Scrittori
Due racconti di Alberto Savinio
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Scritto da Alessandro Mauro   
Giovedì 03 Novembre 2011 10:50

Nel mondo c’era la Testa. Poi venne la Croce. Allora Testa e Croce si misero a giocare a testa e croce, e tutto il male viene da lì.
Alberto Savinio, Occhio n. 6

Lannunciazione_1932

Alberto Savinio, L'annunciazione, 1932, coll. priv.

 

Avevo letto di Savinio solo una cosa, la raccolta di racconti Casa «la Vita», e già avevo ammirato la sua lingua pastosa, riccioluta, insolentemente inutile. Alberto Savinio ha sempre (ingiustamente) sofferto la “sindrome del fratello famoso” («Savinio?», «si, il fratello di De Chirico»). Non lo meritava, lui che aveva ideato col fratello la Metafisica e che aveva finito per non goderne la fama indaffarato com’era ad arrischiare nuove strade e nuove forme d’espressione e forse, come si vocifera, volontariamente oscurato dal fratello, col quale ruppe ogni rapporto dopo anni di benefici traffici artistici.

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Jack Unterweger, lo scrittore serial killer
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Scritto da Davide Mauro   
Giovedì 27 Ottobre 2011 17:11

JackUnterwegerWebsite

Può la cultura redimere un criminale? E la detenzione poi riabilita davvero un individuo? Queste domande fanno parte di un dibattito che da anni divide le opinioni interne ad ogni paese: tra coloro che sostengono l'impossibilità di una “guarigione” dalla pulsione criminale e chi afferma il contrario. La vicenda di Johann Jack Unterweger sembra rappresentare proprio il condensato di questo dibattito...
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L’ebreo errante dell’amore
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Scritto da Debora Francione   
Mercoledì 22 Giugno 2011 23:03
franz-kafka2

Talora ho l'impressione che abbiamo una camera con due porte, l'una di fronte all'altra, e ognuno stringe la maniglia di una porta e basta un batter di ciglia dell'uno perché l'altro sia già dietro la sua porta e basta che il primo dica una sola parola e il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere. Egli riaprirà, sì, la porta, perché si tratta di una camera che forse non si può lasciare. Se non fosse esattamente come il secondo, il primo starebbe tranquillo, preferirebbe, in apparenza, non guardare neanche verso il secondo, metterebbe lentamente in ordine la camera, quasi fosse una camera come qualunque altra, ma invece fa esattamente la stessa cosa presso la sua porta, talvolta persino tutti e due sono di là dalle porte e la bella camera è vuota. Di qui sorgono malintesi assillanti.
Lettere a Milena, F. Kafka*

Egli è ebreo di cultura ed errante perché porta su di sé la croce della colpa della sua malvagità; nel senso di colpa egli si perde e di questo peso egli si macchia ogni volta che per suo volere erra nella malvagità di una solitudine personale che mai lo abbandona. Di questo male, di cui il mondo fuori ignora completamente l’esistenza ma di cui egli è sicuro, egli è vittima e carnefice al contempo. Nei luoghi sacri dell’amore egli si addentra per poi colpire non l’oggetto amato, bensì sé stesso. È questa colpa che cerca, è in questa colpa che incessantemente erra per perdersi o non perdersi affatto. Questa è la condizione di un uomo, Kafka, che seppe vivere attivamente nel verbo della parola scritta, muto, però, al confronto con ciò che diventava reale, con ciò che è più reale della vita: l’amore.
Manca un pezzo, un collegamento tra il mondo onirico estremamente individualizzato della condizione kafkiana e quello più tangibile e prosaico della «vita Activa» per citare la Arendt, anche lei ebrea, quella vita pratica dell’adulto che è tale perché ha abbandonato la dimensione fantastica del sogno-incubo. Secondo questa lettura Kafka dunque non avrebbe mai effettuato quel salto dalla età adolescenziale a quella adulta, restando un adulto che sogna.
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«Un mucchio di libri, un mucchio di sogni e un mucchio di fica». La vita secondo Henry Miller
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Scritto da Alessandro Mauro   
Domenica 27 Giugno 2010 11:21

Se governassi io il mondo, imporrei alle persone creative una dieta a pane ed acqua; agli ottusi darei da mangiare e da bere a sazietà. Li avvelenerei soddisfacendone i desideri. Il cibo è un veleno per lo spirito, non placa la fame. Il cibo, sia esso sessuale o d'altro genere, placa soltanto gli appetiti. La fame è tutta un'altra cosa: nulla può placarla. La fame è il barometro dell’anima.
Henry Miller, Sexus

henry_miller
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Intervista a Massimo Carlotto
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Scritto da Giuseppe Novello   
Martedì 02 Marzo 2010 20:10

massimo_carlotto

La vita di Massimo Carlotto ha dell’incredibile. A diciannove anni, militante di Lotta Continua, casualmente scopre un omicidio e denuncia il fatto ai carabinieri. Viene imputato di omicidio e condannato a 18 anni di carcere. Fugge prima in Francia e poi in Messico, e dopo tre anni di latitanza viene catturato e riportato in Italia. Dopo innumerevoli vicissitudini c’è però un lieto fine, difatti il Presidente Oscar Luigi Scalfaro gli concede la grazia. La sua carriera di scrittore inizia con la pubblicazione de Il fuggiasco che riprende a piene mani la sua esperienza di latitante. Da allora ha pubblicato moltissimi libri e ricevuto importanti premi e riconoscimenti. Attualmente rappresenta uno dei più importanti scrittori europei del genere noir.
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