Una delle feste più importanti per i russi è senza dubbio la festa del 9 maggio in ricordo della sofferta vittoria sul nazismo. Al di là delle parate militari, dei soldati in uniforme e delle bandiere, quei giorni sono anche un momento in cui tutta la nazione russa si riunisce sotto il segno di quella grande vittoria segnata dal coraggio dei veterani. Ecco così sfilare per le strade migliaia di anziani con medaglie al petto e un vivo ricordo di quegli anni difficili. La commozione è palpabile anche per il senso di riconoscenza che i giovani hanno verso questi veterani, coccolati dal bel gesto di un fiore consegnato per riconoscenza e da innumerevoli strette di mano. In quei giorni, poco lontano dalla piazza Rossa di Mosca, c'era anche un anziano poeta intriso di ardore letterario, declamare una poesia patriottica...
Avete mai udito e veduto Ungaretti declamare qualche sua poesia?
In virtù d’una mia ri-lettura delle poesie di Ungaretti, mi è sovvenuto il ricordo di un filmato che ebbi modo di vedere casualmente molti anni fa in tv, restandone entusiasta per forza e incisività. Il poeta declama Inno alla morte, ponendo avanti con forza tumultuante l’espressione di umanità e verità che i suoi versi testimoniano, evocando la sensazione del viaggio verso un luogo di agrezze e spigolosità.
Un filmato breve ma intenso, che di tanto in tanto amo ripassare a mente, come a voler sentire il calore d’un fiammeggiare emozioni, tramite la forza del verso, in cui la voce e l’espressione del volto del poeta, seguono la musica delle sue stesse parole che incidono nell’animo, come un punteruolo morbidi carni, dando tangibilità al segreto d’una dimensione ricordando che: hic situsluce finita.
La notte, quindi, alla fine della luce, che elimina lo spazio, restituendo spazio al silenzio. Ricordandoci di quel Segreto che il nostro essere è responsabile della comunicazione dello stesso, nonostante la poesia per Ungaretti fosse atto, forse il più alto, della vita.
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