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21 aprile 2022

Nel mondo sospeso del Piccolo Principe


Se il Piccolo Principe mi avesse mostrato il suo disegno n. 1: Ritratto di un boia che digerisce un elefante… avrei risposto, corrugando un po’ il sopracciglio: “È un cappello! Sì, è decisamente un cappello”. Lui mi avrebbe guardato un po’ sconsolato e si sarebbe congedato da me con le spalle leggermente ricurve, il capo chino e gli occhi delusi. Gli adulti… quelli che amano parlare di bridge, di golf, di politica e di cravatte.
Rileggo il testo, di nuovo, con la devota attenzione di chi vuole cogliere un segno; vedo le parole illuminarsi, mi succede sempre e sento le mani sudate sopra il ticchettio incerto del pc e comincio a scrivere, nella speranza che il piccolo principe possa apprezzare.

28 febbraio 2022

Padrone e cane, l’inatteso Thomas Mann

Thomas Mann
 
Dopo aver letto I Buddenbrook mi sono ripromessa di continuare a leggere Thomas Mann, uno dei massimi esponenti della letteratura tedesca. Quel romanzo del 1901, il grande romanzo che lo consacra a livello europeo, mi ha infatti a tal punto sbalordita per ricchezza di linguaggio e profondità di riflessione da non poter pensare di chiudere lì il mio rapporto con lui. Ho deciso così, incuriosita ed affascinata, di cercare qualcosa di meno noto e ho trovato questa raccolti di racconti edita da Feltrinelli e in particolare la quarta edizione, del 2018, in cui è inserito anche Padrone e cane pubblicato per la prima volta nel 1919.

17 gennaio 2022

Nella cava di Rosso Malpelo

Nel panorama verista della Sicilia di Verga, dal buio e avito ansimare della cava di rena, Rosso Malpelo, figlio di una terra intrisa di povertà e superstizioni, è stretto nella morsa di un’esistenza dominata dalla lotta per la sopravvivenza, nato per lo spasso di un destino meschino che lo ha fatto Malpelo. Ma - scopriremo leggendo - non è l’unico vinto della novella verghiana. Non c’è spazio per i deboli, né per le emozioni. La legge del più forte e l’urgenza del bisogno sono le sole realtà possibili.

18 novembre 2021

Giovanni Pascoli e i suoi “doppi”: l'epilogo del pater-puer

Primo dicembre 1907: “Il Marzocco” pubblica il Diario autunnale. Il ticchettio del tempo incombe, come la fine ansiosa di un’estate, sul poeta prostrato dalla vita e dall’alcol, unico antidoto alla tristezza di un’anima triste. Come le caotiche facce di un cubo di Rubik, gli anni si confondono lungo una cortina di vaghezza e di ricordi, sempre sotto l’incontrastato dominio della figura paterna, immobile, attonita sotto il cielo stellato e piangente di San Lorenzo. È tornato, per l’ultima volta, lungo i sentieri della memoria. È a casa. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1907, Giovannino vuole levarsi il capriccio. Decide di passare la notte nella vecchia tenuta dei Torlonia, lì dove tutto ebbe inizio, l’incipit della fine, adesso che troppe cose sono successe. Il puer, che in quei luoghi ha smesso di essere bambino, indugia sulla porta e, nell’indefinibile incalzare dell’oscurità, tra immobilità e reazione, rivede il suo nido. 

26 settembre 2021

Giovanni Pascoli e i suoi "doppi": passeggiando nel giardino della digitale purpurea (seconda parte)

È il tempo del crepuscolo. Tempo indefinito che obbedisce riverente solo alla legge della vaghezza. E di vaghezza si colorano i ricordi, come di un’alba di perla, come in una vecchia soffitta che imprigiona un vecchio album di famiglia, fatto di malinconia, polvere e sospiri. Il giardino è lì, che attende. Lui lo guarda con inevitabile sospetto: sa, per un irrazionale presagio, che la bellezza delle sue creature cela un segreto, divenuto impronunciabile, se non a patto di essere narrato attraverso il linguaggio pascoliano. 

15 settembre 2021

Giovanni Pascoli e i suoi "doppi": passeggiando nel giardino della digitale purpurea (prima parte)

Quante volte si guardò nello specchio, fissando gli occhi su quel particolare del proprio volto ormai adulto: il taglio degli occhi, la palpebra leggermente abbassata, il naso lungo, la fronte alta, i baffi, un vezzo di famiglia… cercando un segno evidente della somiglianza con il padre, eredità preziosa, dono geloso.

8 agosto 2021

«I Promessi sposi»: guida all'Italia del XXI secolo

 

Promessi sposi

Leggere il capolavoro di Alessandro Manzoni per meglio comprendere il panorama nazionale contemporaneo

25 maggio 2021

L’infinito e dintorni: per una nuova poetica leopardiana

 

Leopardi

Giacomo Leopardi, poeta del pessimismo. Un consolidato filone di esegesi letteraria, per decenni, ci ha presentato il poeta di Recanati – che in realtà, a ben analizzare, prima di essere un poeta è un filosofo – come un autore dalla marcata inclinazione pessimistica. Se dovessimo dare una rapida definizione di “pessimismo”, sicuramente diremmo, di primo acchito, che il pessimista è colui che “vede tutto nero”, che ha una percezione peggiorata e drammatica della realtà che vive e che lo circonda. La nostra riflessione di oggi si attesta su una domanda: con quali occhi Giacomo Leopardi osservò la vita? La rigorosa categorizzazione letteraria – che ha l’amaro sapore della tragedia annunciata – con la quale la poetica dello scrittore è stata imprigionata ed etichettata in “pessimismo storico”, “pessimismo cosmico” e “pessimismo eroico”, può essere considerata valida? Oppure, alla luce di un’attenta lettura delle sue opere, andrebbe de-costruita?

3 maggio 2021

C’è una forza più forte della morte e dell'Inferno

Paolo e Francesca

Osservazioni sul Canto quinto dell’Inferno. Attraverso l’infelice ed eterna storia d’amore tra Paolo e Francesca, Dante Alighieri descrive l’amore: una potenza divina capace di sopravvivere alla morte e al degrado del regno infernale

8 marzo 2021

"Eccomi" di Jonathan Safran Foer. L’importante è «essere completamente presenti»

Eccomi Jonathan Safran Foer

Pensieri sparsi sull’ultimo, grande ed imperdibile romanzo dello scrittore americano Jonathan Safran Foer

5 febbraio 2021

Pinocchio e ‘Ntoni Malavoglia: eroi problematici a confronto

All’inizio del 1881 Giovanni Verga pubblica I Malavoglia, il suo romanzo di maggior, anche se tardivo, successo. A quel tempo Carlo Collodi è già giornalista e scrittore affermato e ha da poco messo mano al suo indiscusso capolavoro, Le avventure di Pinocchio, il quale dal 7 luglio 1881 esce a puntate sul «Giornale per i bambini». Al di là della vicinanza cronologica delle due pubblicazioni, il romanzo verghiano e la fiaba collodiana possono essere accostati in quanto espressioni di quella narrativa italiana di fine Ottocento che dà voce alle inquietudini e alle aspirazioni di una nuova generazione; generazione che subisce al tempo stesso la delusione postrisorgimentale e la forza attrattiva della nascente modernità. 

21 dicembre 2020

Meraviglioso Boccaccio. Elementi carnevaleschi nel Decameron (parte II)

Boccaccio

Nella prima parte abbiamo accennato ai vari livelli di lettura del capolavoro boccacciano, notando al terzo punto la presenza e l’importanza che riveste l’anarchia tipica del carnevale in molte novelle.

15 dicembre 2020

Meraviglioso Boccaccio. Evasione, vitalità e rinnovamento (parte I)

Decameron

Ogni opera d’arte è una porta che fa accedere ad infiniti corridoi ed ognuno di questi conduce ad una destinazione diversa. Il Decameron, «cognominato prencipe Galeotto», di Giovanni Boccaccio non fa eccezione. 

14 ottobre 2019

Re biblico, gigante dantesco: Nembròt

Gustave Doré
Nembròt, Fialte e Anteo
Leggendo l’Inferno, tra i molti incontri che Dante fa lungo il cammino, due probabilmente vengono ricordati in modo particolare; due personaggi che pronunciano un’unica frase in apparenza incomprensibile e priva di significato. Il primo di essi è Pluto, figura della mitologia classica, dio greco della ricchezza, il cui celebre grido “Pape Satàn, pape Satàn aleppe!” apre il VII canto. Il secondo è Nembròt, imprigionato nel pozzo dei giganti al canto XXXI e ricorrente nella Commedia, essendo nominato anche nel Purgatorio e nel Paradiso. Egli sarà personaggio centrale per Dante, in quanto si fa portatore di due temi fondamentali per il Poeta, uno etico e l’altro linguistico.

1 aprile 2019

Il kali yuga e i suoi effetti descritti da René Guénon

Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi

Abbiamo parlato, in un precedente articolo, della differente interpretazione escatologica del tempo menzionando anche René Guénon, forse uno dei più accesi sostenitori del tradizionalismo e della critica alla società moderna. Molti dei suoi testi si riferiscono proprio agli aspetti insiti nel degrado progressivo della civiltà umana nell’epoca del cosiddetto kali yuga. Guénon ovviamente si riferisce all’interpretazione ciclica induista del tempo (vedi articolo menzionato). Tuttavia ciò che impressiona nel leggere i suoi libri sull’argomento, soprattutto in ciò che è il testo più rappresentativo ossia Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi del 1945. 
Bisogna necessariamente dire che la descrizione delle conseguenze del kali yuga, per quanto possano sembrare una mera interpretazione adatta alla cultura e alla religione induista, se rapportate alla presente situazione politica e sociale dell’Occidente, mostra un’impressionante rispondenza a ciò che avviene a tutt’oggi, ma soprattutto a ciò che si sta schiudendo nel futuro prossimo. 

27 marzo 2018

"La Fuoriuscita" di Giuseppe Lago

Giuseppe Lago

Che rapporto si instaura tra un terapeuta e una paziente? Quali dinamiche e quali problemi sorgono nel cercare di "liberare" il demone del male interiore? Sono queste alcune delle domande che ci si pone affrontando le tematiche del romanzo La Fuoriuscita. Per provare a dare qualche risposta abbiamo intervistato l'autore.

22 dicembre 2017

Il falso mito della modernità di Dante

Dante

La rapidità e la concisione dello stile piace perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee, così rapidamente succedutesi, che paiono simultanee, e fanno ondeggiar l’anima in una tale abbondanza di pensieri […]. La forza dello stile poetico, che in gran parte è tutt’uno con la rapidità, non è piacevole per altro che per questi effetti, e non consiste in altro.
Italo Calvino - Lezioni Americane
Molto spesso, imbattendosi in un qualsiasi classico della letteratura, ci si chiede quale possa essere la sua attualità il suo essere moderno in relazione ai nostri tempi, la sua capacità di dialogare con noi. Mentre dunque in alcuni casi la risposta viene eclissata per mancanza di argomentazioni,  in altri ci si sforza di trovarla a costo di sfondare il muro della banalità, sembra esattamente questo il caso della Divina Commedia.

2 novembre 2017

Il grande inquisitore ovvero l’oscura natura del potere


Quando per la prima volta lessi il capitolo de Il grande inquisitore all’interno de I fratelli Karamazov di Dostoevskij non mi resi conto della portata del testo, anzi ricordo che mi parve qualcosa di strano, tanto da non riporre l’attenzione di cui necessitava; è stato poi il suggerimento di un amico a farmi riprendere il testo, scoprendo quanto fosse pregno di sconvolgenti verità.
La leggenda del Grande inquisitore è molto citata nell’ambito della critica letteraria ma anche in ambito cattolico. In genere si sottolinea la potenza del messaggio e la forza con cui Dostoevskij esprime l’incapacità dell’uomo nel gestire l’ebrezza della libertà che gli è stata donata con la venuta di Cristo. È evidente una feroce critica all’ortodossia cattolica che in genere viene mitigata nei libri e negli articoli, ma nello stesso tempo c’è una comprensione delle sue drammatiche ragioni. Ciò porta ad un generico disinteresse verso le parti più scomode e irriverenti, forse perché ci si ostina nel leggere il testo seguendo solo un punto di vista “politicamente corretto”. La Chiesa Cattolica quindi ne esce devastata e compatita, secondo logiche che verranno man mano esposte in questo articolo.

14 aprile 2017

La lingua preletteraria latina, la forza del suono antico

Iscrizione latina
La nostra lingua, l'italiano, ha origini antiche ed è figlia di quel latino di cui ancora oggi ne usiamo spesso, inconsciamente, i termini: Curriculum, corpus, ante litteram, ad honorem, habitat; sono solo alcuni dei frammenti che la modernità, distratta, ha risparmiato. Piccole entità di un codice che nel '400 segnava il confine tra lingua dotta e volgare, tra sacro e profano e già da allora si avvertiva, nascosta, la forza onomatopeica di questa lingua. Mai come oggi, l'importanza della lingua latina definita dai più anacronistica, diviene fondamentale. Non soltanto a scopo di erudizione ma in modo ancora maggiore, per le radici del nostro essere e pensare, in un continente come quello Europeo che più di ogni altro luogo ha smarrito la propria identità.