16 marzo 2026

Quando l’algoritmo non vuole spegnersi. Mito tecnologico e responsabilità umana nell’era dell’IA

Dalle voci di una presunta “ribellione” delle macchine ai veri problemi di sicurezza e progettazione: cosa ci insegna il dibattito scientifico sul comportamento inatteso dei sistemi intelligenti

13 marzo 2026

Platone - Fedone (audiolettura)


Il Fedone è uno dei più celebri dialoghi di Platone. Nell'opera sono presenti dei dialoghi atti a sviluppare il metodo maieutico di Socrate che è anche uno dei personaggi. L'estratto in particolare parla inizialmente della morte, per cui Socrate sostiene l'immortalità dell'anima e quindi la rinascita ad altra vita, nonché il fatto che alle anime buone tocchi un premio alle cattive qualcosa di brutto.
Posto ciò Socrate espone la sua dottrina della reminescenza secondo cui il nostro apprendere non è altro che un rimembrare da un'altra vita.

9 marzo 2026

L'arte come resistenza emotiva contro l'anestesia del mondo

Spegnere le notifiche per non lasciarsi consumare dal rumore dei missili e dei comunicati gelidi non è disinteresse, ma un riflesso di autodifesa. Quando l'orrore diventa un bombardamento perenne, il rischio è di ritrovarsi anestetizzati, con il volume emotivo che si abbassa fino al silenzio. È in mezzo a questo rumore che l'arte diventa necessaria, quasi come l'aria. Non è un rifugio per scappare, ma un modo per non farsi mangiare dal cinismo e proteggere quella fragilità che ci ostiniamo a voler tenere viva.

6 marzo 2026

Divinazione algoritmica e politica dell’interpretazione: dalla tecnica del prompt alla governance del senso

Tra curve probabilistiche e paesaggi accidentati, la conoscenza algoritmica promette orientamento, ma impone responsabilità critica nell’attraversare l’incertezza.

3 marzo 2026

L'umano senza apprendistato: la Creatura di Frankenstein e Denji di Chainsaw Man

Cosa hanno in comune la Creatura di Frankenstein di Mary Shelley e Denji di Chainsaw Man di Tatsuki Fujimoto? Non la violenza, non il corpo mostruoso, non il rifiuto sociale. Quello che li accomuna è più preciso e più scomodo: nessuno dei due ha avuto un'infanzia. Entrambi vengono costruiti per servire, uno dalla scienza ottocentesca, l'altro dall'economia neoliberale giapponese, e nessuno dei due riceve gli strumenti per essere qualcosa di più di uno strumento. Questo articolo sostiene che la modernità produce, in epoche diverse, soggetti biologicamente umani ma socialmente non formati, e che la cultura li chiama mostri perché non sa dove altro collocarli.

28 febbraio 2026

La forma della modernità: essere moderni in un mondo contemporaneo


Immaginare la storia come una lunga linea di progresso, costantemente in crescita ed inarrestabile, è stato uno degli errori di metodo più lampanti dei grandi pensatori del XIX secolo. “Non sempre ciò che viene dopo è progresso” tuonava Alessandro Manzoni, con parole lapidarie, utili però a calarci all’interno di una realtà sempre più complessa di come ci appare.
Fin dai primi anni di scuola siamo stati abituati a separare la storia secondo delle epoche temporali ben definite: prima l’antichità, poi il medioevo, la modernità ed infine la nostra età contemporanea. Una divisione che appare, soprattuto agli occhi di del lettore poco consapevole, assai riduttiva, e spesso ricettacolo di profondi fraintendimenti: non esistono cesure nette nella storia, ma solo delle convenzioni. Nel 476 un cittadino della penisola italica non smise di chiamarsi romano credendo di essere ormai un uomo del Medioevo. Sembrerà una banalizzazione eccessiva, ma non esiste materia più fraintesa della storia.

25 febbraio 2026

L’inquilino della 237: Kubrik, Polanski e l'orroroso eterno ritorno del male

Due film, due luoghi isolati, due protagonisti vittime della pazzia e del male che si ripete sempre uguale a se stesso

22 febbraio 2026

“La necessità del segno”. Simona Carbone (Blacksy)

Nel lavoro di Blacksy l’arte non è mai semplice rappresentazione, ma un processo di interrogazione profonda sull’esistenza. Non si limita a mostrare, ma attraversa; non descrive, ma interroga. La sua ricerca si muove lungo un territorio sospeso tra intimità e universalità, dove l’esperienza individuale si trasforma in linguaggio condiviso e la materia si carica di significati simbolici, diventando corpo sensibile del pensiero.

20 febbraio 2026

Il monumento a Enzo Maiorca: quando i criteri e l’interpretazione dell’arte pubblica manifestano il declino culturale di un paese


La scelta di erigere un monumento è un elemento importante per una città. Un busto, una statua o appunto un monumento, oltre a celebrare un evento o una persona illustre imprimono un fattore culturale di grande portata se saputo costruire e collocare. Pertanto quando la scelta del monumento, sotto il profilo artistico e urbanistico è azzeccata, determina un immediato fattore di identificazione per la cittadinanza che lo elegge a simbolo. Un esempio che sovviene subito è quello del monumento a Giordano Bruno a Campo de’ fiori, a Roma ossia nel luogo in cui venne arso dal Sant’Uffizio nel 1600. La forza espressiva della statua, la posizione e il punto esatto di collocazione, ne fanno un potente simbolo che caratterizza la piazza e la personalità storica rappresentata.
La città di Siracusa ha deciso di dedicare un monumento alla memoria dell’apneista Enzo Maiorca, più volte detentore del record mondiale di immersione. Una scelta condivisibile, quella dell’Amministrazione locale, che per l’occasione ha predisposto un bando pubblico per stabilire a chi affidare l’opera. Nel dicembre 2025 è stato reso noto il vincitore, ossia l’artista veneto Tiziano Favaretto. Ma l’opera vincitrice, per le caratteristiche formali, estetiche e contenutistiche desta diversi dubbi in merito alla qualità dell’opera stessa e al criterio di selezione. Dubbi che raccontano molto di come oggi viene interpretata dalle collettività locali e non, questo importante aspetto culturale.

19 febbraio 2026

Dai roghi alla censura: storia di un lungo medioevo

La tecnica della stampa fu inventata nella seconda metà del Quattrocento a Magonza. Danke, Herr Gutenberg! Ne conseguì che la meccanizzazione della produzione di testi scritti (non solo libri) rese molto più rapida la diffusione del sapere. Poteva mai la Chiesa, specie in quel periodo denso di oscurantismo, starsene a guardare? Certo che no. Il Vaticano decise di elaborare al più presto nuove forme di controllo. Detto, fatto: nel 1559 papa Paolo IV, non a caso passato alla storia come il Papa Inquisitore, poco prima di morire il 18 agosto, come ultima e decisiva volontà firmò il famigerato Index librorum prohibitorum, da allora in poi aggiornato periodicamente (si contano una ventina di aggiornamenti ufficiali) fino al Novecento, quando la Congregazione per la dottrina della fede decise di sopprimerlo definitivamente il 4 febbraio del 1966. Tecnicamente l'Index fu abrogato nel contesto delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, sotto papa Paolo VI.

16 febbraio 2026

Il 7 ottobre somiglia troppo a un'operazione sotto falsa bandiera


Dalla fatidica data del 7 ottobre 2023 in Palestina si sono aperti i cancelli dell’orrore. Con l’assalto di Hamas alle colonie israeliane, è iniziato un duro assedio alla Striscia di Gaza con lo scopo di eradicare Hamas, secondo le dichiarazioni ufficiali di Israele. Le azioni seguite sono state il bombardamento e la demolizione degli edifici della Striscia, la distruzione di tutte le strutture, degli ospedali e l’induzione volontaria della carestia.
Nei primi mesi questa reazione veniva considerata dai media e dalla politica occidentale come legittima difesa, seppur spropositata, nei termini di forza e efferatezza. Tuttavia col prolungarsi della guerra l’impressione di alcuni analisti è divenuta certezza, ossia quella di voler conquistare la Striscia cacciando i palestinesi per annetterla. Questa strategia israeliana sembrerebbe essere nata a causa delle circostanze e stimolata dal sentimento prodotto dall’assalto alle colonie. Vi sono però molteplici elementi, a tutt’oggi scarsamente indagati dai media, ma soprattutto dalla magistratura israeliana, che ricondurrebbero alla volontà pianificata di giungere a tutto ciò.

12 febbraio 2026

Intervista a Giuseppina Irene Groccia


Giuseppina Irene Groccia è un'artista, graphic designer, giornalista e direttrice del blog L’ArteCheMiPiace e del magazine ContempoArte, che oltre al territorio italiano è presente anche a Dubai. Collabora con Elapsus e molte altre riviste, mantenendo sempre alta l'attenzione sul mondo dell'arte e sulla valorizzazione degli artisti. Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all'estero. Le sue opere sono entrate a far parte di collezionisti privati e gallerie. Ha anche pubblicato due libri fotografici con le sue opere. Tutti questi elementi ci hanno spinto a voler conoscere meglio le sue idee e i suoi progetti.

9 febbraio 2026

Il critico d’arte ha ancora senso oggi?

Nel secolo scorso il critico d’arte insieme al gallerista erano le due figure chiave su cui si reggeva il sistema dell’arte per relazionare pubblico e artisti. In un panorama di interessi quanto mai variegato ma effervescente il critico d’arte si ergeva per la sua capacità di proiettare la sua luce sapienziale su questo o quell’artista così da orientare gli interessi dei collezionisti se non addirittura di indirizzare le mode.

4 febbraio 2026

La profezia di Gershom Scholem: "Verrà il giorno in cui la lingua si rivolterà contro coloro che la parlano."


Gershom Scholem è un eminente filosofo, teologo e studioso della mistica e della cabala. E’ una figura di riferimento della cultura ebraica nonché del sionismo. Un aspetto poco noto della sua vita riguarda una critica, fatta tramite lettera al filosofo Franz Rosenzweig, in merito all’ipotesi dell’utilizzo dell’ebraico nel futuro Stato di Israele. Questa lettera venne ritrovata tra le carte di Scholem nel marzo 1985 ma risale esattamente a un secolo fa. Qui la pubblichiamo tradotta integralmente dalla versione inglese, mentre la versione originale era scritta in tedesco.
Nella lettera Scholem avverte che l’ebraico essendo la lingua della Torah e di altri testi religiosi va preservata e non sminuita. Utilizzarla come una lingua d’uso quotidiano equivale a non rispettarne il grande potere da essa contenuto. Egli afferma quindi, sulla base delle sue conoscenze esoteriche, che questo uso non idoneo potrebbe portare a grandi sventure per coloro che la parlano perché tale potere, insito nella lingua, potrebbe presto rivolgersi contro.

31 gennaio 2026

Il pensiero sta diventando un bene di lusso

Questo è il titolo di un illuminante articolo sul «New York Times» del 28 luglio che in inglese suona Thinking Is Becoming a Luxury Good, della giornalista britannica Mary Harrington. Nel testo si riflette sul fatto che lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, di Internet, dei Social Media e dello stile di vita attuale, stiano già creando una vistosa cesura tra chi sarà in grado di riflettere e chi non avrà più le capacità cognitive minime per farlo. Prevedibilmente tutto ciò porterà a una società di pochi soggetti dominanti e una moltitudine di dominati inconsapevoli, inconsapevoli perché incapaci di comprendere, di studiare, di approfondire argomenti e quindi di comprendere la realtà.

27 gennaio 2026

Il giornalismo nell’era dell’intelligenza artificiale: quando il problema non è scrivere, ma farsi trovare

Perché l’intelligenza artificiale non sta sostituendo i giornalisti, ma sta riscrivendo le regole dell’accesso, della visibilità e del potere informativo

24 gennaio 2026

L’arte può sopravvivere al suo creatore? Il caso Van Gogh “non” insegna.

Il desiderio malcelato di molti artisti, scrittori, musicisti... è di essere ricordati dopo la morte. In altre parole che le opere sopravvivano nel tempo ai loro creatori. D’altra parte chi realizza qualcosa che abbia dignità artistica intende lasciare un segno che, per non essere effimero, dovrebbe resistere alle mode così come alle ingiurie del tempo.

21 gennaio 2026

La siepe Quantistica di Recanati


21 anni. Solo ventuno anni. Ha ventuno anni il ragazzo che osserva fuori dalla finestra della sua camera. Il paesaggio bucolico dà su un monte dal nome ‘Tabor’.
Ha la schiena ricurva, è triste e solo. Solo pochi giorni prima aveva provato a scappare da quella casa trasformata in prigione. Ma il suo tentativo di evadere è fallito.
Così guarda quel paesaggio, sotto il cielo di una periferia dello Stato Pontificio, Recanati, immaginando di trovarsi altrove: nelle corti di Milano, nella città di Pisa, a Roma a contatto con amici e grandi intellettuali del tempo.

19 gennaio 2026

Il cinema secondo Virginia Woolf

Ci sono diverse chiavi di lettura per analizzare il cinema, la sua storia, la sua evoluzione. Ci si può soffermare su aspetti tecnici e formali oppure sui suoi contenuti, sui messaggi che negli anni ha veicolato. C’è anche la possibilità di affidarsi allo sguardo di chi, pur non facendo direttamente cinema in prima persona, è comunque parte integrante del mondo della cultura del Novecento. Per questa ragione, può essere molto interessante approfondire il punto di vista che una delle scrittrici più note e popolari della modernità ci ha consegnato sulla settima arte, Virginia Woolf.

16 gennaio 2026

La disobbediente: da “Susanna” a “Giuditta”, viaggio nell'anima di Artemisia

Quanto è sottile la linea di demarcazione tra curiosità e genialità? E tra trasgressione e modernità? Tutto sommato, potremmo semplicemente constatare che La disobbediente di Elizabeth Fremantle è una sorta di rivalsa, la vicenda nel complesso trionfante di una donna nata in un tempo reo e rea di essere donna, un femminismo ante litteram, che ci condurrebbe inevitabilmente lungo sentieri affascinanti, popolati da altre eroine del passato, creature letterarie, inventate e reali, dimenticate o rinomate. Ma la storia di Artemisia Gentileschi è molto di più. È la storia di una donna brillante, arguta, talentuosa, che ha percorso la scia prodigiosa dell’arte, amata e odiata, denigrata e gloriata, per secoli dimenticata e poi ritrovata.