L’ho trovato. Per caso, sul Kindle… Mai visto, mai sentito. Il titolo mi incuriosisce: Vai all’inferno, Dante! Sempre a caccia di nuovi libri adatti ai miei ragazzi, che infiammino la loro voglia di leggere (che disperazione fare la prof. di Lettere nel 2026…quando Instagram e TikTok ammiccano seducenti con i loro shorts davanti a milioni di adolescenti che, con scrollo compulsivo, immagazzinano immagini e spot verbali con grata ingordigia della società più social di sempre e le cataste di libri si accasciano moribonde sul luccichio spento degli antichi splendori). E questa (quella tra parentesi) è la premessa. La sindrome della lettrice che è in me vorrebbe, in un fantasmagorico mondo di parole che volano su unicorni, che i miei alunni provassero quella sensazione. Lo so che, almeno una volta nella vita, ha pervaso anche voi… Mia sorella Sonia, per esempio, la sentì quando, ancora nel decennio dei vent’anni, le passai L’assommoir di Zola. Io, studentessa universitaria dalla lettura internazionale ancora acerba, ero stata costretta a leggerlo per l’esame di Lingua e Letteratura francese e lo avevo divorato. Entusiasta, lo avevo raccomandato a lei. In preda a un demone non meglio identificato, mia sorella aveva vissuto quei giorni implorando il sopraggiungere delle tenebre per andare a letto con le gallinelle del pollaio di casa ed immergersi in quelle pagine un po’ ruvide e ingiallite, tipiche delle edizioni tascabili, quelle con la copertina flessibile, che alla fine, per un’eccessiva flessione, appaiono lacere come la pelle di un paio di sneakers troppo consumate. Ecco, è quella la sensazione! La mente ingombra per i troppi pensieri, le frasi più belle che vorresti memorizzare e ti sfuggono come spiritelli dispettosi, un velo di tristezza perché il libro “è già finito” ed un sorriso tra l’ebete e il soddisfatto, che ti fa venire voglia di iniziare subito un nuovo romanzo. Sì, perché di quella sensazione non puoi e non vuoi fare più a meno.
20 luglio 2026
17 aprile 2026
Da Gogol’ a Maria Castellitto, le relazioni inaspettate
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Possono due storie all’apparenza così distanti, scritte a quasi due secoli di distanza l’una dall’altra, essere in realtà molto più assimilabili e in dialogo tra loro di quanto non sembri? È probabilmente questo il caso del racconto Memorie di un pazzo scritto dall’immenso autore russo Nikolaj Gogol’ e Menodramma, romanzo scritto dalla giovanissima e promettente Maria Castellitto, che ci portano entrambi all’interno di una crisi interiore (la quale, in quanto umana, diventa a sua volta automaticamente universale).
9 aprile 2026
Il paese senza adulti: la vita non è una cosa da bambini
Bambini… Quante volte abbiamo immaginato di essere ancora bambini? Quel mondo spensierato, fatto di unicorni e zucchero filato, di arcobaleni e nuvole a forma di cuore… Che paese magnifico! Uno Stato senza violenza, un paese senza guerre e senza invidie, senza pregiudizi e senza paura, superbia o rabbia… Un paese senza adulti… L’autrice, Ondine Khayat, dotata di straordinaria sensibilità e di una penna irresistibilmente attraente, non avrebbe potuto scegliere titolo migliore. “Il paese senza adulti” assume, sotto l’urto della focalizzazione infantile, i tratti inediti di una dimensione metafisica, dove i bambini del mondo possano essere felici, sappiano ancora sorridere e sperare, quando la vita vera diventa un incubo, miliardi di incubi e il cielo è nero e le mousse al cioccolato si trasformano in fango scuro che imbratta sogni e colori.
28 marzo 2026
La letteratura russa è morta, viva la letteratura russa!
Se pensiamo alla letteratura russa pensiamo senz’altro ai grandissimi nomi del XIX secolo come Tolstoj, Dostoevskij o Gogol… se però vogliamo andare un po’ più a fondo e capire meglio i meccanismi e la relazione tra la Russia e i suoi letterati, non si può non prendere in considerazione alcuni autori che hanno scandito il ritmo della cultura russa nel periodo tra l’ascesa dell’Impero sovietico e il suo fisiologico declino…
3 marzo 2026
L'umano senza apprendistato: la Creatura di Frankenstein e Denji di Chainsaw Man
Cosa hanno in comune la Creatura di Frankenstein di Mary Shelley e Denji di Chainsaw Man di Tatsuki Fujimoto? Non la violenza, non il corpo mostruoso, non il rifiuto sociale. Quello che li accomuna è più preciso e più scomodo: nessuno dei due ha avuto un'infanzia. Entrambi vengono costruiti per servire, uno dalla scienza ottocentesca, l'altro dall'economia neoliberale giapponese, e nessuno dei due riceve gli strumenti per essere qualcosa di più di uno strumento. Questo articolo sostiene che la modernità produce, in epoche diverse, soggetti biologicamente umani ma socialmente non formati, e che la cultura li chiama mostri perché non sa dove altro collocarli.
21 gennaio 2026
La siepe Quantistica di Recanati
6 ottobre 2025
L’Anticristo di Vladimir S. Soloviev: il male ultimo come mimica seducente
Dalla Russia di fine ‘800 emerge un’opera tanto arcana quanto moderna, misteriosa nella sua potenza narrativa immaterica e, allo stesso tempo, di un pragmatismo tutto moscovita. L’autore, Vladimir Sergeevič Solov'ëv, filosofo, teologo, critico letterario e poeta, ci pone davanti a una visione-racconto su come, quando e con quali connotazioni emergerà l’ultimo Nemico dell’Uomo. Egli, osannato dalle masse, verrà accolto come Salvatore dell’intera umanità. Una Collettività ignara di aver ceduto al sommo inganno della ragione, accecata da un mare di buon senso dove però risiede un vuoto senza ritorno.
2 luglio 2025
La dipendenza come metafora di vita: un confronto tra “La scimmia sulla schiena“ di Burroughs e "Scimmia" di Finardi
Nella letteratura e nella musica, pochi simboli risultano tanto potenti quanto quello della “scimmia sulla spalla”, figura sfuggente, vischiosa, ineluttabile. È un’immagine che non si limita a rappresentare la dipendenza come condizione fisica, ma la trasfigura in stato dell’anima. In Junkie (in italiano La scimmia sulla schiena), William S. Burroughs ne fa il fulcro narrativo del suo memoir brutale e lucido sulla tossicodipendenza. Decenni dopo, in un’Italia molto diversa dall’America marginale degli anni Cinquanta, Eugenio Finardi ne raccoglie l’eco nella sua canzone La scimmia, usandola per raccontare la stessa lotta interiore, con la rabbia poetica di chi ha conosciuto il demone dell’eroina, ma ha anche intravisto una via di riscatto. Due linguaggi, due culture, un unico nodo oscuro: la scimmia sulla spalla.
7 gennaio 2025
Da Corazzini a Bukowski: il poeta malinconico definisce se stesso
15 luglio 2024
Quando Elsa Morante difese La terra trema
L’attività di critica applicata ai vari settori della cultura (cinema, pittura, musica) necessita di sguardo attento, conoscenza e grande sensibilità. Ci sono vari artisti che, nel corso della loro carriera, hanno deciso di affacciarsi a questo mondo a tratti delicato altri controverso, perché implica la necessità di una presa di posizione non sempre ben accetta da parte di chi è oggetto della critica. Molti negli anni gli scrittori e le scrittrici che, profondamente affascinati dall’universo della settima arte, hanno offerto il loro sguardo sulle pellicole al pubblico, per far sì che quest’ultimo potesse assaporare nuove opportunità di pensiero. Tra queste scrittrici è possibile annoverare il caso di Elsa Morante.
5 luglio 2024
Emmanuel Carrère, o il Regno
In Francia, uno degli scrittori più famosi, più letti e più discussi è senza dubbio Emmanuel Carrère, autore di libri che spaziano dallo yoga allo tsunami del 2004, da Philip K. Dick all’attentato al Bataclan, da un pluriomicida a luoghi sperduti della Russia. C’è una sua opera però, forse non conosciuta come le altre, che meriterebbe una più vasta eco, e i cui temi principali sono Gesù, san Paolo, i Vangeli, la morte e la fede. Questo libro è Il regno, una meravigliosa inchiesta sulle origini del Cristianesimo e una sincera analisi del proprio rapporto con quell’entità a cui abbiamo dato nome Dio.
14 dicembre 2023
Il mestiere dello scrittore: le abitudini di Murakami e il piacere di scrivere
7 novembre 2023
Anam, alter ego e pseudonimo: la scrittura e il conflitto con il proprio nome
Nella sua ultima intervista, il giornalista Tiziano Terzani (1938-2004) racconta di aver trascorso tre mesi in un Ashram, in India. Nessuno andava a chiedergli cosa pensasse del Giappone o della Cina: aveva scelto di chiamarsi Anam, che tradotto dal sanscrito significa “senza nome”, rendendosi così un perfetto sconosciuto. A proposito della vicenda, Terzani dice:
Lo trovavo bellissimo dopo una vita passata a farsi un nome non averne uno. È stato libertà, un senso di leggerezza, di reinventarsi.
27 ottobre 2023
Pasolini abbraccia il calcio
9 ottobre 2023
Una lotta contro il disamore: alla ricerca di un amore senza fine
Nell'era moderna, l'umanità si trova di fronte a una sfida sempre più complessa e pervasiva: il disamore. Questo sentimento, che affligge le vite di molte persone, è diventato una vera e propria epidemia delle relazioni umane. Il romanzo di Scott Spencer è un viaggio che parte dalla passione che sfocia in ossessione amorosa fino ad approdare per la definizione di sé, anche tramite il denaro e la posizione sociale e culturale. Il traguardo finale però, non può che essere quello del ritorno a sé stessi.
28 settembre 2023
La ricerca dell'umano nell'abisso del mondo
La nuova opera di Hanya Yanagihara usa la crudele e sfacciata realtà per parlare dell’essere umano. Lasciando da parte la staticità, l’immobilismo e una certa rigidità del passato, l’umanità raccontata fa i conti con la fragilità e, proprio grazie a questo, ritrova la speranza.
25 settembre 2023
Amore, destino e patriottismo: Dante, Beatrice e la profezia del tricolore italiano
Dante Alighieri, il padre della lingua italiana. Il poeta che, forse, è riuscito più di tutti a sfidare la minaccia più pericolosa dei secoli che trascorrono: l’oblio. Da solo, è stato ed è testimonianza della tradizione italiana nel mondo. L’uomo che ha compiuto la discesa negli inferi più famosa della storia, seguendo le orme di Omero e Virgilio. L’uomo – oltre il poeta – che ha mosso a commozione migliaia e migliaia di lettori, interessati alla sua visione di Beatrice e a quell’amore che, seppur mai davvero vissuto, ha saputo rendere così sublime e inarrivabile.
29 agosto 2023
L'uomo finito di Giovanni Papini
Sembra assurdo scrivere un’autobiografia a trentadue anni. Quali eventi si possono aver vissuto a quell’età? Può capitare però di conoscere giovani uomini la cui vita è talmente intensa da far rabbrividire un ottantenne. E non è la quantità di eventi esterni che merita di essere raccontata ma il travaglio esistenziale di queste persone. È il caso del fiorentino Giovanni Papini (1881-1956), scrittore e filosofo oggi dimenticato per via della sua adesione al Fascismo.
27 marzo 2023
L’ineguagliabile arte dell’essere donna
5 febbraio 2023
Adolescenza: l'età difficile raccontata dalla letteratura

