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16 settembre 2009

Alla ricerca di Marcel Proust


Alla Ricerca di Marcel Proust è il titolo azzeccato di un vecchio documentario di Attilio Bertolucci, padre del regista Bernardo. In esso emerge tutto l'amore e la passione del poeta per lo scrittore francese, grazie  soprattutto alle puntuali testimonianze lasciate da personaggi come Francois Mauriac, premio Nobel per la letteratura nel 1932, il quale incontrò per due volte Proust. Daniel Halèvy, compagno di classe di Proust al Liceo Condorcet nonché storico e saggista. Georges De Lauris, aristocratico che Proust prese a modello per il personaggio di Saint-Loup. Paul Morand scrittore e diplomatico nonché amico di Giraudoux, divenne amico di Proust cui dedicharà persino un'Ode. Jean Cocteau artista eclettico con cui condivideva l'interesse per i balletti russi e le frequentazioni degli stessi ambienti mondani. Infine Celeste Albaret, la governante, la persona che più di tutte stette vicino a Marcel.

16 maggio 2014

Dalla parte di Swann - Marcel Proust

Marcel Proust

A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: «mi addormento». E, mezz'ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava; volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume; mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo, ma le riflessioni avevano preso una piega un po' particolare; mi sembrava d'essere io stesso quello di cui il libro si occupava: una chiesa, un quartetto, la rivalità di Francesco I e Carlo V. Questa convinzione sopravviveva per qualche secondo al mio risveglio; non scombussolata la mia ragione, ma premeva come un guscio sopra i miei occhi impedendogli di rendersi conto che la candela non era più accesa. Poi cominciava a diventarmi incomprensibile, come i pensieri di un'esistenza anteriore dopo la metempsicosi; l'argomento del libro si staccava da me, ero libero di pensarci o non pensarci; immediatamente recuperavo la vista e mi sbalordiva trovarmi circondato da un'oscurità che era dolce e riposante per i miei occhi ma più ancora, forse, nella mia mente, alla quale essa appariva come una cosa immotivata, inspiegabile, come qualcosa di veramente oscuro. Mi chiedevo che ora potesse essere; sentivo il fischio dei treni che, più o meno da lontano, come il canto di un uccello in una foresta, dava risalto alle distanze, descrivendomi la distesa della campagna deserta dove il viaggiatore si affretta verso la stazione più vicina, e il sentiero che percorre è destinato ad essere impresso nel suo ricordo dall'eccitazione che gli viene da luoghi nuovi e gesti non abituali, dai discorsi e dagli addii scambiati poco fa sotto una lampada straniera e che ancora lo seguono nel silenzio della notte, dalla dolcezza che si approssima del ritorno.

16 dicembre 2013

La matematica della condizione umana in letteratura


Una forma di pensiero che va oltre il linguaggio. Forse il genio sta in questo: il pensiero senza tempo. Il pensiero matematico esiste a prescindere dalle parole, non credo che il pensiero sia qualcosa di verbale, le parole sono incidentali, si può farne almeno.
(dal film Stephen Hawking, il genio della fisica)

Parto dal presupposto che la letteratura umanistica intesa come salvezza e conforto dalla condizione umana è, come la religione, sintomo di credenze irrazionali e speranze infondate. Se siete lettori facilmente suscettibili od incalliti religiosi, evitatemi. Una forma di pensiero libera dal linguaggio è certa, la matematica non mente, se così non fosse lo spaziotempo non esisterebbe, tutto ciò che vedete, aldilà del cielo ed aldiquà delle nostre cellule, non sarebbe mai esistito. Miliardi di stelle, galassie, quasar, buchi neri, esistono a prescindere dalle parole. Il nostro più ardito pensiero, così come la nostra scoreggia, sono solo rumori sordi nel silenzio dell'universo. Ora, avendovi confortato quel tanto che basta, dilaniati dal pensiero del nulla, siete pronti per addentravi in un campo tanto affascinante quanto orrendo.

27 settembre 2011

Ritratto di Robert de Montesquiou - Giovanni Boldini

Ritratto di Robert de Montesquiou

Foggia elegante, portamento da gentiluomo del demi-monde parigino, tratto preciso e moderno. Stiamo parlando del Ritratto di Robert de Montesquiou eseguito da Giovanni Boldini nel 1897. Sono gli anni della belle époque rappresentati nella sua elegante nobiltà da Boldini, pittore italiano trasferitosi a Parigi, dove farà fortuna presso i salotti della nobiltà.