola, decisi di regalare un attimo di eternità ad un'immagine banale, consueta, un'immagine che sarebbe sparita nella quotidianità del mio vivere ma che volli strappare all'oblio delle abitudini di ogni giorno. Fissai infatti una piantina che cresceva sul ciglio di un marciapiede prossimo a casa, era primavera, Marzo o Aprile e dissi a quell'immagine: «Tu non sparirai dalla mia memoria, ti ricorderò per sempre». E cosi fu, ancora oggi passando da quel luogo ricordo quella qualunque mattina e quella ancor più qualsiasi piantina e mi rivedo col mio grembiule nero e miei pesanti occhiali, la cartella a tracolla, tornare verso casa.

20 aprile 2014

Il silenzio delle cose




Madida di fumo
è la notte
con le sue onde
di buio,
sulle case cadono,
disfatte, le ore
ciascuna
col suo circolo vizioso.
Tu giaci nel riposo,
in un tramonto
di ciglia flebili
socchiuse,
e lampeggi nel tuo fioco
sogno che ti chiuse e ti piace
e d'intorno...
il silenzio delle cose.

16 febbraio 2014

Il pioggiante


pioggiante

Piove, dunque non posso andare via da qui; dunque cade acqua dal cielo e nubi basse oscurano l’orizzonte; dunque non c’è il sole, non c’è la luce e le strade sono bagnate: non posso uscire; e se non posso uscire, allora devo restare a casa e badare a me stesso: sì devo badare a me stesso, a me stesso! Ma come devo fare? Come devo fare allora se non posso uscire? Le strade si bagnano e l’acqua si accumula ai bordi in pozzanghere di sporco... Allora tutto si sporca, tutto si bagna e io non posso uscire. Devo stare dentro a guardare la pioggia cadere? E che significa che la pioggia cade? Che significa dunque? …Sciocco! Come sono sciocco! La pioggia è la pioggia, che discorsi faccio? Se cade vuol dire che deve cadere, che Dio ha deciso che oggi deve cadere la pioggia e bagnare le strade! La pioggia è normale… come sono stato sciocco a credere diversamente! La pioggia è un fenomeno d’instabilità termobarica del tempo meteorologico, dunque un fenomeno fisico. S’addensano nubi e il contatto dei fronti termobarici ne favorisce il fenomeno. La pioggia è normale, non mi devo preoccupare, foss’anche l’attribuzione di un significato metaspirituale che lo sragionare dei sensi mi porta ad attribuire. La pioggia è la pioggia, con tutte le conseguenze, le citazioni e i tempi verbali in atto: piove, sta piovendo, ha piovuto e pioverà, e se voglio aggiungo piovendo e piovente: in ciò il participio assomiglia a spiovente, proprio come i tetti delle case. Ma non sarà allora che le case sono a spiovente per la pioggia? Probabile, davvero probabile… ma io sto supponendo troppe cose, troppe attribuzioni per un fenomeno meteorologico e non metaspirituale. La pioggia è pioggia e la devo accettare come tale. Dunque resterò fermo, seduto e immobile aspettando che termini e che esca il sole. E se non ci sarà il sole basterà che non piova più per poter uscire. Le strade saranno bagnate ormai e io posso uscire solo dopo la fine della pioggia… resto immobile a guardare, guardare dalla finestra le gocce bagnare i vetri.