Ci sono giorni in cui inizi a navigare senza sosta... ad un certo punto, ti fermi, qualcosa ti colpisce, un sito attrae la tua attenzione e sorpresa delle sorprese come ogni giorno è arrivato il momento di scoprire una cosa in più! Pochi giorni fa è andata proprio così, la mia attenzione è stata catturata dal sito della Società Dante Alighieri: una società nata nel lontano 1889 per volere di Giosuè Carducci e sostenuta da una folta schiera di intellettuali suoi allievi.
Ormai è una realtà il cambio di governo e il mutamento della situazione politica del nostro paese. Un cambio strano, curioso, una sorta di fine impero tra il grottesco e il tragico avvenuto il 12 novembre. Tra fischi, applausi, contestazioni e persino un originale orchestra di Allelujia, finisce l'esperienza del berlusconismo italiano cui più volte anche il nostro sito ha tirato in ballo.
E' di qualche giorno fa un estratto dal libro Mia lingua italiana. Per i 150 dell’unità nazionale di Gian Luigi Beccaria (Einaudi, 90 pag., 10 euro) e pubblicato sulle pagine di «La Stampa.it». Un estratto assai interessante che in poche righe riassume le caratteristiche identitarie della nostra Nazione, una Nazione non fondata sul territorio in quanto tale (si vedano le enormi differenze campaniliste) ma sull'unità linguistica. Una lingua che ha raggiunto un'ampia diffusione grazie alla letteratura del passato, a quei grandi nomi come Dante, Petrarca, Boccaccio, ma anche quella spinta proveniente dalla scuola poetica siciliana che dette forza a quella lingua "volgare" che oggi è tanto nota.
Una breve lettura che vi suggerisco di eseguire sino alla fine, ricca com'è di citazioni e spunti. Resta da leggere il libro, che certamente susciterà molto più interesse rispetto un breve estratto.
Nel vivere quotidianamente le inconcludenti vicende di casa nostra tutto ci appare ormai scontato e banale, come se certi atti o certe vicende fossero entrate nel novero dell'abitudinario. Sicché l'immagine stessa che da italiani percepiamo di noi stessi, così frustrati da un grave senso di inferiorità e sottostima, ci induce a palesare un pessimismo verso il presente e in misura maggiore verso il futuro.
La settimana scorsa sono stato in Germania per un viaggio di piacere e nel contempo per un viaggio di confronto costruttivo con una realtà a me distante. Il dialogo con gli italiani all'estero che ho avuto modo di sviluppare, prevedibilmente era incentrato sui fatti di casa nostra attraverso l'amara consapevolezza d'un perpetuo stato di arretratezza culturale. Ma ciò di cui noi stessi con nonchalance ci disinteressiamo, negli "stranieri" trova un vivo interesse specie per ciò che attiene la nostra cultura, il nostro modo d'essere e non da ultimo la "fisicità tattile e visiva" dei nostri paesaggi.
Ancor più viva è stata per me questa identificazione nel visitare il liceo di un piccolo paese della Germania dove l'italiano è una lingua conosciuta e studiata; quel giorno gli studenti leggevano Ammaniti, ma il nostro arrivo ha trasformato quell'ora di lezione in una chiacchierata (ovviamente in italiano) sulle vicende di casa nostra con ovvie domande sulle vicende politiche con tanti di ironie sugli scandali del premier. Provare a rispondere motivando le ragioni di certe nostre "bizzarrìe" acuiva interiormente un'amarezza senza fine (amarezza condivisa anche dagli stranieri appassionati dell'Italia) e un'indicibile imbarazzo.
Dagli studenti poi il confronto s'è spostato agli insegnanti tedeschi di italiano, persone attente al nostro paese e amanti di tutto ciò che riguarda l'Italia, tanto da trasmettere attraverso la nostra lingua o la nostra letteratura i tremila anni di storia che hanno influenzato il pianeta. Un amore vero, appassionato, talmente sincero da far svanire tutto d'un tratto le passate sensazioni. Così inevitabilmente mi sono chiesto se non siamo collettivamente passibili, noi italiani, di lesa maestà non amando a sufficienza ciò che il nostro passato ha prodotto: cotanta cultura, arte e bellezza di cui oggi ne dimentichiamo persino l'appartenenza.
Se davvero riuscissimo a guardare con occhio mutato ciò che disprezziamo fin troppo spesso (anche a ragione) ciò che minimizziamo per abitudine, ci accorgeremmo che questo incanto di cui siamo immersi possiede in sè un orgoglio che fin troppo spesso non riusciamo a percepire.
Siamo fin troppo abituati alle notizie negative e agli inqualificabili risultati che caratterizzano in nostro paese, da trascurare ciò di cui dobbiamo andare fieri. Proprio dalla bistrattata scienza italiana e dalle tante Università proviene il primato storico del nostro paese nella fisica. Qualche mese fa ben quattro italiani sono stati nominati alla guida di tutti e quattro i principali esperimenti dell'LHC il Large Hadron Collider, l'acceleratore più grande del mondo. Stiamo parlando di Pierluigi Campana, Fabiola Gianotti, Guido Tonelli e Paolo Giubellino rispettivamente a capo di LCHb (Large Hadron Collider beauty), ATLAS (A Toroidal Lhc ApparatuS), CMS (Compact Muon Solenoid) e ALICE (A Large Ion Collider Experiment). Dalla loro direzione potrebbero provenire importanti scoperte e chiariti aspetti fondamentali della materia su cui certamente si potrebbe sperare nel futuro anche in un Nobel italiano per la fisica.
Roberto Battiston, è uno dei capi di un folto team italiano relativo al grande rivelatore di particelle AMS 02 (Alpha Magnetic Spectrometer) che a breve verrà spedito sulla stazione spaziale e da cui si spera di comprendere meglio la natura della materia oscura, dell'antimateria e della materia strana tramite la misura dei raggi cosmici. Anche in questo caso la competenza scientifica degli italiani e ovviamente il supporto delle aziende ci mantiene leader nel settore. Peccato che in Italia si parli poco di scienza e troppo di cose futili...
Attenzione, questo sito è ottimizzato per Mozilla Firefox. Navigando con Internet Explorer 6, le pagine potrebbero subire modifiche impreviste o non essere visibili.
Elapsus è tutelato dalla licenza Creative Commons. Per ulteriori informazioni leggi il disclaimer o clicca sul logo Creative Commons.