27 aprile 2026

Il fantasma nell’interfaccia

Dal floppy disk all’intelligenza artificiale, le tecnologie non spariscono: cambiano forma e continuano a governare i nostri gesti.

20 aprile 2026

Le due facce dell’entropia. Perché il futuro dell’intelligenza artificiale si gioca tra energia e informazione

Tra fisica e informazione, una riflessione sull’AI come equilibrio tra energia, incertezza e conoscenza.  

17 aprile 2026

Da Gogol’ a Maria Castellitto, le relazioni inaspettate

Possono due storie all’apparenza così distanti, scritte a quasi due secoli di distanza l’una dall’altra, essere in realtà molto più assimilabili e in dialogo tra loro di quanto non sembri? È probabilmente questo il caso del racconto Memorie di un pazzo scritto dall’immenso autore russo Nikolaj Gogol’ e Menodramma, romanzo scritto dalla giovanissima e promettente Maria Castellitto, che ci portano entrambi all’interno di una crisi interiore (la quale, in quanto umana, diventa a sua volta automaticamente universale).

13 aprile 2026

Lo specchio e la finestra. Scrivere nell'era dell'intelligenza artificiale

Cosa succede quando si delega la scrittura all’intelligenza artificiale? Il dibattito sul suo utilizzo è polarizzato: chi la rifiuta e chi la considera un supporto lecito per l’attività creativa. Come per qualsiasi strumento, il punto non è soltanto la qualità del prodotto, ma cosa accade a chi smette di scrivere. Quello che rischiamo di perdere va oltre il testo. È il modo in cui, scrivendolo, chiariamo il nostro stesso pensiero.

9 aprile 2026

Il paese senza adulti: la vita non è una cosa da bambini

Bambini… Quante volte abbiamo immaginato di essere ancora bambini? Quel mondo spensierato, fatto di unicorni e zucchero filato, di arcobaleni e nuvole a forma di cuore… Che paese magnifico! Uno Stato senza violenza, un paese senza guerre e senza invidie, senza pregiudizi e senza paura, superbia o rabbia… Un paese senza adulti… L’autrice, Ondine Khayat, dotata di straordinaria sensibilità e di una penna irresistibilmente attraente, non avrebbe potuto scegliere titolo migliore. “Il paese senza adulti” assume, sotto l’urto della focalizzazione infantile, i tratti inediti di una dimensione metafisica, dove i bambini del mondo possano essere felici, sappiano ancora sorridere e sperare, quando la vita vera diventa un incubo, miliardi di incubi e il cielo è nero e le mousse al cioccolato si trasformano in fango scuro che imbratta sogni e colori. 

6 aprile 2026

Italia cannibale: dal pulp alla scena horrorcore romana

(O di come abbiamo imparato a smettere di preoccuparci e ad amare la carneficina letteraria)

3 aprile 2026

Walter Siti e il Bene della letteratura

Per lavoro mi capita di dover scrivere o correggere delle frasi motivazionali. Quelle frasi che danno un messaggio positivo, che devono stare bene un po’ dappertutto: su un calendario, su un’agenda, su un quaderno. “Anche i piccoli passi contano”; “il momento giusto è quello in cui inizi”, eccetera. Sono per lo più frasi banali, e va benissimo così: un calendario motivazionale non è Delitto e castigo, e nessuno pretende che lo sia. Il problema comincia quando quei toni, quella pretesa morale, entrano nella letteratura; quando questa diventa un oggetto pensato per rassicurare, per includere, per confermare o, e forse è la cosa più grave, per educare al Bene. Walter Siti parla anche di questo nel suo bel pamphlet Contro l’impegno. Riflessioni sul Bene in letteratura (Rizzoli, 2021). 

31 marzo 2026

Nulla è più politico di un corpo: l’anti-Umanesimo di Fulci e Pasolini


Pier Paolo Pasolini e Lucio Fulci. Lo slancio vitale e le pulsioni di morte. Il sesso e la violenza estrema. L’intelletto e la pancia. Mai due autori furono così agli antipodi – nonostante Pasolini sia stato, non volutamente, fonte di ispirazione per numerosi filmacci d’exploitation. Dicevamo, due artisti così diversi ma allo stesso tempo simili nei contenuti poiché posero al centro del proprio discorso poetico la carne.
Le loro pellicole – la Trilogia della vita di Pasolini e la Trilogia della morte di Fulci – si muovono lungo una dimensione terrena nella quale il corpo umano si carica di un messaggio artistico e politico.

28 marzo 2026

La letteratura russa è morta, viva la letteratura russa!

Se pensiamo alla letteratura russa pensiamo senz’altro ai grandissimi nomi del XIX secolo come Tolstoj, Dostoevskij o Gogol… se però vogliamo andare un po’ più a fondo e capire meglio i meccanismi e la relazione tra la Russia e i suoi letterati, non si può non prendere in considerazione alcuni autori che hanno scandito il ritmo della cultura russa nel periodo tra l’ascesa dell’Impero sovietico e il suo fisiologico declino…

19 marzo 2026

La virtù della costanza nell’epica rinascimentale: Il Costante di Francesco Bolognetti

Nel panorama della letteratura italiana del Cinquecento esistono opere che, pur nate con ambizioni elevate, sono progressivamente scomparse dalla memoria culturale. Tra queste si colloca Il Costante, poema epico composto da Francesco Bolognetti, autore bolognese attivo nella seconda metà del XVI secolo. L’opera, strutturata in sedici libri e scritta in ottave, rappresenta uno dei tentativi più significativi di rinnovare l’epica italiana dopo il successo travolgente dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Attraverso la figura di un eroe fedele fino al sacrificio, Bolognetti costruisce una narrazione che riflette profondamente sulle virtù morali e civili celebrate dall’umanesimo rinascimentale. Sebbene oggi il poema sia quasi dimenticato, la sua lettura permette di comprendere meglio le tensioni culturali e letterarie di un’epoca che cercava nuovi modelli per l’epica moderna.

16 marzo 2026

Quando l’algoritmo non vuole spegnersi. Mito tecnologico e responsabilità umana nell’era dell’IA

Dalle voci di una presunta “ribellione” delle macchine ai veri problemi di sicurezza e progettazione: cosa ci insegna il dibattito scientifico sul comportamento inatteso dei sistemi intelligenti

13 marzo 2026

Platone - Fedone (audiolettura)


Il Fedone è uno dei più celebri dialoghi di Platone. Nell'opera sono presenti dei dialoghi atti a sviluppare il metodo maieutico di Socrate che è anche uno dei personaggi. L'estratto in particolare parla inizialmente della morte, per cui Socrate sostiene l'immortalità dell'anima e quindi la rinascita ad altra vita, nonché il fatto che alle anime buone tocchi un premio alle cattive qualcosa di brutto.
Posto ciò Socrate espone la sua dottrina della reminescenza secondo cui il nostro apprendere non è altro che un rimembrare da un'altra vita.

9 marzo 2026

L'arte come resistenza emotiva contro l'anestesia del mondo

Spegnere le notifiche per non lasciarsi consumare dal rumore dei missili e dei comunicati gelidi non è disinteresse, ma un riflesso di autodifesa. Quando l'orrore diventa un bombardamento perenne, il rischio è di ritrovarsi anestetizzati, con il volume emotivo che si abbassa fino al silenzio. È in mezzo a questo rumore che l'arte diventa necessaria, quasi come l'aria. Non è un rifugio per scappare, ma un modo per non farsi mangiare dal cinismo e proteggere quella fragilità che ci ostiniamo a voler tenere viva.

6 marzo 2026

Divinazione algoritmica e politica dell’interpretazione: dalla tecnica del prompt alla governance del senso

Tra curve probabilistiche e paesaggi accidentati, la conoscenza algoritmica promette orientamento, ma impone responsabilità critica nell’attraversare l’incertezza.

3 marzo 2026

L'umano senza apprendistato: la Creatura di Frankenstein e Denji di Chainsaw Man

Cosa hanno in comune la Creatura di Frankenstein di Mary Shelley e Denji di Chainsaw Man di Tatsuki Fujimoto? Non la violenza, non il corpo mostruoso, non il rifiuto sociale. Quello che li accomuna è più preciso e più scomodo: nessuno dei due ha avuto un'infanzia. Entrambi vengono costruiti per servire, uno dalla scienza ottocentesca, l'altro dall'economia neoliberale giapponese, e nessuno dei due riceve gli strumenti per essere qualcosa di più di uno strumento. Questo articolo sostiene che la modernità produce, in epoche diverse, soggetti biologicamente umani ma socialmente non formati, e che la cultura li chiama mostri perché non sa dove altro collocarli.

28 febbraio 2026

La forma della modernità: essere moderni in un mondo contemporaneo


Immaginare la storia come una lunga linea di progresso, costantemente in crescita ed inarrestabile, è stato uno degli errori di metodo più lampanti dei grandi pensatori del XIX secolo. “Non sempre ciò che viene dopo è progresso” tuonava Alessandro Manzoni, con parole lapidarie, utili però a calarci all’interno di una realtà sempre più complessa di come ci appare.
Fin dai primi anni di scuola siamo stati abituati a separare la storia secondo delle epoche temporali ben definite: prima l’antichità, poi il medioevo, la modernità ed infine la nostra età contemporanea. Una divisione che appare, soprattuto agli occhi di del lettore poco consapevole, assai riduttiva, e spesso ricettacolo di profondi fraintendimenti: non esistono cesure nette nella storia, ma solo delle convenzioni. Nel 476 un cittadino della penisola italica non smise di chiamarsi romano credendo di essere ormai un uomo del Medioevo. Sembrerà una banalizzazione eccessiva, ma non esiste materia più fraintesa della storia.

25 febbraio 2026

L’inquilino della 237: Kubrik, Polanski e l'orroroso eterno ritorno del male

Due film, due luoghi isolati, due protagonisti vittime della pazzia e del male che si ripete sempre uguale a se stesso

22 febbraio 2026

“La necessità del segno”. Simona Carbone (Blacksy)

Nel lavoro di Blacksy l’arte non è mai semplice rappresentazione, ma un processo di interrogazione profonda sull’esistenza. Non si limita a mostrare, ma attraversa; non descrive, ma interroga. La sua ricerca si muove lungo un territorio sospeso tra intimità e universalità, dove l’esperienza individuale si trasforma in linguaggio condiviso e la materia si carica di significati simbolici, diventando corpo sensibile del pensiero.

20 febbraio 2026

Il monumento a Enzo Maiorca: quando i criteri e l’interpretazione dell’arte pubblica manifestano il declino culturale di un paese


La scelta di erigere un monumento è un elemento importante per una città. Un busto, una statua o appunto un monumento, oltre a celebrare un evento o una persona illustre imprimono un fattore culturale di grande portata se saputo costruire e collocare. Pertanto quando la scelta del monumento, sotto il profilo artistico e urbanistico è azzeccata, determina un immediato fattore di identificazione per la cittadinanza che lo elegge a simbolo. Un esempio che sovviene subito è quello del monumento a Giordano Bruno a Campo de’ fiori, a Roma ossia nel luogo in cui venne arso dal Sant’Uffizio nel 1600. La forza espressiva della statua, la posizione e il punto esatto di collocazione, ne fanno un potente simbolo che caratterizza la piazza e la personalità storica rappresentata.
La città di Siracusa ha deciso di dedicare un monumento alla memoria dell’apneista Enzo Maiorca, più volte detentore del record mondiale di immersione. Una scelta condivisibile, quella dell’Amministrazione locale, che per l’occasione ha predisposto un bando pubblico per stabilire a chi affidare l’opera. Nel dicembre 2025 è stato reso noto il vincitore, ossia l’artista veneto Tiziano Favaretto. Ma l’opera vincitrice, per le caratteristiche formali, estetiche e contenutistiche desta diversi dubbi in merito alla qualità dell’opera stessa e al criterio di selezione. Dubbi che raccontano molto di come oggi viene interpretata dalle collettività locali e non, questo importante aspetto culturale.

19 febbraio 2026

Dai roghi alla censura: storia di un lungo medioevo

La tecnica della stampa fu inventata nella seconda metà del Quattrocento a Magonza. Danke, Herr Gutenberg! Ne conseguì che la meccanizzazione della produzione di testi scritti (non solo libri) rese molto più rapida la diffusione del sapere. Poteva mai la Chiesa, specie in quel periodo denso di oscurantismo, starsene a guardare? Certo che no. Il Vaticano decise di elaborare al più presto nuove forme di controllo. Detto, fatto: nel 1559 papa Paolo IV, non a caso passato alla storia come il Papa Inquisitore, poco prima di morire il 18 agosto, come ultima e decisiva volontà firmò il famigerato Index librorum prohibitorum, da allora in poi aggiornato periodicamente (si contano una ventina di aggiornamenti ufficiali) fino al Novecento, quando la Congregazione per la dottrina della fede decise di sopprimerlo definitivamente il 4 febbraio del 1966. Tecnicamente l'Index fu abrogato nel contesto delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, sotto papa Paolo VI.