8 giugno 2026

"Gli anni ruggenti" di Luigi Zampa: la mostruosità dell’italiano medio

Poiché noi italiani non siamo che un popolo delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista e fascista. 

Gli anni ruggenti è una pellicola del 1962 scritta da tre delle più grandi penne della commedia all’italiana: Luigi Zampa, Ettore Scola e Ruggero Maccari. Ispirandosi a un celebre racconto di Gogol, L’ispettore generale, i tre autori, con sopraffina ironia, presero di mira le storture del regime fascista e della Prima repubblica. 

Italia, 1937

Le prime immagini sono quelle di un cinegiornale che tesse le lodi di Mussolini salutato come l’uomo promotore di una nuova età dell’oro. La sua politica di autosufficienza ha arricchito l’Italia, passata alla storia è la sua partecipazione alla trebbiatura del grano. I rapporti diplomatici con la potente Germania di Hitler e l’occupazione dell’Etiopia hanno trasformato la penisola in una vera potenza mondiale. Le immagini di parate, folle deliranti e architetture maestose testimoniano “gli anni ruggenti” che sta vivendo l’Italia. In poche parole il regime ha aiutato gli italiani a uscire dalla crisi del primo dopoguerra. 

Tra i fascisti esaltati c’è Omero, interpretato da Nino Manfredi, un agente assicurativo che non se la passa certo bene. Gli viene dato come incarico quello di recarsi in un piccolo comune pugliese per scovare nuovi clienti. Non appena mette piede nel paese viene accolto con sommi onori dal podestà e dal consiglio comunale. Tutto ciò nasce però da uno strano equivoco che Omero scoprirà verso la fine: pochi giorni prima il podestà è stato avvertito che a Gioiavallata si sarebbe recato un importante gerarca per controllare se il comune funziona a dovere secondo le direttive del capo di Governo.

Suora: Scusate, professore, il numero 7 tiene un forte mal di capo, posso dargli un cachet?
Dottore: Cos'è questo cachet?
Omero: Ehm, sono quei dischetti bianchi a forma de cappelletto. Ha visto mai per strada quello che fa la reclame?
Dottore: Già, ma si chiama cialdino!
Omero: È giusto...
Dottore: Dategli un italianissimo cialdino!

Il surreale soggiorno nel comune pugliese è una doccia fredda per l’agente assicurativo poiché, allontanandosi dai riflettori del cinegiornale, gli si rivela il disastroso – e reale – aspetto della politica mussoliniana. Un occhio attento non può fare a meno di notare che Zampa Scola e Maccari sfruttano il fascismo per mettere alla berlina lo stravizio e il malcostume italiano capace di sopravvivere nella storia per arrivare fino ai giorni nostri. 

Elvira: Povero papà, è stato sfurtunato, è sempre vissuto in provincia. Quelli come lui a Roma sai dove stanno?
Omero: A Regina Coeli!
Elvira: A Regina Coeli? E che cos'è?
Omero: Niente... un nuovo ministero...

L’informazione di regime

Le notizie dei vari giornali soddisfano una precisa volontà del Governo: mostrare ai cittadini immagini edificanti per rassicurarli che i ministri stanno facendo il proprio lavoro per garantire un futuro radioso al paese. Nei fatti l’autarchia fu un vero e proprio disastro che non arricchì affatto il popolo italiano e rese il benessere economico prerogativa solo di una classe di privilegiati. Nel comune di Gioiavallata Omero prende contatto con una realtà miserabile, poveri contadini, operai e artigiani che sopravvivono ma in condizioni estremamente pietose. Gustoso è un episodio che capita durante la parata del 28 ottobre: un povero disoccupato non sa in quale sezione mettersi e gli risponde uno che lui non dovrebbe “esistere” perché Mussolini ha garantito un lavoro a tutti. Straziante è invece la lettera finale che un pezzente consegna all’agente assicurativo: in questa supplica il dittatore che gli dia una casa con una finestra, dato che è costretto a vivere in una grotta senza luce. 

Anche nell’Italia del boom e in quella attuale il giornalismo è via via più asservito alla volontà di chi è alla guida del paese che lo sfrutta come mezzo per propagandare un benessere e un’efficienza che nei fatti non esistono. Crisi lavorativa, disoccupazione, divari abissali tra il Nord e il Sud, servizi pubblici inefficienti o inesistenti, tagli ai fondi, aumento della microcriminalità e sfiducia nelle istituzioni sono all’ordine del giorno ma l’informazione di regime ancora strombazza gioiosa e ottimista degli ottimi risultati ottenuti dal Governo in carica. 

Che schifezza. | Che schifezza. | Tutto pieno di monnezza. [parodiando la canzone Giovinezza]

La politica come interesse personale

Nulla è più logorante del potere e chi lo possiede viene a sua volta posseduto da una smania di accrescerlo. Alla fin fine nessuno è fascista convinto: il podestà e i membri del consiglio comunale hanno aderito al partito solo per ottenere prestigio, ricchezza, autorità. Il podestà ruba soldi pubblici destinati al finanziamento di infrastrutture, come l’aeroporto; stessa cosa fanno il preside e il primario. Per non parlare dei ricatti e dei favori che si fanno a vicenda per continuare a tenersi stretto il proprio posto al sole. In fin dei conti sono i primi a non credere pienamente all’ideologia del partito: non hanno consegnato l’oro e il rame alla patria, sempre per l’autarchia; non rispettano la parata del 28 ottobre; addirittura permettono la sopravvivenza di un circolo antifascista. Eclatante è il caso del segretario politico Passante che spera di non essere convocato per andare a combattere nella guerra civile spagnola. Insomma il fascismo per loro rappresenta la possibilità di avere potere e nulla più. 

Strategia della tensione, tangenti, leggi ad personam ogni mezzo in Italia è stato - ed è - necessario per conservare il potere perché la politica non ha più per obiettivo il bene comune ma quello privato. 

Facciamo a guardie e ladri! Ah, no... e le guardie dove le troviamo, qui?

L’inadeguatezza delle istituzioni

Mentre Omero intervista il podestà scopre che questo ha solo la licenza elementare: com’è possibile che una carica istituzionale ha un così basso livello d’istruzione? Questa incompetenza si riflette nell’amministrazione del comune: assenza di infrastrutture, edifici pericolanti, largo numero di poveri e disoccupati, strade dissestate e piene di buche.

Avete fatto case e strade all'Abbissinesi, e fatecele pure a noi!

Partendo dalle piccole realtà comunali, dove si trovano persone con scarsa istruzione ma essendo amici di amici ricoprono un ruolo nell’amministrazione, fino ad arrivare alle cariche istituzionali al vertice, senza titoli incapaci di formulare un pensiero coerente e che non sia sgrammaticato catturati in momenti imbarazzanti come davanti a una consolle: il Belpaese è minacciato da questi tristi figuri che accrescono la sfiducia nella politica e nelle istituzioni. 

Alla fine della pellicola si realizza che purtroppo nulla è cambiato dagli “anni ruggenti” del fascismo e del boom economico perché, a ben vedersi, la vera tragedia e pericolo è l’italiano medio così descritto egregiamente da Pier Paolo Pasolini nell’episodio La ricotta e che sopravvive tutt’ora senza vergogna, da Palazzo Madama ai social network: 

Ma lei non sa cos'è un uomo medio? È un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista.

Emmanuele Antonio Serio

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