Picasso al Bateau-Lavoir
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Scritto da Davide Mauro   
Lunedì 22 Giugno 2009 11:00
bateau_lavoir

Nei primi anni del novecento presso il 18o arrondissement di Parigi, al 13 di place Émile-Goudeau, si poteva affittare un appartamento con appena 15 franchi al mese; era una cifra modesta, giustificata dal fatto che l’immobile in questione era privo di servizi essenziali come gas ed elettricità. Per fortuna c’era l’acqua, anche se distribuita solo al primo piano, e le pareti divisorie erano così sottili da far soffrire caldo o freddo in base alle temperature di stagione. Si aggiunga poi la fama del quartiere, Montmartre, abitato storicamente da artisti e gente umile. L’immobile in passato era stato adibito a laboratorio di pianoforti, ma nel 1889 il proprietario incaricò un architetto di restaurarlo dividendo così l’edificio in dieci appartamenti; usando le travi di legno, l’architetto creò scale e accessi che lo resero simile ad un labirinto angusto e poco funzionale: ma il proprietario voleva farci soldi così iniziò ad affittarlo…

Nel 1904 uno squattrinato Pablo Picasso fu tra i primi artisti a dimorarvi. Egli giunse da Barcellona con la concreta speranza di far fortuna in terra di Francia, si stabilì con la sua nuova fiamma Fernande Olivier, una bella ventenne di cui era innamorato. La carismatica presenza di Picasso attrasse in poco tempo molti artisti che avrebbero fatto storia. Egli infatti ebbe al suo seguito amici come il poeta Max Jacob e l’inseparabile Apollinaire. André Salmon, scrittore, si trasferì nel 1908. Quando scelse quella dimora la gente nel quartiere gli suggerì di stare molto attento: «Se si trasferisce lassù, stia attento alle persone che è meglio non frequentare. Soprattutto attento alla “banda Picasso”…» Quando giunse al Bateau-Lavoir una delle prime persone che vide fu proprio lui, il pittore catalano, intento a dipingere a piedi nudi. Fu accolto con cordialità, mostrandogli la tela su cui stava lavorando, intrattenendolo poi con altri dipinti scovati dietro le decine di tele affastellate. Fu da questo incontro che Salmon iniziò ad ammirare e a sostenere il lavoro del grande pittore. Contrariamente alle previsioni lo scrittore si trovò bene in quell’ambiente, tanto da suggerire il nome con cui fino ad oggi l’edificio viene ricordato: Bateau-Lavoir cioè “Battello-Lavatoio”, per la quotidiana presenza di panni bianchi stesi davanti le finestre, proprio come quei battelli-lavatoio lungo la Senna.

 

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Una foto scattata da Jean Cocteau con Modigliani, Picasso e Salmon nel 1916

 

La cosiddetta «Banda Picasso» era piuttosto rumorosa, spesso si radunavano la sera per cantare, ubriacandosi o leggendo poesie (nel 1909 Picasso scriverà col gesso sulla porta del suo studio «Qui è il luogo d’incontro dei poeti»), proprio come amava fare Apollinaire in modo maldestro e senza tono. Altre volte tiravano fuori dell’oppio con cui ci si inebriava per tutta la notte, ma capitava anche di intrattenersi giocando a «fare Degas»: ci si atteggiava proprio come il pittore, con un tono acido e di bassa denigrazione alle spalle degli amici. Ma c’erano anche le irresistibili e quanto mai divertenti imitazioni di Max Jacob ad animare un gruppo assai compatto e vitale. Altre sere si trasferivano presso Le cabaret des assassins, oppure Au Lapin Agile a pochi passi da casa. Poi verso la mezzanotte quando chiudevano i locali, la banda tornava a piedi lungo le stradine di Montmartre facendo baldoria lungo tutto il percorso; e Picasso, che possedeva una rivoltella che portava sempre con sé, amava segnalare il suo ritorno a casa sparando un colpo in aria che innescava le inevitabili invettive dei vicini; altre volte richiamava l’attenzione sparando un colpo al suo risveglio.

 

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Ritratto di Max Jacob eseguito da Modigliani

 

Quando Picasso dipingeva (in genere dal pomeriggio in poi, poiché si svegliava tardi al mattino) non c’era per nessuno, e se bussavano con insistenza cacciava il disturbatore a forza di insulti o persino puntandogli la rivoltella. Eppure era irresistibile vederlo dipingere, specie in estate quando girava per casa nudo a causa del gran caldo, o di notte quando usava la lampada ad olio per verificare i dettagli di un quadro. Ma le visite nel corso del tempo aumentarono notevolmente, dopo il 1907, quando dipinse Le demoiselles d’Avignon furono in tanti a voler vedere quella tela rivoluzionaria: Braque, Derain, ma anche collezionisti, critici e semplici curiosi. Per questa ragione nel 1909 il pittore non riuscì più a dipingere la sera, proprio perché c’era sempre qualche ospite da dover accogliere…

Nei primi anni di soggiorno a causa della cronica carenza di soldi, Fernande Olivier ricorreva all’escamotage di farsi lasciare le consegne davanti la porta d’ingresso, onde rinviare il pagamento: «Non posso aprire, sono nuda! Lasci i pacchetti davanti la porta!» E quando veniva un creditore la portinaia si prodigava d’avvisare: «Signor Picasso, si alzi in fretta, c’è uno che ha intenzioni serie!» Ma la povertà di quegli anni non attanagliava solo Picasso… Kees van Dongen pittore olandese, viveva al pian terreno accanto alla porta principale, in uno studio arredato da pochissimi mobili. I visitatori chiedevano sempre a lui ove fosse lo studio di Picasso, per questa ragione gli amici lo chiamavano giocosamente «il portinaio del Bateau-Lavoir». Anch’egli viveva con moglie e figlio, ricavando lo spazio per il cavalletto tra finestra, culla e tavola, ove frontalmente faceva piazzare i suoi modelli. Ma egli non frequentava molto la «banda Picasso», preferendo da sempre una certa riservatezza. Nel 1906 andò via per non tornare più, al suo posto venne il pittore Juan Gris, un giovanotto di diciannove anni anch’egli amante della riservatezza. Gris visse con pochi mobili e in perenne stato di indigenza, eppure riuscì a rimanere al Bateau-Lavoir per ben 16 anni con moglie e figlio!

 

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Ritratto di Picasso eseguito da Gris

 

Nel 1908 Picasso organizzò un banchetto in onore dell’anziano pittore soprannominato il Doganiere Rousseau. Per l’occasione fu sgomberato lo studio, messo da parte la grande tela delle Demoiselles d’Avignon e addobbate le pareti con maschere negre. Quella sera l’alcol scorse a fiumi, determinando episodi indimenticabili. Apollinaire entrando nello studio assieme al festeggiato, si accorse che la sua fidanzata Marie Laurencin ubriaca già prima della festa era inciampata in mezzo alle torte e ai pasticcini, procurandogli un’immane arrabbiatura. Ma la serata andò avanti ovviando all’inconveniente con la cucina di Fernande, così sul tardi Apollinaire si calmò recitando una poesia, proprio come fece Salmon mentre il Doganiere volle prendere il suo violino per suonare qualcosa. La festa si concluse in piena notte, costringendo gli organizzatori a trasportare il festeggiato fin casa usando un lenzuolo e poi un carro.

 

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Apollinaire ritratto dal Doganiere Rousseau ne La muse inspirant le poète del 1909

 

Al Bateau-Lavoir vissero anche Amedeo Modigliani, Costantin Brancusi, Maurice Denis e Ardengo Soffici. Ma ci fu anche un andirivieni di artisti come: Henry Matisse, Fernand Léger, Jean Cocteau, Robert Delaunay, Francis Picabia, Alexander Archipenko, Raymond Radiguet e sul finire dell’ottocento persino Paul Gauguin di ritorno dal suo primo viaggio a Tahiti. Nel 1909 con il trasferimento di Picasso e degli altri artisti a Montparnasse, il Bateau-Lavoir perse il suo fascino goliardico e decadente; poi verranno due guerre mondiali e la devastazione di un incendio nel maggio del 1970 a cancellare ogni traccia originale di quel luogo. Tre anni dopo l’edificio fu ricostruito in calcestruzzo, oggi è giustamente considerato monumento nazionale avendo contribuito alla storia dell’arte moderna.

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