Nel bar ci conosciamo tutti, la famiglia Tordini lo gestisce da vent’anni.
Decido di ordinare un mezzo di rosso, il figlio di Tordini, con aria smarrita, mi risponde: “Come? Cosa?” ed io a spiegare: “Portami mezzo litro di vino rosso”, comunque è tanto un bravo ragazzo, si dice sempre così!
Dall’altra parte della strada sta passando una ragazza vestita di giallo, belle gambe, però bisogna immaginarla senza tacchi, senza trucco, senza reggiseno imbottito, senza unghie finte, senza finta abbronzatura, sarebbe simile ad una zampogna. No grazie, preferisco una partita a calcetto con gli amici.
Riecheggiano nell’aria le parole di Carlo mentre racconta la sua ultima avventura con una francese in Francia, ha accompagnato i suoi nipoti a Disneyland, che avventura potrà aver avuto? Forse con Biancaneve, ma lo lascio dire magari qualcuno abboccherà.
Tordini ha la brutta abitudine di far scivolare il bicchiere sul bancone ma io sono velocissimo nell’afferrarlo, quasi come la mia Maserati quando fa i cento in pochi secondi, ha una tenuta di strada senza paragoni, invece Carlo ha comprato una Lamborghini a rate, dice che lo fa sentire più maschio. Sono d’accordo, la macchina è fondamentale: se sei vecchio ti ringiovanisce, se sei calvo ti fa crescere i capelli, se sei povero ti fa sentire ricco e se sei stupido? Cavoli, non ho mai
pensato a questa eventualità, se sei stupido rimani stupido. Ieri nel cofano aveva una leggera velatura mi sono spaventato, l’ho portata subito dal carrozziere che mi ha rassicurato dicendomi che non è niente di grave, guaribile in una settimana.
Cinque anni fa, quando conobbi mia moglie, i miei amici erano sposati ormai da anni, inconveniente che mi pesava soprattutto allo stadio o quando facevo footing al parco.
Credo di averlo fatto per noia o forse per convenienza, tutti lo facevano, ed io, per conformismo, decisi di sposarla. All’inizio andava bene, ero sempre fuori per lavoro e quando rincasavo, bastava non ascoltarla. Adesso non la sopporto più, la sera vengo al bar e ci rimango delle ore con la speranza che lei si addormenti.
E’ l’ora della rassegna stampa, dopo aver letto il giornale, puntuali arrivano le perle di saggezza di Carlo che propone le sue personali soluzioni ai problemi del giorno.
Ancora ricordo l’estate scorsa quando ci fu il picco di caldo più elevato degli ultimi cinquant’anni, iniziò imprecando sull’industrializzazione del pianeta, dando la colpa prima all’Europa e poi ai singoli Stati che non facevano delle leggi adatte a contenere l’inquinamento. Si convinse che la colpa era del buco dell’ozono e dei ghiacci che si stavano sciogliendo in Antartide, poi concluse facendo una previsione degna di uno scienziato: “Il nostro pianeta scomparirà entro i prossimi cento anni”.
Ero pronto al peggio quando lesse di un imprenditore che appiccò un incendio sulla sua barca per riscuotere il premio dell’assicurazione. L’imprenditore fu arrestato il giorno dopo, aveva commesso delle ingenuità che lo fecero uscire allo scoperto, errori imperdonabili a detta di Carlo.
Infatti, secondo lui, la prima cosa che avrebbe dovuto fare era cercarsi un alibi inattaccabile. Argomentò che la barca si poteva incendiare in molti modi purché credibili e senza lasciare indizi, ma l’ingenuità dell’imprenditore fu di aver avuto un complice, certe faccende è meglio sbrigarle da soli. Per giorni e giorni Carlo aveva spiegato con metodo scientifico come bruciare la propria barca ed incassare il premio dell’assicurazione senza farsi scoprire.
Eravamo devastati da tutta quella eloquenza non richiesta!
Nella piazza il caldo è ancora fastidioso, questi pantaloni sono troppo pesanti, dovevo optare per le bermuda azzurre anche se, non le considero all’altezza della chiacchierata del sabato sera fra amici.
Mentre bevo il mio aperitivo, Carlo sta parlando ininterrottamente da circa venti minuti, non ho ben capito l’argomento della conversazione, ma ogni tanto gli faccio un cenno d’approvazione con la testa, credo che per lui sia sufficiente. Prima o poi, dovrò rispondere in qualche modo, anche solo per fargli credere, che lo sto ascoltando.
D’altronde, se dovessi calcolare quante parole macina la bocca di un uomo in un giorno direi tremila e di queste, quante vengono ascoltate da un interlocutore qualsiasi, direi millecinquecento e su quelle millecinquecento quante sono state capite direi mille.
Di queste mille, la mente dell’interlocutore, ne scarterebbe cinquecento, perché la pensa in maniera diversa. Perciò rimarrebbero le altre cinquecento ma, basterebbe l’incontro con un’altra persona, che pronunciasse altre tremila parole, per farne dimenticare subito quattrocentonovantanove, ricordandosene solo una, che di solito, è una parolaccia.
Concludendo, se il mio calcolo fosse corretto, direi che per colpire l’attenzione di qualcuno, è preferibile stare zitti, cosa che il mio amico Carlo non farà mai.
Sono le otto e venti, ho il coprifuoco alle otto, mia moglie sarà già nervosa, saluto tutti e me ne vado, ma una voce dal bancone grida: “E il conto?” Tordini ha ragione stavo dimenticando di pagare, ma dove avrò messo il portafoglio? Forse nella Maserati, oppure l’ho lasciato nella villa al mare, o in ufficio nella giacca Armani, sta di fatto che non ho liquidi, mi è venuta un’idea lascio pagare Carlo, siamo o non siamo grandi amici!

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