Teatro
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Il teatro della verità di Marco Paolini |
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Scritto da Cristina Dipietro
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Lunedì 11 Aprile 2011 04:24 |
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Attore, regista, drammaturgo, nicchia del nostro teatro Marco Paolini, autore e interprete di un repertorio che appartiene al cosiddetto teatro civile. Il suo teatro è capace di insegnare, far ridere fino alle lacrime e commuovere fino al silenzio.
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Il teatro dei popoli primitivi |
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Scritto da Cristina Dipietro
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Mercoledì 17 Marzo 2010 09:51 |
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L’evento teatrale si basa su due elementi principali che sono l’attore e lo spettatore e più precisamente sulla relazione che li lega: la relazione teatrale. Dunque si fa coincidere il fenomeno teatrale con un genere letterario che è la drammaturgia, in quanto si considera il teatro più da un punto di vista dell’istituto sociale rinchiuso nell’ambito di un ristretto edificio: la gradinata, la massa del pubblico, uno spazio, una narrazione, gli attori. Il regista, lo scenografo e così via, tutte forme di teatro occidentale che fonda le sue origini nel teatro classico dell'Atene del V secolo a.C.
Ma in realtà il concetto di teatro può comprendere non solo gli aspetti espressivi, linguistici e culturali del fenomeno, ma anche quelli sociali e organizzativi: una grande festa collettiva. Presso molti popoli, prevalentemente presso quelli agricoli, le manifestazioni teatrali sono legate al ricorso dei cicli stagionali. Questa connessione assume un chiaro significativo rituale e propiziatorio, la rappresentazione che celebra il rinnovarsi del ciclo alla cui regolarità è legata la sopravvivenza della comunità.
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Scritto da Cristina Dipietro
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Lunedì 01 Febbraio 2010 18:40 |
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«La vita è una grande pupazzata, ognuno riceve dalla società almeno un’etichetta che non gli si addice, una pagliacciata alla quale si può sfuggire solo attraverso la scrittura ». Così definisce la vita e la società Luigi Pirandello. L’inquietudine e una solitudine a tratti disperata sono la costante dell’esistenza di Pirandello che tra il 1919 e il 1936 vive e scrive negli alberghi dei più importanti centri teatrali europei e americani; un volontario esilio, una protesta contro il mancato sostegno del fascismo e contro l'ambiente culturale e teatrale italiano («Pirandello ha un brutto carattere» sostiene il Duce). Ed è proprio in questi anni che inizia un fitto dialogo epistolare con il figlio Stefano. Una singolare simbiosi tra i due, sia parentale che letteraria, un duello epistolare in cui emerge da una parte tutto il carattere dello scrittore, dell’uomo Luigi, dall’altra la ribellione di Stefano alla conquista di uno spazio tutto suo… «per non restare un figlio, sempre figlio», «uno che è figlio di Pirandello ma che poi certo non può essere Pirandello», come egli stesso afferma.
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Grotowski: il teatro dell’effimero |
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Scritto da Cristina Dipietro
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Giovedì 24 Dicembre 2009 18:08 |
Ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte del regista teatrale polacco Jerzy Grotowski, forse l’ultimo grande riformatore della cultura teatrale, che fu così innovativa da trasformare l’idea stessa di teatro. Per il rigore della sua concezione teatrale, può essere considerato il riferimento più importante nella ricerca scientifica del secondo Novecento. Grotowski, che ha messo in discussione gli stessi presupposti della tradizione teatrale in Occidente, determinando una svolta teorica di grande importanza influenzando tutte le successive pratiche del teatro; l’evoluzione dell’approccio metodologico, il linguaggio sulla scena, il training dell’attore, il rapporto attore/pubblico, fino al superamento del concetto stesso di spettacolo in vista di una prospettiva più ampia dell’idea di performance, eliminando ogni diaframma tecnico tra attore e spettatore, riconducendo l’intera materia teatrale alla sola materia del corpo dell’attore: «l’attore fa tutto: lo scenario e il clima, il tempo e lo spazio. È la nostra idea condotta alla forma estrema di “teatro povero”».
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Se la danza s’immerge nella realtà |
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Scritto da Paolo Randazzo
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Giovedì 29 Gennaio 2009 21:28 |
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C’è un momento in cui ogni artista percepisce con chiarezza che se davvero vuol capirsi, se veramente vuol capire il suo posto nel mondo, allora deve stare in silenzio, volgersi agli altri, ascoltarli con attenzione, schierarsi, partecipare alle battaglie degli uomini, anche a quelle piccole, forse insignificanti. In fondo tutti siamo piccoli, tutti abbiamo bisogno degli altri. Arriva il momento in cui il linguaggio specifico di un’arte non basta più: si ha bisogno di sentire le parole degli altri, sentirne il suono, sentire esattamente come gli uomini si raccontano, ascoltare il dolore restando in silenzio. Ma restare in silenzio è difficile, anzi forse è il punto più alto nella maturazione di un artista: non è afasia, ma il riconoscimento del giusto valore delle cose, del tempo, degli altri, del tempo degli altri, del proprio lavoro. Un silenzio che non è distratta chiusura ma partecipazione profonda, ricerca di autenticità. C’è un momento insomma in cui ogni vero artista smette di pensare al suo lavoro in termini di quantità e vi cerca profondità di visione, concreta saggezza, serietà della comunicazione. È in uno di questi momenti che ci sembra d’aver incontrato Loris Petrillo, uno dei più interessanti coreografi della danza italiana contemporanea: Petrillo si trova in residenza a Catania nello spazio di Scenario Pubblico, ospite, da coreografo e docente, di Robertò Zappalà. Lo abbiamo incontrato.
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